di
Enea Conti
Samuel Imbuzan era in vacanza con la famiglia (residente a Rimini) in Sardegna quando scoppiò un incendio che distrusse completamente il caravan parcheggiato in un piazzale nei pressi della spiaggia di Bados
Era il 31 agosto del 2023 quando Samuel Imbuzan, 11 anni, morì per le gravi ustioni subite durante un incendio divampato sul camper di famiglia a Bados in Sardegna. Per quei tragici fatti il gup del tribunale di Tempio Pausania ha rinviato a giudizio il padre, Daniel Romulus Imbuzan.
La famiglia è residente a Rimini ma originaria della Romania. L’uomo comparirà di fronte al giudice il prossimo 19 giugno con l’accusa di omicidio colposo. L’incendio era stato innescato da un fornelletto da campo a gas collegato con una bombola. Imbuzan, difeso dall’avvocato Antonio Desini, è accusato anche di incendio boschivo e lesioni colpose.
All’epoca dei fatti la famiglia era partita in vacanza per la Sardegna dalla città romagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza. A Rimini erano rimasti gli altri due figli della coppia, un ragazzo adolescente ed una giovane maggiorenne. Oggi quella famiglia è sotto choc. Il padre Daniel Romulus non si dà ancora pace per la morte del figlio e respinge le accuse rivoltegli dalla Procura. E a spiegarlo è il suo avvocato difensore.
«Noi – dice Antonio Desini – ci riteniamo parte lesa. Il fornello da campo non era di proprietà della famiglia del bimbo. Era stato prestato da un’altra famiglia che si era unita in quei giorni alla vacanza. Probabilmente le bombole del gas erano state caricate secondo i limiti vigenti in Romania, che però in Italia non rientrano in quelli consentiti. Forse l’incendio è divampato anche per queste motivazioni».
La famiglia del bambino tragicamente scomparso, dunque, punta il dito contro le altre persone, sempre di origine rumena, che alla fine di agosto si erano unite a loro per trascorrere qualche giorno di vacanza.
«Non erano amici ma conoscenti anzi una delle due famiglie si era unita all’ultimo, prima non si erano mai visti. Subito dopo il grave incidente si sono dati alla macchia. Risultano irreperibili da quel giorno, nessuno li ha più visti neppure gli inquirenti sono riusciti a rintracciarli», spiega Desini.
La ricostruzione della Procura tuttavia, appare chiara. «Secondo gli inquirenti – continua il legale – anche se il fornello da campo non era dell’imputato il padre del bambino avrebbe dovuto provvedere a verificare che tutte le norme fossero state rispettate. Durante il procedimento però, sapremo come difenderci».
Non si esclude, per la cronaca, che a provocare l’incidente sia stata una fuoriuscita di gas dalle bombole caricate fino al limite e che il gas abbia saturato l’ambiente e il fornelletto o una scintilla abbia poi agito come innesco. Ma a fare chiarezza sarà il processo. «Quello che è certo – conclude Desini – è che il padre del bambino è distrutto dal dolore».
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13 marzo 2026
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