di
Enrica Roddolo

La svolta già nel 2023 quando il re chiese loro di lasciare a casa i Coronation Robes in velluto ed ermellino. Ora l’addio ai Lord con l’Hereditary Peers Bill

All’incoronazione di Elisabetta II nel 1953 erano arrivati con i manti di velluto bordati di candido ermellino. Sul capo il Coronet, la corona dei Pari del regno, alzata al momento dell’incoronazione del nuovo sovrano. 

All’incoronazione di Carlo III solo una manciata di loro ha potuto accedere a Westminster, costretti anche a lasciare a casa i Coronation robes, come sono stati chiamati per secoli gli abiti dell’incoronazione custoditi da ogni pari del regno con religiosa cura in bauli nelle avìte dimore. 



















































Adesso per i Pari del regno l’ultima sferzata: non avranno più diritto di voto né di sedere nella House of Lords, la camera alta del Parlamento britannico. L’Hereditary Peers Bill appena votato alla Camera dei Lord a Londra, completa il processo di riforma avviato al tempo del governo Blair con l’House of Lords Act 1999

E’ passato un quarto di secolo da allora, quando il laburista Tony Blair sforbiciò centinaia di Pari del regno, oltre 600 duchi, visconti e conti, lasciandone meno di un centinaio attivi. Compromesso di transizione che la decisione di questi gironi a Londra supera mettendo alla porta gli aristocratici con un titolo ereditario che oggi affiancano nella House of Lords i life Peers, ovvero professionisti, civil servants e personalità di spicco della cultura riconosciuti meritevoli di un titolo a vita, che si estinguerà dunque alla loro morte. E che nella House of Lords vengono consultati quando la legislazione affronti tematiche vicine alle loro personalità e professionalità. 

Perché il punto che stava a cuore a Tony Blair 25 anni fa come al Labour di oggi di Sir Keir Starmer è proprio questo: che non può esserci una Camera alta, con i suoi circa 800 esponenti, più numerosa della Camera bassa, la Camera dei Comuni con i suoi circa 650 membri eletti. E che non possono esserci membri della House of Lords nel Parlamento meritevoli di sedere sulle poltrone rosse davanti al trono dorato in stile neogotico sul quale ogni anno all’apertura del parlamento si siede il re per pronunciare il King’s Speech, per il solo merito di essere nati in una famiglia di Pari ereditari. 

Come ricorda la Speaker della Camera dei Lord, la baronessa Smith «I Lord giocano un ruolo vitale del sistema bicamerale britannico ma nessuno dovrebbe sedere nella House of Lords per virtù di un titolo ereditario». Resteranno solo una quindicina di pari ereditari nominati, individuati dall’opposizione. Lei stessa, è una Life Peer, non potrà passare il titolo ai figli. Ed è nata in una famiglia borghese, studi al Politecnico di Leicester, una carriera politica sulle basi di competenze contabili. 

«La verità è che quando negli ultimi dieci anni si è votato nella House of Lords su temi come Brexit o immigrazione, i Pari ereditari sono stati più in linea con il pubblico di quanti sono stati nominati dalla politica», ribatte la baronessa Stowell of Beeston, Leader della House of Lords dal 2014 al 2016. Così a maggio quando si concluderà questa sessione parlamentare scenderà il sipario su una storia lunga secoli, quella dei Lord ereditari. 

Archiviati nei bauli di famiglia, in aristocratici manieri nella campagna inglese, i manti per l’incoronazione. Questa volta per sempre. Perché è chiaro che William quando toccherà a lui immaginare una cerimonia d’incoronazione, non vorrà Coronet né ermellini. 

13 marzo 2026 ( modifica il 13 marzo 2026 | 16:39)