di
Francesco Bertolino e Valentina Iorio

Lunedì 9 marzo il prezzo del petrolio è passato da 120 a 84 dollari in 24 ore, venerdì è tornato a salire. Ma tutte le attività finanziarie sono alla mercé dei post della Casa Bianca

I mercati fanno i conti con il «fattore Trump»: i post, le dichiarazioni a mezzo stampa, le telefonate del presidente degli Stati Uniti stanno facendo oscillare le attività finanziarie a una velocità senza precedenti. Creando occasioni enormi di profitto per gli speculatori e rendendo invece molto difficile orientarsi per gli investitori ordinari. Le dichiarazioni contraddittorie del presidente americano sulla guerra hanno contribuito a peggiorare la situazione. Quella che si è conclusa venerdì 13 marzo è stata un’altra settimana in altalena, con le piazze mondiali che hanno seguito le fluttuazioni del greggio.

L’altalena del petrolio

L’altalena del petrolio negli ultimi giorni ha dimostrato ancora una volta quanto pesi il fattore Trump. Lunedì 9 marzo le quotazioni del greggio hanno registrato in un’unica giornata il più ampio balzo in avanti di sempre e il più rapido rinculo della storia nel giro di meno di 24 ore. Prima, i timori di un blocco prolungato dello stretto di Hormuz hanno spinto i prezzi del petrolio a un rialzo repentino di 26 dollari, avvicinando i 120 dollari al barile. Poi, nella serata europea, è intervenuto Trump, ventilando una prossima conclusione della guerra che avrebbe raggiunto i suoi obiettivi. Quali, non è dato sapere; tanto, però, è bastato per far precipitare in un attimo il petrolio a 84 dollari. Cosa è cambiato? Trump ha parlato. Venerdì il greggio è sceso con decisione a metà seduta, sulla scia dell’annuncio che gli Usa compreranno petrolio russo dalle navi già in transito. Ma poi è risalito a fine giornata: il Wti ha chiuso con un balzo del 3,36%, a 98,95 dollari al barile, il Brent con un rialzo del 2,87%, oltre quota 100, fino a 103,34 dollari. 



















































I dazi e il «buy» di Trump

Quanto accaduto al petrolio è già successo ad altre attività finanziarie nei 14 mesi di presidenza del magnate repubblicano. A inizio aprile, per esempio, la raffica di dazi su tutto il mondo del «Liberation Day» ha abbattuto le Borse, inferendo un colpo che non si vedeva dal panico da pandemia del 2020. Poi, il 9 aprile – preceduto da un post “malandrino” e criptico «Ora è il momento di comprare» – Trump ha annunciato la sospensione delle tariffe per 90 giorni per avviare trattative commerciali con tutti i Paesi del mondo. Risultato: l’S&P 500, l’indice principale di Wall Street, ha guadagnato il 9,5% in una seduta, il terzo maggior rialzo dalla seconda guerra mondiale, mentre il listino tecnologico Nasdaq ha guadagnato il 12%, mettendo a segno il secondo rimbalzo più alto della sua storia. 

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Alti e bassi delle cripto

Da qualche tempo, però, anche materie prime come rame e  argento hanno iniziato a diventare volatili quanto le azioni e le criptovalute. Quest’ultime, non a caso, sono state le prime a sperimentare l’influenza del fattore Trump, aggiornando record su record all’indomani dell’elezione del magnate alla Casa Bianca, quando era tutto un parlare di Stati Uniti come «capitale delle cripto» e di nuove iniziative presidenziali come i meme-coin di Donald e Melania Trump. Poi l’inquilino dello Studio Ovale ha perso un po’ interesse per il tema e il bitcoin ha perso il 43% dal picco.

Le oscillazioni dell’oro

Neanche i beni rifugio sono al riparo dal fattore Trump: prova ne sia l’andamento del metallo più prezioso. Il 28 gennaio il prezzo dell’oro è salito di 235 dollari, il maggior guadagno della storia, sospinto dalla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, dai venti di guerra in Iran e dall’aspettativa che Trump nominasse alla guida della Federal Reserve un banchiere incline a tagliare i tassi. Poi la Casa Bianca ha scelto a sorpresa Kevin Warsh, un profilo in apparenza indipendente. Immediatamente, l’oro è sprofondato del 7% sotto quota 5000 dollari. 

Il boom dei prediction market

L’investimento in attività finanziarie non è mai stata una scienza esatta, ma con Trump sembra diventato sempre più simile a un casinò, dove è il presidente degli Stati Uniti a dare le carte e a decidere quando estrarre quelle vincenti e quelle perdenti. In questo quadro non stupisce che una parte dei flussi di investimento si stia spostando sui cosiddetti «prediction market», piattaforme su cui si può scommettere su qualsiasi evento futuro: elezioni, guerre e, persino, il ritorno di Gesù entro il 2027. E dove i «bene informati» stanno piazzando puntate significative con tempismo sospetto su avvenimenti come l’attacco israelo-americano all’Iran o l’arresto di Maduro.

Quanto pesa la guerra

In due settimane di guerra in Medio Oriente, le Borse europee hanno bruciato oltre 1.100 miliardi di euro di capitalizzazione. Lo stoxx 600, l’indice che raggruppa i principali titoli quotati sui mercati azionari europei, ha registrato un calo 6%, spazzando via 1.162 miliardi di capitalizzazione. A Wall Street, l’indice S&P 500 è sceso del 3,6% dall’inizio della guerra. Si tratta di una reazione tutto sommato contenuta, di fronte un conflitto che minaccia di sconvolgere l’economia globale.  Al punto che alcuni hanno iniziato a chiedersi se i mercati non stiano sottovalutando la portata della guerra, come scrive Katie Martin, giornalista e membro del board del Financial Times.  Anche perché, questa volta, fare marcia indietro per Trump rischia di essere molto più difficile di quanto non lo sia stato con i dazi. «L’Iran può facilmente bloccare le forniture globali di petrolio mantenendo lo Stretto di Hormuz chiuso, e il suo nuovo leader ha dichiarato di voler fare proprio questo. Ci riuscirà? Ancora una volta, non lo sappiamo», scrive Martin.

Quanto ha perso Piazza Affari

Anche Piazza Affari finora non si è fatta prendere dal panico, al netto di alcune giornate di ribassi più significativi. «Il mercato italiano da inizio anno ha avuto un andamento piatto.  Da fine febbraio a oggi la capitalizzazione di Piazza Affari è passata da 1.100 miliardi di euro agli attuali 1.052 miliardi. Dall’inizio del conflitto ha perso quindi 48 miliardi. L’indice FTSE Italia All-Share ha perso il 4,4%, mentre il Ftse Mib ha perso il 4,2%. Una perdita contenuta, soprattutto se consideriamo che lo scorso anno la Borsa italiana è salita di oltre il 30%. Altri listini europei hanno fatto peggio: il Dax di Francoforte ha perso il 6,3% e il Cac di Parigi il 6,6%», evidenzia Alberto Villa, responsabile Equity Research di Intermonte. 

Male l’industria, corrono difesa ed energia

«Se guardiamo ai singoli titoli, il quadro è variegato. I titoli dell’industria sono quelli che hanno risentito di più dell’escalation in Medio Oriente, ma le vendite hanno colpito anche le banche e in generale il settore finanziario. E si sono inoltre verificate anche alcune prese di profitto su beni rifugio come oro e argento. Solo pochi titoli sono andati bene, in particolare quelli dell’energia e della difesa», aggiunge. «In generale possiamo dire che i mercati non stanno prezzando uno scenario catastrofico. Se non ci fosse stato il blocco di Hormuz, la reazione sarebbe stata ancora più contenuta», dice Villa. «Il mercato italiano per ora si difende bene e ci attendiamo che possa crescere anche quest’anno, a meno che non ci sia un reale peggioramento del contesto economico». 

Gli effetti sui tassi di interesse

Il timore che il conflitto possa comportare una prolungata interruzione delle forniture di petrolio dal Medio Oriente, ha già spinto al rialzo i prezzi. Se la corsa dovesse continuare e il greggio dovesse rimanere a lungo intorno a quota 100 dollari o addirittura sopra, l’inflazione potrebbe tornare a correre. Secondo il responsabile Equity Research di Intermonte questo potrebbe portare a una significativa revisione delle aspettative sui tagli dei tassi. Aspettative che si sono già ridimensionate.  «Non credo che nel breve periodo ci saranno rialzi dei tassi – conclude Villa – ma sicuramente uno scenario più espansivo non è più lo scenario base, almeno nel breve termine».

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14 marzo 2026 ( modifica il 14 marzo 2026 | 14:18)