Firenze, 12 marzo 2026 – Mitologia greca, arte primitiva e psicanalisi. Comincia così, tra gli anni Trenta e Quaranta, il percorso artistico e intellettuale di una delle figure più eminenti della pittura contemporanea: nato a Dvinsk, in Russia, nel 1903, Mark Rothko si era trasferito a dieci anni con la madre e la sorella a Portland, negli Stati Uniti, dove viveva il padre con i fratelli; formatosi alla Yale University, si trasferisce nel 1929 a New York, dove rimane suggestionato dalla capacità delle avanguardie surrealiste di esplorare attraverso disegni “automatici” e forme oniriche la profondità dell’animo umano. Ma l’immagine non bastava, per restituire la potenza silenziosa della poesia e dello spirito era necessario scrivere un nuovo vocabolario espressivo, superando la bidimensionalità della tela attraverso il colore. 

La mostra “Rothko a Firenze” – in programma dal 14 marzo al 23 agosto a Palazzo Strozzi con due sezioni speciali al Museo San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana – ricostruisce i diversi momenti della sua ricerca, dalla fascinazione per le avanguardie al passaggio nel secondo dopoguerra verso l’Espressionismo informale, individuando i punti di contatto con la tradizione artistica italiana e il Rinascimento a Firenze, dove soggiornò nel 1950 con la moglie Mell. In bilico costante tra misura classica e libertà espressiva, Rothko rimase affascinato dall’architettura michelangiolesca del Vestibolo della Biblioteca Laurenziana e dalle tonalità delicate delle opere del Beato Angelico, profondamente terrene e trascendenti allo stesso tempo. 

L’esposizione, curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, presenta settanta opere provenienti da musei internazionali e prestigiose collezioni private – dal MoMa al Metropolitan Museum of Art di New York, dalla Tate Gallery di Londra al Georges-Pompidou di Parigi – e articolate secondo una scansione cronologica e dialettica: se “Interior” (1936) richiama l’equilibrio razionale e la dimensione simbolica della tomba michelangiolesca di Giuliano de’ Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo, le composizioni fluide ed empiriche degli anni Quaranta guardano già alle campiture fluttuanti e sovrapposte di “Multiforms”

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La mostra “Rothko a Firenze” è in programma dal 14 marzo al 23 agosto a Palazzo Strozzi con due sezioni speciali al Museo San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana

La dissoluzione della forma nella luce e nel colore sconfina in tele astratte di grandi dimensioni, come “No.3/No. 13” (1949) e “Untitled” (1952-53), rifluendo negli anni Sessanta verso una tavolozza più raccolta, intima e meditativa, che abbraccia i verdi e i blu, i marroni e i rossi. E mentre il rapporto con l’architettura continua a fare capolino negli studi per i “Seagram” e gli “Harvard Murales”, la serie conclusiva “Black and Gray” e gli ultimi lavori in tinte terra di Siena, blu e celesti, ascendono alla sintesi definitiva di introspezione e rigore, estasi e rovina, nascoste in un silenzio mai così preciso. 

“Rothko a Firenze” è realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi diretta da Arturo Galansino in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio, Comune di Firenze, Città Metropolitana, Regione Toscana e Camera di Commercio.