di
Andrea Ducci

I ricavi del 2025 crescono a 19,5 miliardi, la cedola di 0,63 euro

Tra qualche mese l’Ucraina potrà contare sulla prima implementazione del sistema di difesa aerea basato sull’Ai di Leonardo. La conferma dell’avvio applicativo dello scudo di Michelangelo Dome per intercettare, tracciare e neutralizzare le minacce arriva per voce dell’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani

Lo sviluppo di Michelangelo Dome è una delle novità indicate nell’aggiornamento del piano industriale per il periodo 2026-2030 del gruppo, che prevede nei prossimi cinque anni almeno 6 miliardi di euro di opportunità di business correlati al sistema di difesa integrata capace di «neutralizzare un missile balistico a 75 km dall’obiettivo».



















































 Lo scenario del piano, presentato a Roma nelle ultime ore, è quello contrassegnato dal recente conflitto In Iran e dalla forte crescita del budget globale per la spesa in sicurezza: rispetto a circa 0,4 trilioni di dollari nel 2020, la previsione per il 2030 indica investimenti pari a 1 trilione di dollari all’anno. «Il contesto è drammatico – riassume Cingolani — ci sono molto più di 60 conflitti ormai nel pianeta e questo è purtroppo sotto gli occhi di tutti. C’è una richiesta enorme di sistemi di difesa con i recenti sviluppi in Iran e nel Golfo, prevalentemente riguarda la difesa di tipo aereo, dai missili agli sciami di droni, che è un trend che è nato in Ucraina. Si tratta anche di dare delle risposte molto rapide». Il numero uno di Leonardo conferma, inoltre,  la richiesta del ministro della Difesa Crosetto per un impegno «urgente» a sostegno dei Paesi del Golfo con «piattaforme, radar, armi».

L’aggiornamento del piano di Leonardo si inserisce in un contesto dove occorre fronteggiare minacce come «missili ipersonici, vettori balistici, droni e attacchi cyber», fornendo sistemi di sicurezza nell’ambito della difesa, oltre che dei trasporti, delle infrastrutture, dell’agricoltura e dei servizi finanziari. Il percorso predisposto da Cingolani riflette questo quadro di insieme e indica una crescita degli ordini al 2030 a quota 32 miliardi di euro, il raddoppio del margine Ebita (da 1,75 miliardi nel 2025 a circa 3,6 miliardi nel 2030) e un volume di ricavi in crescita del 53% (dai 19,5 miliardi dello scorso anno a 30 miliardi nel 2030). Per dare riscontro alla domanda del mercato della difesa il piano interviene anche sulla capacità produttiva, prevedendo 28 mila nuove assunzioni nei prossimi cinque anni.

Un contributo a doppia cifra, in termini di aumento dei ricavi e dei margini, è atteso dal business della divisione Cyber, della divisione Spazio (attraverso gli accordi con Thales e Airbus) e della divisione Aerostrutture (quest’ultima attività andrà a break even nel 2028). Il resto del piano poggia sulla crescita dei tre principali business di Leonardo: gli elicotteri (+6,4% di ebita), l’elettronica per la difesa attraverso Leonardo Drs e le partecipazioni in Mbda e Hensoldt (+12,1% di ebita) e i velivoli (+7,6% di ebita).
A beneficiare di questi numeri gli azionisti di Leonardo (la seduta di borsa si è chiusa con un balzo del titolo del 5,6%), che stima circa 1,3 miliardi di euro di dividendi nel triennio 2026-28. «Se le cose andranno bene in futuro potremo avere un payout del 30-40% dell’utile adjusted», conferma Cingolani. Nell’immediato il consiglio di amministrazione della società, oltre ai risultati 2025, ha approvato la distribuzione di un dividendo pari a 0,63 euro per azione (+21% rispetto al 2024), con stacco cedola il prossimo 22 giugno. Leonardo ha archiviato il 2025 con 19,5 miliardi di ricavi (+11%) e un risultato netto di 1,3 miliardi (+15%). Nelle prossime settimane il gruppo conta di chiudere l’operazione di acquisto di Iveco Defense (carri e veicoli militari). (RIPRODUZIONE RISERVATA)

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12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 19:19)