Perché Teheran ha in mano una grande arma di coercizione economica e strategica (che forse gli Usa hanno sottovalutato)

Il petrolio torna a fluire dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. Ma è solo quello dell’Iran, alle condizioni dell’Iran, per un solo cliente finale: la Cina. Kpler, la società di tracciamento del commercio internazionale di energia, ha registrato negli ultimi giorni una netta ripresa dell’export di greggio dall’area oggi investita dal conflitto. I dati sono stati riportati per la prima volta dal «Wall Street Journal». 

Il regime di Teheran sta dunque riaprendo il braccio di mare strategico da dove prima della terza guerra del Golfo passavano un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto del pianeta, un terzo dei fertilizzanti e quote strategiche dell’alluminio (15%) e dell’elio (30%) molto usato per la produzione di semiconduttori. Ma lo apre solo per se stesso. E solo a vantaggio della Cina, che sta offrendo dietro le quinte supporto tecnologico-logistico alla sua resistenza e controffensiva militare contro gli altri Paesi del Golfo.



















































L’export iraniano, secondo le stime di Kpler, avrebbe raggiunto i 2,1 milioni di barili al giorno: poco più di prima dell’inizio delle ostilità. In altri termini, per quanto durissimamente colpito, il regime iraniano inizia a vedere che la sua strategia funziona. Punta a infliggere il massimo danno economico al Golfo, all’America, al sistema internazionale attraverso la strozzatura di Hormuz. Allo stesso tempo, almeno per ora, riesce anche a mantenere una (relativa) sostenibilità finanziaria per sé.

L’attacco deciso da Donald Trump rischia così di rivelarsi uno storico errore di calcolo. Il presidente degli Stati Uniti ha aiutato il regime iraniano a rendersi conto che ha in mano e può utilizzare con successo un’efficacissima arma di coercizione economica e strategica nei confronti del sistema internazionale. E può farlo salvaguardando il suo storico sostenitore di Pechino.

A questo punto Trump potrà anche cercare argomenti per dichiarare vittoria e sospendere i bombardamenti. Ma il precedente resta: l’Iran sa che può cercare di dettare le condizioni all’intero Medio Oriente minacciando nuovi ostacoli al traffico da Hormuz. E se fosse così, se si confermasse così anche dopo un’eventuale cessazione delle ostilità, allora si tratterebbe di un (relativo) successo per il regime di Teheran e per i suoi sponsor cinesi dietro le quinte: i soli in grado di arbitrare la disputa mitigando gli atti ostili dell’Iran e di offrire garanzie agli altri Paesi del Golfo. A meno, ovviamente, che Trump non decida di provare a rovesciare questo fragile equilibrio con una pericolosa missione militare in mare o sul terreno per garantire l’apertura stabile di Hormuz. 

12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 14:31)