Sinner domina Tien ed è in semifinale a Indian Wells

(Gaia Piccardi) Il futuro può attendere, il paradiso (del tennis) no. Nella luce abbagliante della California, che ama molto di più delle sessioni notturne a cui spesso lo costringe il ruolo di favorito, e nel caldo secco del deserto (è quello umido che lo disturba), Jannik respinge l’assalto della generazione Sinner, e volta pagina. Aggancia la semifinale di sabato con Sascha Zverev, un avversario che conosce bene, tracciando una riga netta tra sé e i nativi digitali che avrebbero voluto il suo nobile scalpo: Joao Fonseca classe 2006 negli ottavi, Learner Tien classe 2005 nei quarti, trentanove anni in due, ancora molta pastasciutta da mangiare. La prima ondata di ribelli si perde tra i cactus, le ambizioni del francese Arthur Fils, un 2004 forte come un toro, sono frustrate da Zverev: Indian Wells, primo Master 1000 della stagione, può tornare nei binari della legalità. L’azzurro e il tedesco si affronteranno per l’undicesima volta in carriera (6-4); il cosiddetto dejà vu. Learner Tien, nomen omen, ha provato ad imparare dalla lezione dell’anno scorso in finale a Pechino. È finita con un punteggio ancor più severo. Sinner, dopo i due tie break nella torcida guidata da Fonseca, non è in vena di regali. Due break gli assicurano il primo set (6-1), in avvio di secondo annulla due occasioni di fuga dell’americano.

Come ogni volta che va sotto nel punteggio, nell’angolo italiano si alza in piedi Darren Cahill, il coach australiano che in California tiene la (seconda) casa. Nel box di Jannik ci sono anche due amici arrivati dall’Italia, una bella abitudine della tournée americana: chiudere in fretta significa potersi ritagliare il tempo di un giro sul green. La tensione dura un attimo: un dritto sul nastro di Tien e un ace a uscire da destra di Sinner ristabiliscono la parità (1-1). Il super coach di Tien, l’indimenticato Michael Chang che tra il ‘92 e il ‘97 conquistò Indian Wells tre volte, non sa più cosa suggerire all’allievo. Learner, infastidito da un problema alla coscia, cede la battuta da 40-0. Il n.2 del mondo può allungare (2-1), concedersi un doppio fallo che vale una palla break sul 5-2 e chiudere in scioltezza grazie all’ennesimo errore in lunghezza del rivale. Con Zverev avrà l’occasione di approdare alla prima finale stagionale, dopo la semifinale all’Australian Open (ko in cinque set con Djokovic) e i quarti a Doha (sconfitta con Mensik, altro ventenne ruggente).

«Ho gestito l’aggressività di Tien in una partita per me importante — dice alla fine —. Al caldo mi sono abituato: ho scelto di arrivare a Indian Wells molto presto proprio per evitare quello che era successo a Melbourne. Ogni giorno mi alleno duramente per farmi trovare pronto, il lavoro continua». L’inglese Cameron Norrie, avversario di Carlos Alcaraz nei quarti, ha raccontato di un incontro ravvicinato con Jannik alla viglia del torneo: «Avevamo preso accordi per allenarci un paio d’ore, ma ci stavamo divertendo un sacco così abbiamo cancellato tutti gli impegni e siamo rimasti in campo tre ore e mezza…». È anche da questi paricolari che si giudica un giocatore.