Capita, in molti appartamenti degli anni Sessanta, di trovare cartongessi, contropareti, tramezzi e strati di ristrutturazioni successivi per nascondere la struttura portante. All’ultimo piano di un edificio milanese nella zona nord-ovest della città, una mini-casa di 43 mq interni, circa 60 considerando i terrazzi, decide di fare il contrario, partendo proprio dall’ossatura. I pilastri in cemento armato tornano visibili e diventano la prima presenza dello spazio. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’architetto Federico Simonato e l’atelier milanese Bertino Brin, fondato da Nicolò Bertino ed Emilie Brin. Un lavoro a sei mani che si muove per sottrazione: svuotare, alleggerire, lasciare emergere pochi elementi essenziali. Simonato, che ha alle spalle esperienze negli studi di Bernard Dubois Architects e Luca Cipelletti, imposta l’intervento liberando completamente la zona giorno, così le pareti scompaiono, i pilastri restano e il cemento dialoga con il bianco delle superfici e con il parquet, creando una materia domestica volutamente semplice.
Alessandro Nanni
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Dentro questa neutralità quasi archeologica entrano pochi segni precisi: il primo si trova nella cucina, dove il rivestimento diventa una superficie grafica. Le Mattonelle Margherita disegnate da Nathalie Du Pasquier per Mutina trasformano la parete in una composizione di rettangoli neri su fondo terracotta, una sorta di tessitura astratta che porta ritmo e profondità a uno spazio molto compatto. Il secondo gesto è sul pavimento: davanti alla cucina, una curva di cementine Azzurro Pianeta di Grandinetti disegna una forma semicircolare che ricorda una piccola piscina domestica, interrompendo la continuità del parquet per introdurre una soglia cromatica. Così, in pochi centimetri cambia il paesaggio della stanza e, in uno spazio di dimensioni contenute, ogni elemento diventa un passaggio tra stanze, soglie, cambi di materiale e variazioni di luce.
Alessandro Nanni
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Qui entrano in gioco gli arredi progettati da Bertino Brin, pensati come oggetti a metà tra design e scultura. La libreria in acciaio cromato e compensato di betulla nasce da un sistema di incastri molto semplice, con i montanti metallici attraversano le mensole sottili e creano una struttura leggera, quasi temporanea, capace di estendersi o ridursi nello spazio. Anche il divano segue questa idea di leggerezza, con una struttura minima in acciaio cromato e legno, grandi cuscini che ricordano un gruppo di nuvole, elementi mobili che possono cambiare configurazione nel tempo.
Alessandro Nanni
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A completare il paesaggio domestico arrivano le ceramiche di Forlo Studio, progetto artistico di Giacomo Forlani che, come delle nuvole, con le loro forme morbide e sospese introducono nello spazio oggetti che sembrano galleggiare. Il risultato quello di è una casa che funziona come una piccola coreografia architettonica: pochi materiali, pochi colori, pochi oggetti, doveil cemento racconta la struttura, il parquet costruisce continuità, le piastrelle e la curva azzurra segnano passaggi e pause. Così, in soli 43 mq ogni gesto diventa riconoscibile.
Alessandro Nanni
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Sono nato a Napoli, non parlo in terza persona e non curo cose, oggetti, persone o animali. Ho studiato architettura tra il Politecnico di Milano e l’ENSA Paris-Belleville per poi laurearmi in Architettura delle Costruzioni. Mi sono occupato di allestimenti seguendo i progetti di NENDO, scrivo di grandi architetture e sto completando un dottorando in Composizione allo IUAV di Venezia. Nonostante questo, tutto regolare.






