IL TESTAMENTO DI ANN LEE. Nelle sale

Ci sono film che partono con le migliori intenzioni: un’idea coraggiosa, una storia ricca di significati, un cast artistico di assoluto rilievo. Un trust di cervelli che dà garanzie e percezioni positive. E magari, apparecchiata la tavola, niente risulta fuori posto. Ma il risultato lascia freddi, perplessi, lontani. È il caso de Il testamento di Ann Lee della regista norvegese Mona Fastvold che, detto per inciso, è la moglie di Brady Corbet, musa e collaboratrice storica dell’acclamato autore di The Brutalist. Vita avventurosa di Ann Lee, una mistica nata nel 1736 a Manchester, Gran Bretagna, divenuta leader di una setta di quaccheri, lo Shaker Movement (Società Unita dei Credenti nella Seconda Apparizione del Cristo) che aveva come elemento estatico-distintivo una scomposta danza rituale. Ann fu perseguitata per il suo credo, arrestata, torturata. Fuggì negli Stati Uniti, dove dopo aver attraversato tempeste e altre catastrofi morì a 48 anni. 

Gli adepti la consideravano l’equivalente femminile di Cristo,
ma la setta – come informano i titoli di coda – non raggiunse mai un’adesione adeguata all’impegno di Ann. Fastvold segue i tormenti della sventurata da sposa traumatizzata a guida carismatica del gruppo, favorevole all’obbligo di celibato e all’espiazione estrema, alla testa della comunità in America nel 1774 quando il movimento giunse alla massima espansione. La trovata è che il film è un musical, il che sottolinea il dramma e incornicia con un’eccellente resa espressiva le palpitazioni ascetiche di Ann Lee. Ma stenta ad arrivare allo spettatore, a colpire, a incidere. La fede cocciuta di Ann Lee è un retaggio dell’infanzia, quando batte tutte le amiche per devozione. Poi la vediamo operaia in una fabbrica tessile insieme al fratello minore amatissimo, sposata e madre di quattro figli che perde tutti tra atroci sofferenze per quella che crede una maledizione divina, subendo violenze che la allontanano dal sesso, ritenuto una barriera verso il Regno di Dio. 

Agli shakers (scuotitori) propone una vita fatta di sacrifici, digiuni, astinenze e preghiera, autoproclamandosi continuatrice dell’opera di Gesù Cristo, in pratica la parte femminile di Dio. Perseguitata e più volte arrestata per blasfemia, se ne andò con i discepoli nel Nuovo Mondo creando una comunità rurale in coabitazione con i nativi. Ma anche lì si scontrò con l’intolleranza del sistema, subendo fustigazioni e lapidazioni. Il calvario di Ann si pone al bivio tra utopia e fanatismo. Mona Fastvold firma un’opera ambiziosa, anche tecnicamente. Eccessiva come un sabba, con una descrizione potente e insieme ampollosa del percorso di Ann Lee senza tuttavia arrivare a catturarne lo spirito rivoluzionario. 

Nei momenti topici sembra di seguire il cammino di autodistruzione di una comunità di ossessi / posseduti in lotta con il mondo. Le umiliazioni subite da Ann Lee si trasformano in una guerra di autodeterminazione femminista. Amanda Seyfried descrive in maniera eccellente la sua Ann: fragile, coraggiosa, inflessibile, invasata, irraggiungibile. I momenti migliori sono quelli in cui il musical irrompe nella vicenda spolverando l’atmosfera da certi torpori autoflagellatori, da un senso di tragedia ineluttabile, di fine già scritta che tolgono respiro allo sviluppo del film. Fastvold cerca la giusta distanza ma non disdegna la partecipazione commossa e compie un interessante lavoro sui corpi, le ossessioni, il distacco dal reale, legandosi alla colonna sonora di Daniel Blumberg. Nelle interviste ha spiegato: «Non condivido le idee di Ann Lee. Però mi appassiona il desiderio che la muove di giustizia, trascendenza e grazia per tutti». Con tutto questo, Il testamento di Ann Lee nei suoi 130 visionari minuti, è, alla fine, un film difficile che impone attenzione, disponibilità e un atteggiamento di resistenza cinefila con cui occorre venire a patti. 

IL TESTAMENTO DI ANN LEE di Mona Fastvold 
(Gran Bretagna, 2025, durata 130’, The Walt Disney Company Italia) 

con Amanda Seyfried, Thomasin McKenzie, Lewis Pullman, Tim Blake Nelson, Christopher Abbott, Shannon Marie Woodward 
Giudizio: 3 su 5 
Nelle sale