Fano (Pesaro e Urbino), 13 marzo 2026 – Vagava nel buio dell’eremo, tra fratte e sentieri che tagliano il bosco sulle colline sopra Fano, in preda a un delirio mistico. A un certo punto avrebbe visto una piccola costruzione in pietra, una torricina con una porta, forse scambiata per un riparo dove passare la notte. È entrato. Ma dentro non c’era una stanza: c’era un pozzo profondo circa trenta metri. Un passo nel vuoto e la caduta fataleCosì ha trovato la morte Vasyl Khomiak, il 34enne di origine ucraina trovato nel pozzo all’interno dell’Eremo di Monte Giove.

Il disagio e la ricerca spirituale

Secondo le prime ricostruzioni investigative, il giovane soffriva di disturbi psichiatrici ed era seguito dal Centro di salute mentale di Pesaro, con diversi trattamenti sanitari obbligatori alle spalle. Negli ultimi tempi era tormentato da visioni di carattere religioso e cercava di avvicinarsi sempre di più alla dimensione spirituale.

Con sé portava un messale scritto in cirillico e un’icona ortodossa, oggetti trovati nello zaino recuperato all’eremo e che raccontano di una ricerca che lo aveva condotto fin lassù, al monastero camaldolese, in quel luogo di silenzio e pace spirituale sulle colline sopra Fano.

I misteri dell’Eremo di Monte Giove: il furto, la crisi mistica e la caduta nel vuoto del profanatore
La richiesta ai monaci

Sabato aveva raggiunto l’eremo e chiesto ai monaci di poter restare. I frati gli avrebbero spiegato che non era possibile. Convinti che il giovane si fosse allontanato, sabato sera hanno chiuso i cancelli del complesso come di consueto.

Secondo le ipotesi investigative, Khomiak si sarebbe invece nascosto all’interno dell’area del monastero. Quando il luogo di culto è rimasto immerso nel silenzio della notte, il giovane sarebbe uscito allo scoperto.


La profanazione della reliquia

È in quelle ore che, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe raggiunto la chiesetta dell’eremo e sollevato il pesante coperchio dell’urna sotto l’altare, estraendo la cassetta che custodiva da secoli la reliquia attribuita a San Valerio.

Durante i sopralluoghi nella chiesa erano state trovate tracce di sangue umano vicino all’altare e lo zaino abbandonato con l’icona e il messale in cirillico. Elementi che hanno permesso agli investigatori di ricostruire il percorso del giovane.

Speleologi e sommozzatori per recuperare il corpo

Le autorità all’Eremo di Fano dove si è consumata la tragedia

Le ricerche e il recupero del corpo

Dopo la profanazione, Khomiak avrebbe continuato a muoversi nel buio dell’eremo finché, cercando un riparo, avrebbe aperto la porta della piccola torre in pietra senza rendersi conto che all’interno si trovava il pozzo, privo di copertura e protezioni.

Il corpo è stato recuperato ieri mattina dai vigili del fuoco, intervenuti con il supporto dei sommozzatori, dopo le ricerche avviate nell’area dell’eremo con l’impiego anche di droni e unità cinofile, insieme alla polizia di Stato, ai carabinieri del radiomobile e al personale del 118.

I primi accertamenti

Il medico del 118 intervenuto sul posto ha constatato il decesso, riferendo alla prima ricognizione ferite sulla parte destra della testa, macchie emostatiche e un piede spezzato. Sul corpo, secondo i primi riscontri, non sarebbero stati rilevati segni di colluttazione.

Saranno ora gli accertamenti medico-legali disposti dal pm a chiarire con precisione la dinamica della morte e gli ultimi momenti della notte tragica all’Eremo di Monte Giove.

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Il corpo senza vita di una persona è stato trovato all’interno di un pozzo nella zona dell’Eremo di Monte Giove. La scoperta è avvenuta nel corso delle ricerche scattate nell’area del complesso religioso