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È il primo regalo con cui le mamme equipaggiano i loro bebè per affrontare le avversità della vita: “super anticorpi” in grado di combattere i germi, trasmessi al nascituro in utero. U

no studio multicentrico condotto da ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center getta una nuova luce sul motivo per cui alcuni neonati si ammalano gravemente a causa dell’infezione da batteri come l’Escherichia coli, mentre molti altri no.


APPROFONDIMENTI

Salute, il primo dono di mamma

La chiave è l’esposizione materna ai microbi che protegge “indirettamente” i piccoli. Gli autori hanno rilevato che la maggior parte dei bambini è immune a queste infezioni proprio grazie agli anticorpi trasmessi loro dalle madri. Lo studio, pubblicato su ‘Nature‘, ha approfondito ulteriormente questo prezioso passaggio di testimone.

Lo studio

L’Escherichia coli è un batterio comune che vive nell’intestino di quasi tutte le persone ed è una delle principali cause di infezioni gravi nei neonati.

La ricerca ha rilevato che i bebè che si sono ammalati più gravemente a causa delle infezioni da E.coli presentavano anche livelli notevolmente più bassi di anticorpi anti-germi trasmessi dalle loro madri.

«Questo aiuta a spiegare una domanda di vecchia data: se la maggior parte dei bambini è esposta ai germi subito dopo la nascita, perché non sono così tanti a sviluppare infezioni gravi? I risultati dello studio forniscono un tassello mancante fondamentale a questo puzzle: gli anticorpi stimolati dalla presenza di questi batteri comuni nel nostro intestino ci proteggono dalle infezioni», afferma l’autore senior Sing Sing Way, esperto della Divisione di malattie infettive del Cincinnati Children’s Hospital che si occupa di come il sistema immunitario cambia nelle future mamme e nei neonati.

Cosa succede in gravidanza

«In gravidanza – spiega – il trasferimento naturale di questi anticorpi anti-germi dalla madre al bambino nell’utero protegge la stragrande maggioranza» dei piccoli «dalle infezioni. Nei rari casi in cui questi anticorpi sono bassi nelle madri o non vengono trasferiti in modo efficiente, i neonati sono a rischio di infezione molto più elevato». Gli scienziati sanno da tempo che i neonati sono naturalmente più vulnerabili alle infezioni, principalmente perché il loro sistema immunitario non ha avuto il tempo di maturare completamente. E i pediatri sanno anche che l’Escherichia coli è tra le cause più comuni di infezione nei piccolissimi. È interessante notare, tuttavia – dicono gli autori – che nonostante quasi tutti siano esposti all’Escherichia coli subito dopo la nascita, l’infezione grave si verifica solo in circa 1 su 1.000 nati vivi. Questa discrepanza ha spinto il team a indagare sul perché il numero di neonati con malattie gravi non fosse ancora più alto.

I contenuti della ricerca

La ricerca ha potuto contare su una collaborazione tra ricercatori del Cincinnati Children’s, dell’Università del Queensland in Australia, dell’University of Texas Southwestern Medical Center, del Children’s Mercy Kansas City e dell’University of Missouri Kansas City School of Medicine. Per condurre lo studio, sono stati recuperati campioni di sangue essiccato, raccolti per lo screening neonatale di routine, da 100 neonati che hanno poi sviluppato un’infezione da E.coli. Gli esperti hanno poi confrontato i livelli di anticorpi riscontrati in quei campioni con quelli di centinaia di altri neonati che non hanno sviluppato l’infezione.

L’analisi rivela che gli anticorpi diretti contro l’E.coli erano costantemente ridotti nei neonati infetti. Il secondo passo è stato quello di utilizzare topi allevati, a scopi di ricerca, appositamente senza alcuna esposizione a potenziali germi, tra cui l’E.coli, e quindi privi di anticorpi. Il team ha scoperto che l’introduzione di un ceppo probiotico di E.coli, chiamato Nissle 1917, nei topi prima della gravidanza stimola la produzione di anticorpi che proteggono efficacemente i topi neonati dalle infezioni. Questo probiotico è ampiamente disponibile per uso umano in Europa, Asia e Australia.

Cosa dicono i ricercatori

«Per comprendere la protezione sono necessari entrambi i tipi di prove: ciò che possiamo valutare da campioni raccolti da neonati umani che sviluppano naturalmente l’infezione e ciò che possiamo testare provocando sperimentalmente l’infezione», spiega il coautore Mark Schembri, dell’Institute for Molecular Bioscience dell’Università del Queensland in Australia. «Combinando strategicamente campioni di screening neonatale umano del mondo reale con modelli di infezione attentamente progettati, possiamo iniziare a individuare quali bersagli anticorpali sono più importanti e come si potrebbe ottenere una protezione più ampia».

La sepsi neonatale, osserva la coautrice Susana Chavez-Bueno, del Children’s Mercy Hospital di Kansas City, «può aggravarsi rapidamente e i medici hanno bisogno di metodi migliori per identificare i neonati a più alto rischio. Questi risultati suggeriscono un percorso verso un riconoscimento precoce di questo rischio e, in ultima analisi, strategie di prevenzione basate sul ripristino degli anticorpi materni protettivi mancanti». Guardando al futuro, il team intende sviluppare un test di screening per identificare i neonati a maggior rischio di grave infezione da E.coli e, in seguito, un probiotico sicuro per le madri che potrebbe rafforzare la loro immunità e quella trasferita ai loro bambini.


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