Un minimo di 5 mila euro per abitare negli appartamenti più piccoli. Per le case più spaziose, invece, si sborsava il doppio, 10 mila euro. A gestire il racket degli alloggi popolari di proprietà dell’INPS alla Magliana, soprattutto, ma anche al Trullo, ci sarebbe stato un gruppo di diciotto persone, ora indagate dalla procura di Roma. A tirare le fila, secondo le indagini, una donna molto conosciuta nel quartiere.
L’indagine
Nel fascicolo vengono mosse al gruppo le accuse di associazione a delinquere finalizzata all’occupazione abusiva. Sono 64, secondo quanto appreso da RomaToday, gli appartamenti sotto la lente di ingrandimento di chi indaga. L’inchiesta, condotta dai carabinieri della stazione di Villa Bonelli, è partita dalle denunce degli abitanti delle case, in possesso di un titolo legittimo per viverci.
Tra il febbraio 2022 e l’aprile 2023, infatti, agli stessi carabinieri sono arrivate molteplici querele presentate per occupazione abusiva di abitazioni di edilizia popolare. E così, dopo una prima fase di indagine e una copiosa informativa presentata in procura, è stato possibile ipotizzare l’esistenza di “un sodalizio criminale dedito all’individuazione degli appartamenti da far occupare”, spiegano fonti investigative, e di “ricostruire numerose condotte illecite, consistenti nel procacciamento dei clienti-occupanti e nella richiesta di somme per la successiva illecita attribuzione”.
Magliana terra di nessuno. Vi porto nel quartiere ostaggio del racket delle occupazioniIl tariffario
In sostanza, il gruppo avrebbe parlato con persone che cercavano disperatamente una casa proponendo loro un tariffario variabile da 5.000 a 10.000 euro a seconda della dimensione dell’abitazione. E ancora, secondo le indagini, è stata accertata l’occupazione abusiva di almeno 64 appartamenti.
Luce gratis
Occupazioni che, negli anni, hanno portato anche un altro problema, quello degli allacci abusivi. Due colombiani di 22 e 48 anni avevano occupato una casa in via della Pescaglia e si erano allacciati alla rete elettrica “gratuitamente”. Lì i due, madre e figlio, tramite un cavo abusivo collegato al misuratore di energia elettrica, che era stato divelto per effettuare l’allaccio, avevano luce gratis in casa.
Sul posto erano intervenuti i tecnici di Areti che avevano potuto riscontrare l’abuso e la sottrazione illecita di energia elettrica e successivamente hanno messo in sicurezza il misuratore applicando i sigilli. Un caso come tanti altri.
Così l’INPS spende decine di migliaia di euro al mese di soldi pubblici per case occupate abusivamente a RomaIl sopralluogo
A luglio dell’anno scorso vi avevamo portato nel quartiere. Come raccontato da Valerio Valeri, nel suo articolo della sezione Dossier che si può leggere qui, alla Magliana il 40% degli alloggi INPS vuoti tra via Pieve Fosciana, via dell’Impruneta e via Pescaglia è in mano a persone senza titolo, per la maggior parte “latinos”. La zona, d’altronde, è una di quelle ad alta concentrazione di alloggi di proprietà dell’istituto previdenziale che, in base ai dati del 2022, possiede oltre 14 mila unità immobiliari nel Lazio, ma che da oltre vent’anni ha iniziato a dismettere.
Una situazione fuori controllo
A Roma, secondo i dati del sindacato Sunia Roma, sono 3.800. Una fetta importante di questi appartamenti si trova proprio a Magliana, e a tenerli sotto controllo – come avevamo già sottolineato – non è l’INPS. E ora ci sarebbe anche questo filone investigativo a sottolinearlo. Il sistema delle occupazioni, d’altronde, si sarebbe sempre mosso a una velocità elevata. “Se si libera una casa dell’INPS – ci spiegava uno degli amministratori di condominio della zona – nel giro di mezz’ora ecco che entra qualche abusivo. Con le chiavi”.
Da tempo a Magliana c’era la voce comune di una signora, la “bionda”, anch’essa occupante, in grado di indirizzare chi cerca una casa in cui installarsi. Un’altra “vox populi” riporta che la scuola ex “8 marzo”, in fondo a via dell’Impruneta, sia un crocevia importante per chi vuole occupare. Oltre dieci anni fa l’immobile è stato occupato e presto potrebbe essere sgomberato. Una situazione fuori controllo, che i proprietari – regolari – vivono con enorme ansia e preoccupazione. Secondo quanto testimoniano, infatti, gli occupanti sarebbero per lo più appartenenti alla comunità peruviana.
3 minuti di lettura