di
Greta Privitera
Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: «Gli Usa hanno lanciato un missile su una scuola. Abbiamo chiesto ai nostri vicini di non permettere all’America di abusare del loro territorio. Mahsa Amini? Washington pensi a Epstein»
Esmail Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo giorni di attesa, risponde da Teheran. «Ho dieci minuti», dice. Rimane al telefono per quasi un’ora.
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Cosa succede in Iran?
«Un’aggressione vergognosa condotta da due regimi dotati di armi nucleari. Avevamo appena concluso il terzo round di negoziati sul nucleare a Ginevra e concordato quello successivo, e improvvisamente hanno attaccato».
Non ve lo aspettavate?
«Eravamo in allerta che si ripetesse quello che è successo a giugno. Ma abbiamo deciso di impegnarci di nuovo e, per la seconda volta in nove mesi, hanno tradito il processo diplomatico. Hanno fatto una strage a Minab».
Fonti americane ammettono che è colpa degli Usa per un «errore di mira».
«Hanno usato due Tomahawk. Lo scopo era solo quello di garantire il massimo delle vittime. Hanno ucciso circa 170 persone innocenti, moltissimi bambini. Siamo felici che Giorgia Meloni abbia condannato l’attacco».
La scuola era vicina a una base dei pasdaran, conferma?
«Hanno preso di mira ospedali, scuole, stadi, la Mezzaluna Rossa. Giustificano gli obiettivi dicendo che sono vicini a basi militari».
A gennaio Trump ha minacciato un intervento per aiutare i manifestanti uccisi nelle proteste.
«A lui non interessano né i diritti umani, né gli iraniani. All’inizio le proteste erano pacifiche, poi, dopo la retorica interventista americana, alcuni infiltrati e terroristi si sono dati da fare per far salire il numero dei morti. Hanno ucciso almeno 200 agenti di polizia. Prima hanno detto che l’Iran ha ucciso 100.000 persone. Poi 60.000. Sapete qual è il numero? È 3.170».
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Abbiamo parlato con persone in Iran che ci hanno raccontato della repressione. Abbiamo visto cadaveri impilati sui marciapiedi.
«L’Iran è oggetto di uno stereotipo negativo dal 1979 perché abbiamo rovesciato una dittatura sostenuta da Usa e Occidente. Guardate le strade dell’Iran oggi, come la gente sostiene il governo. Il nostro sistema è il prodotto di una rivoluzione popolare».
Un sistema che molti giovani rifiutano. Possono?
«La nostra è una società dinamica e libera».
Le donne sono costrette al velo. Siamo in contatto con molte iraniane che raccontano storie terribili.
«Non è così, molti stranieri pensano che le iraniane indossino il burqa. Le donne sono libere. Abbiamo le nostre tradizioni che non vengono imposte. Le ragazze stanno esplorando nuovi modi di proiettare la loro libertà e di sviluppare le loro competenze».
Cosa dice di Mahsa Jina Amini?
«Non sono d’accordo con voi. Vogliamo guardare come gli Usa trattano le ragazze? Parliamo del caso Epstein. In Iran una cosa del genere non accadrebbe mai. O pensiamo all’industria del porno, non abbiamo nulla del genere qui, perché è un peccato».
Ma Epstein è uno scandalo che condanniamo nei tribunali, non è la normalità.
«È la punta dell’iceberg, sono coinvolti tantissimi politici di tutto l’Occidente. Così salvaguardano le donne?».
Le ragazze in Iran hanno paura di camminare per le strade, c’è la polizia morale.
«Non è così, è un altro racconto falso, un cliché».
Torniamo alla guerra: con gli attacchi nel Golfo non rischiate di inimicarvi i partner regionali?
«Sì, non proviamo alcun tipo di inimicizia verso i nostri vicini. Ma la presenza militare degli Stati Uniti nella regione ha causato molta insicurezza. Noi non attacchiamo i nostri vicini, ci stiamo difendendo dagli aggressori che usano i loro territori».
Ma le vostre risposte non piacciono a questi Paesi. E se rispondessero?
«Capisco che non piacciano, siamo in stretto contatto con loro. A giugno abbiamo attaccato la base americana in Qatar esercitando il massimo autocontrollo, ma questa volta hanno assassinato il nostro leader supremo, i nostri comandanti più importanti. Vi aspettate che una nazione con una civiltà così ricca, uno Stato sovrano, resti inerte di fronte a questa atroce aggressione? Abbiamo chiesto ai nostri vicini di non permettere agli Usa di abusare del loro territorio»
A soffrire di più però sono le economie europee e asiatiche, Paesi che non c’entrano con la guerra.
«Capisco che siate preoccupati per il prezzo del petrolio, ma la nostra gente viene massacrata. Gli europei hanno una grande responsabilità, non dovrebbero compiacere Usa e Israele. Dovrebbero essere coraggiosi abbastanza per ergersi contro questa ingiustizia e, se lo facessero, ci piacerebbe vederli nel ruolo di mediatori».
Come sta la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei?
«È ferito ma sta bene, non so quando terrà il suo primo discorso. C’erano tre o quattro nomi per la leadership, ma la maggioranza dell’Assemblea degli esperti ha scelto lui, in conformità con la Costituzione. Ciò dimostra che il nostro sistema non è governato da un solo uomo».
Qual è la condizione per un cessate il fuoco?
«Ora siamo concentrati sulla difesa della nostra integrità territoriale e sovranità. Nel giugno 2025, dopo 12 giorni Usa e Israele hanno detto: “Stoppiamo”. E ci siamo fermati. Quel cessate il fuoco era una farsa. Quindi, per ora, l’intera nazione è determinata a difendersi».
Nelle città iraniane sono schierate ingenti forze di polizia. Temete altre proteste?
«No, i poliziotti garantiscono la sicurezza, perché siamo in guerra. La gente scende in piazza a sostegno del governo».
Abbiamo visto molti video di persone sui tetti che festeggiano per l’intervento di Trump.
«È propaganda. Trump ha fatto un errore di calcolo».
Quale?
«Pensava che se avessero attaccato l’Iran e i suoi leader, la gente sarebbe scesa in piazza contro il governo. Non sa che la maggioranza degli iraniani è patriottica. Possono non apprezzare il sistema, ma amano la loro patria. Le intenzioni di Trump hanno a che fare con l’esistenza dell’Iran».
Parlando di esistenza di altri Paesi, vedete, in un futuro, un Medio Oriente con Iran e Israele che convivono pacificamente?
«Stanno uccidendo la nostra gente. Preferisco concentrarmi su ciò che sta accadendo in questo momento. Pensate che il popolo iraniano perdonerebbe o dimenticherebbe?».
12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 08:18)
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