“Il conflitto in Medio Oriente sta determinando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, scontando il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta mercantile. Si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026”. Lo scrive l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia.
L’escalation del conflitto, sottolinea, “ha causato uno shock dal lato dell’offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione”.
La dimensione dell’impatto economico della crisi attuale, prosegue l’Istat, “di difficile valutazione al momento, dipenderà dalla sua persistenza e dall’eventuale compromissione delle infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento. Al momento, la forte volatilità delle borse suggerisce che il mercato non abbia ancora scontato interamente l’ipotesi di un conflitto di lunga durata”.
Per approfondire
Agenzia ANSA Produzione industriale -0,6% a gennaio, ma vola l’energia – PMI – Ansa.it Istat: per il comparto +4,5% e +10,4% (ANSA)
Il lavoro cresce ma tassi di inattività superiori alla media Ue
Il mercato del lavoro italiano, dopo il brusco arresto del 2020 con la pandemia di Covid, “ha mostrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati. L’Italia, tuttavia, presenta, nel periodo 2019-2025, tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea, con un divario di genere più elevato rispetto ai principali paesi dell’Ue27”.
Lo afferma l’Istat in un focus nella Nota sull’andamento dell’economia, aggiungendo che, dunque, “nonostante la fase di recupero dopo lo shock pandemico, si osserva il permanere di differenze territoriali e sociali più ampie rispetto a quelle dei maggiori partner europei”.
Accanto agli elementi di dinamicità del mercato del lavoro italiano “permangono tuttavia alcuni problemi strutturali”, afferma l’Istat evidenziando che in particolare il tasso di inattività (la quota di persone che non lavorano e non cercano un posto) “è, per i maschi e soprattutto per le femmine, superiore alla media Ue27 e ai valori osservati nei principali paesi europei”.
E “presenta un ampio divario tra maschi e femmine di circa 18 punti percentuali, stabilmente superiore a quello medio europeo e al gap degli altri principali paesi, confermando un modello di partecipazione al mercato del lavoro storicamente caratterizzato da una bassa occupazione femminile, seppur in crescita rilevante negli ultimi anni, e da un’elevata incidenza di inattività tra le donne”.
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