Nel Mare del Nord si cela un passato sorprendente, un tempo in cui terre oggi sommerse ospitavano foreste rigogliose e ecosistemi floridi, prima ancora che la Gran Bretagna e l’Europa settentrionale vedessero diffondersi ampiamente gli alberi temperati. Una ricerca innovativa dell’Università di Warwick, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), fornisce la prima prova concreta che l’antico Doggerland, oggi sommerso, era coperto da boschi abitabili già più di 16.000 anni fa, con querce, olmi e noccioli che prosperavano in un ambiente sorprendentemente ospitale.
Come Floating di Christo o la passeggiata per Mont Saint Michel, un lembo di terra univa il continente alla Gran Bretagna
Il professor Robin Allaby, autore principale dello studio, descrive l’entità della scoperta: “Analizzando il DNA antico sedimentario (sedaDNA) del Doggerland meridionale su una scala mai vista prima, abbiamo ricostruito l’ambiente di questa terra perduta dalla fine dell’ultima era glaciale fino all’arrivo del Mare del Nord. Abbiamo inaspettatamente trovato alberi migliaia di anni prima di quanto chiunque si aspettasse, e prove che il Mare del Nord si è formato completamente più tardi di quanto si pensasse in precedenza.”
Paesaggio di Doggerland 18.000, 10.000 e 8.000 anni fa. Crediti: University of Bradford Submerged Landscape Research Centre e Nigel Dodds @ Credito
Centro di ricerca sui paesaggi sommersi dell’Università di Bradford e Nigel Dodds
Allaby sottolinea il valore umano di questa evidenza: “Da una prospettiva umana, questa è la migliore prova che l’ambiente boschivo di Doggerland avrebbe potuto sostenere le prime comunità del Mesolitico prima dell’inondazione e potrebbe contribuire a spiegare perché oggi nella Gran Bretagna continentale sopravvivono relativamente poche testimonianze del Mesolitico antico.”
Doggerland collegava un tempo la Gran Bretagna all’Europa continentale, e solo l’innalzamento dei mari ne ha cancellato il paesaggio, dando origine all’odierno Mare del Nord. La cronologia e la densità delle foreste di questa regione erano a lungo oggetto di dibattito: quando si stabilirono gli alberi e quanto la zona fosse effettivamente abitabile per le prime comunità umane preistoriche? Il team di ricerca ha affrontato queste domande esaminando 252 campioni sedimentari provenienti da 41 carote marine lungo il fiume Southern preistorico, scelto per l’ottima conservazione dei sedimenti e la capacità di rivelare gli habitat passati.
Il DNA estratto ha rivelato che specie temperate come quercia, olmo e nocciolo erano già presenti migliaia di anni prima dei dati pollinici britannici. Ancora più sorprendente, il tiglio (Tilia) appare circa 2.000 anni prima di quanto registrato altrove in Gran Bretagna, suggerendo che Doggerland abbia agito come rifugio settentrionale durante l’ultima era glaciale. Non meno straordinaria è la scoperta di tracce di DNA di Pterocarya, un genere affine al noce ritenuto scomparso dall’Europa nord-occidentale 400.000 anni fa, dimostrando che alcune specie vegetali sopravvissero molto più a lungo di quanto si pensasse.
Lo studio conferma il ruolo dei cosiddetti microrifugi, piccoli habitat in grado di proteggere specie vegetali temperate durante le condizioni estreme dell’era glaciale, e getta nuova luce sul paradosso di Reid, ossia sulla rapidità con cui gli alberi ricolonizzarono l’Europa settentrionale dopo il ritiro dei ghiacci. La presenza di habitat boschivi nel Doggerland meridionale 16.000 anni fa indica che l’area offriva risorse ecologiche abbondanti per gli esseri umani, inclusi animali della foresta come cinghiali, molto prima della comparsa della cultura maglemosiana, documentata circa 10.300 anni fa.
Il professor Vincent Gaffney dell’Università di Bradford osserva: “Per molti anni, Doggerland è stata spesso descritta come un ponte di terra, significativa solo come via di transito per gli insediamenti preistorici delle Isole Britanniche. Oggi sappiamo che Doggerland non era solo un cuore pulsante dei primi insediamenti umani, ma anche che la presenza di questa massa continentale potrebbe aver fornito un rifugio per piante e animali e aver agito da fulcro per il modo in cui le comunità preistoriche si sono insediate e ripopolate l’Europa settentrionale nel corso dei millenni.”
I risultati suggeriscono inoltre che alcune zone di Doggerland sopravvissero a eventi alluvionali straordinari, incluso lo tsunami di Storegga circa 8.150 anni fa, e che parti del paesaggio rimasero al di sopra del livello del mare fino a circa 7.000 anni fa. In questo modo, la storia sommersa di Doggerland offre una prospettiva unica sull’interazione tra ambiente e prime società umane, illuminando un periodo in cui foreste, animali e comunità umane coesistevano su un territorio che oggi si cela sotto il Mare del Nord.
Fonte: Università di Warwick, Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), articolo “Colonizzazione precoce prima dell’inondazione, coerente con i rifugi glaciali settentrionali nel Doggerland meridionale, rivelata dal DNA antico sedimentario”, DOI: https://doi.org/10.1073/pnas.2508402123