Un gatto che sfida la gravità in una caduta infinita, il suono dell’effervescenza in un bicchiere riempito dalle bollicine, il legno che si fa struttura del pensiero. La Fondazione Morra Greco ha inaugurato un doppio percorso espositivo che trasforma Palazzo Caracciolo di Avellino in un osservatorio privilegiato sulla fragilità del visibile. Sotto la guida di Giulia Pollicita, curatrice della fondazione, le personali di Diego Perrone («Il sole come un gatto») e di Manfred Pernice («emoZone») inaugurano il percorso critico della terza edizione dell’«Edi global forum», che dal 18 al 20 marzo si interrogherà sulla sovrapproduzione visiva nell’era contemporanea. È un invito allo «slow watching», un rallentamento dello sguardo per ritrovare il senso profondo delle immagini in un’epoca che troppo spesso le consuma senza comprenderle.

APPROFONDIMENTI

Al primo piano l’universo di Perrone (1970, Asti) si manifesta come una sinestesia di ricordi e visioni. L’artista piemontese – che raddoppia così la sua presenza a Napoli mentre è in corso la personale «There’s a certain slant of light» alla galleria Casa di Marino – propone qui un’opera video che cattura alcuni gatti nel momento esatto del balzo. Grazie a un «ralenti» ipnotico l’atterraggio diventa un evento eterno. La tensione tra organico e artificiale esplode nella grande scultura «Pendio piovoso frusta la lingua»: una struttura tentacolare di setole e resina che sembra trasudare la memoria di un mondo rurale.

Al secondo e al terzo piano la poesia della percezione lascia il passo alla concretezza delle strutture urbane di Pernice (1963, Hildesheim). In realtà, il livello due è dedicato all’esposizione di lavori già appartenenti alla fondazione, è al terzo piano che si incontra la mega-installazione in cui l’artista tedesco ridisegna lo spazio creando una «emoZone», un’area di sosta che mima con ironia i non-luoghi dei consumi quotidiani, tra foyer museali e centri commerciali. Si è invitati a una sosta meditativa su blocchi in truciolato che segnano il confine ambiguo tra il relax e l’allerta. Intorno vivono altre opere nate in riferimento alle casematte di Castel Sant’Elmo. In un dialogo serrato tra vita privata e collettiva, l’esposizione scivola verso la scultura degli «anticorpi» che evoca architetture difensive, specchio di una società in perenne stato di difesa. Emerge una malinconia profonda incarnata dal ponte metallico di «Brücke 2», un’infrastruttura che appare come vandalizzata, monumento a un sistema di trasporti e circolazione globale che sembra aver smarrito il proprio orientamento.