di
Irene Soave

Nel mezzo di una crisi umanitaria senza precedenti sull’isola, dovuta al blocco americano del petrolio, i contatti tra L’Avana e Washington dovrebbero «trovare soluzioni alle differenze dei due Paesi»

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha diffuso il video di un incontro con «El Cangrejo», il nipote di Raúl Castro, in cui ha confermato l’avvio di negoziati tra Cuba e il governo statunitense per porre fine alla tragica crisi socioeconomica sull’isola causata dal blocco americano del petrolio – o, nelle parole di Trump, dalla «cattiva filosofia» del governo dell’Avana. È la prima volta che le autorità cubane ammettono pubblicamente di essere impegnate in colloqui al più alto livello con Washington.

I colloqui, spiega Díaz-Canel nel video diffuso venerdì, hanno l’obiettivo di «trovare soluzioni alle differenze tra i due Paesi» e soprattutto di risolvere il blocco petrolifero imposto all’isola da Donald Trump nella speranza di accelerare un cambio di governo. I negoziati si starebbero svolgendo «sulla base della parità e del rispetto per i sistemi politici di entrambi i Paesi, e nel rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione di Cuba». Già a febbraio il presidente cubano aveva avvertito che Cuba si stava avvicinando a una situazione di crisi umanitaria che avrebbe richiesto «misure estreme» a causa della crisi economica, dei frequenti blackout elettrici e della carenza di carburante. 



















































Il mese scorso, funzionari statunitensi hanno avuto colloqui con il nipote dell’ex presidente cubano Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez Castro: che non ricopre alcun ruolo ufficiale nel governo cubano, ma rimane vicino al nonno, ancora molto influente.

Già giorni fa Donald Trump aveva dichiarato che «Cuba cadrà molto presto»: «Vogliono raggiungere un accordo con tutte le loro forze», ha detto alla Cnn in un’intervista il giorno dopo aver lasciato intendere che «dopo l’Iran» l’amministrazione avrebbe in serbo un progetto non specificato per Cuba. «Abbiamo un sacco di tempo, ma Cuba è pronta, dopo 50 anni», aveva detto Trump, spiegando che il Segretario di Stato Marco Rubio – a sua volta figlio di immigrati cubani – sarebbe stato il suo punto di riferimento per il dossier. 

Negli ultimi mesi, e particolarmente dopo la rimozione di Maduro in Venezuela, la Casa Bianca ha deciso di inasprire la pressione su L’Avana bloccando l’arrivo di petrolio, con l’intenzione di accelerare la caduta del governo; per il momento, però, il governo resta in carica, mentre Cuba è precipitata in una grave crisi umanitaria. I blackout elettrici possono durare anche venti ore; trasporti, turismo, scuola, ospedali, tutto è paralizzato, mentre i prezzi dei generi alimentari, carenti quasi tutti, sono alle stelle. 

Cuba, il presidente Díaz-Canel ammette: «Avviati colloqui con gli Usa» per porre fine al blocco Usa del petrolio

13 marzo 2026 ( modifica il 13 marzo 2026 | 13:24)