di
Guido Olimpio

Come Teheran si sta preparando a uno scontro per la sua esistenza e per l’intera regione

Il cerchio di fuoco sciita ha eseguito la missione per cui è stato creato. Ha esteso il rogo a molti paesi del Medio Oriente, ha affiancato i pasdaran nella rappresaglia, ha ribadito il ruolo dell’Asse della Resistenza. Avrebbe dovuto farlo anche in passato ma era stato debilitato da una lunga e metodica offensiva nemica. Così ha scelto di recuperare risorse per prepararsi ad uno scontro decisivo. Ecco quali sono le forze in campo.

Guerra in Iran, tutti gli aggiornamenti



















































Hezbollah, 20 mila uomini (oltre ai missili)

Da sempre rappresenta l’alleato migliore degli ayatollah. Ha sofferto, come il suo ispiratore, la decimazione con l’annientamento di una intera leadership, compreso il segretario Hassan Nasrsallah. Israele lo ha infiltrato, lo ha colpito con i raid e tattiche inattese. La trappola dei cercapersone esplosivi è la dimostrazione più netta. Per mesi l’Idf, insieme al Mossad, ha inseguito ed eliminato ufficiali, addetti alle armi, esponenti politici. Allo stesso tempo gli israeliani hanno preso di mira i consiglieri iraniani, eliminandone un gran numero. Gli ultimi cinque appena pochi giorni fa.

La fazione ha dato l’impressione di essere sulla difensiva e in effetti lo era ma ha sfruttato il momento per riorganizzare i ranghi, ottenere nuovi equipaggiamenti, riattivare un network mai completamente distrutto. Ancora una volta li hanno sottovalutati oppure si è preferito avvalorare questa versione a fini politici.

Secondo alcune fonti i pasdaran della Divisione Qods hanno avuto un compito importante nella ricostruzione mentre le vie del contrabbando hanno permesso il flusso di materiale/risorse. E quando è venuto il momento l’ala guerrigliera, in particolare l’unità speciale Radwan, ha dato il suo contributo.

Per gli israeliani i commandos Hezbollah agiscono con nuclei ridotti in grado di muovere dalle zone centrali e a nord del fiume Litani verso sud. Ingaggianoi nemici con gli antitank, sparano salve di razzi e missili, usano droni-kamikaze. Uno di questi velivoli è stato impiegato contro la base britannica di Akrotiri a Cipro, altro segnale di capacità oltre l’orizzonte. 

In un paio di occasioni hanno coordinato gli attacchi in coppia con gli iraniani: le stime sostengono che l’Hezbollah, una struttura con oltre 20 mila uomini, abbia nel suo arsenale migliaia di missili a medio e corto raggio con i quali mettono sotto pressione gran parte dello Stato ebraico e la sua popolazione. 

Una tesi vuole che lo scopo sia anche quello di spingere Tel Aviv ad una costosa operazione di terra al fine di distogliere l’Idf dalla campagna in Iran. Fonti libanesi hanno dichiarato al sito Axios che potrebbe riguardare l’area a sud del fiume Litani.Per contro il coinvolgimento dell’Hezbollah nella guerra ha inasprito il contrasto con il governo di Beirut, perché l’intero Libano rischia di pagare il prezzo più alto per la scelta di una singola fazione.

Le milizie irachene e il rapporto privilegiato con l’Iran

Alcune delle milizie sponsorizzate da Teheran sono state protagoniste di azioni importanti. Hanno preso di mira l’ambasciata Usa, installazioni americane, le basi occidentali in Kurdistan (Italia, Francia, Gran Bretagna), provocato morti e feriti. Possono agire su un territorio vasto, hanno a portata di mano bersagli, le loro caserme – spesso bombardate dagli Usa – ospitano quanto è necessario per impensierire gli avversari. Sistemi lanciarazzi da attivare da remoto non di rado nascosti nei “cassoni” dei camioncini, droni, missili, mortai,

La loro forza deriva dal rapporto con l’Iran, da un appoggio «sociale», dall’essere un vero contropotere, dalla possibilità di ricevere aiuti in modo meno complesso in quanto confinanti con la «casa madre», da una buona organizzazione. Non è una sorpresa perché Teheran ha investito in questo paese da decenni e su più livelli. Le autorità di Bagdad sono nel mezzo: da un lato non possono/riescono a fermare le iniziative dei militanti, dall’altro assistono alle ritorsioni del Pentagono. Una duplice perdita di sovranità.

Gli Houthi in attesa del «colpo micidiale»

Gli Houthi yemeniti, la terza costola dell’Asse, restano in agguato nello Yemen ma non hanno ripreso le ostilità per ostacolare la navigazione. È una componente molto temuta, con una tradizione guerresca e disposta ad incassare fendenti. I miliziani hanno svolto la funzione di avanguardia testando sul campo da alcuni anni gli equipaggiamenti forniti dalla Repubblica islamica, gli stessi poi utilizzati dai pasdaran nei successivi conflitti. 

Gli strike Usa e israeliani hanno avuto effetti limitati e comunque non sono riusciti a neutralizzare la minaccia. Sui motivi dell’attesa sono state fornite spiegazioni diverse. Primo. Ci sarebbe in corso un dibattito tra interventisti e coloro che preferiscono stare a vedere. Secondo. Si muoveranno solo se Teheran vorrà ampliare il fronte con un secondo colpo micidiale sulle rotte del petrolio. Terzo. Non sono semplici pedine ma hanno una autonomia decisionale. Quarto. Devono pensare alla situazione interna, mai facile. E forse sono interessati ad una possibile stabilizzazione attraverso contatti con i sauditi nonostante la rivalità. Quinto. Tutto può cambiare rapidamente.

Le intelligence seguono con apprensione. Proprio Riad sta dirottando parte del greggio sulla pipeline che porta a Yanbu sul Mar Rosso, un modo per aggirare l’imbuto di Hormuz. Una ripresa degli agguati alle navi lungo questo percorso avrebbe ripercussioni disastrose.

14 marzo 2026 ( modifica il 14 marzo 2026 | 10:01)