di
Federica Nannetti
Bologna, l’infettivologo sulla bimba malata di Aids a causa della trasmissione del virus da parte della mamma sieropositiva: «Come è possibile che questa repulsione per la scienza si ripercuota sulla salute dei minori?»
«Una malattia come tante altre», oggi, quella dell’Aids, «curabile e gestibile» purché «diagnosticata in tempo» con una «terapia appropriata». Essere arrivati a una diagnosi tardiva, a sei anni, con nessun controllo su un eventuale contagio da mamma a figlia, vuol dire «essere nuovamente di fronte a una vicenda intrisa di ignoranza e di antiscienza». A scriverlo, in un post su X accompagnato anche da un video su Facebook, Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova, commentando la vicenda emersa a Bologna della bimba malata di Aids a causa della trasmissione del virus da parte della mamma sieropositiva. Ora entrambi i genitori sono a processo per maltrattamenti aggravati sulla figlia, poiché secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Bologna madre e padre, pur consapevoli della sieropositività della mamma, non avrebbero fatto nulla per prevenire l’insorgere della malattia nella figlia. Il ritardo diagnostico e terapeutico è stato quantificato in più di cinque anni, con un peggioramento rilevante in termini di prognosi. Inoltre, la piccola non avrebbe mai visto un pediatra fino ai sei anni, oltre a essere nata in Spagna nel 2017 al di fuori di strutture sanitarie, senza controlli e senza vaccinazioni.
La bimba mai andata dal pediatra
Tutto questo «riguarda la capacità dei genitori di prendersi cura della salute di un figlio minore», sempre le considerazioni del professor Bassetti, che ampliando il discorso ha tirato dentro, oltre alle responsabilità genitoriali e all’importanza di credere nella scienza e di informarsi, anche la responsabilità di uno Stato di garantire servizi e supporto alle famiglie: «Questa vicenda, come quelle già note di genitori che hanno rifiutato trattamenti per tumori o vaccini salvavita, mette in evidenza che la vita e la salute di un bambino non possano e non debbano dipendere solo dalle capacità intellettive, piccole o grandi dei genitori – aggiunge Bassetti–. In un Paese evoluto, come dovrebbe essere l’Italia, un bambino nato da una madre sieropositiva non dovrebbe avere la diagnosi di Aids a sei anni. Tutto questo, se confermato dal processo in corso, è inaccettabile e criminale». Nel video Facebook, poi, rimarca: «Come è possibile che questa repulsione per la scienza si ripercuota sulla salute dei minori? Perché nessuno si è occupato, prima, di questa bambina? Per sei anni nessuno ha saputo dell’esistenza di questa bambina, che non è nemmeno mai andata dal pediatra. È incredibile».
L’infezione in stato avanzato
La prima visita di cui vi è traccia della bimba è infatti datata luglio 2023, motivata da una febbre e una tosse persistenti e a partire dalla quale, pian piano, tutto è venuto alla luce, soprattutto quell’infezione da virus Hiv in stato avanzato che ha determinato, insieme ad altre gravi infezioni, un lungo periodo di ricovero in ospedale. Ha dovuto lottare per la vita la piccola. I due genitori, lei di origine colombiana e lui bolognese, sono difesi dall’avvocato Pasqualino Miraglia. Inoltre il Tribunale per i minorenni nel settembre 2023 ha nominato una tutrice, costituitasi parte civile nel processo per conto della bimba e assistita dall’avvocata Sabrina Di Giampietro. La capacità genitoriale di madre e padre è al vaglio dei giudici. Per l’avvocato Miraglia, il processo dovrà appurare il dolo e se i genitori potessero essere consapevoli della possibilità di trasmissione della malattia dal momento che la mamma era in cura antiretrovirale e il papà negativo.
Sull’importanza di controlli e cure è intervenuto anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali: «Un fatto gravissimo che si sarebbe potuto evitare perché oggi abbiamo una strategia terapeutica che impedisce la trasmissione madre-bambino. Non curare una bambina con Hiv per diversi anni può aver provocato danni irreparabili, nonostante oggi ci siano trattamenti molto efficaci. Infatti, in Italia i bambini sieropositivi sono sempre di meno: primo perché non ne nascono grazie agli strumenti che impediscono la trasmissione al feto del virus, secondo perché chi aspetta un bambino fa il test dell’Hiv, così da intervenire da subito con la terapia».
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13 marzo 2026 ( modifica il 13 marzo 2026 | 17:10)
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