di
Giulia Taviani

Candidato come miglior documentario agli Oscar 2026, «La vicina perfetta» racconta l’omicidio di Ajike Owens da parte della vicina Susan Lorincz, infastidita dagli schiamazzi dei bambini. Il film è stato realizzato usando le bodycam della polizia ed è disponibile su Netflix

Il documentario sull’omicidio di Ajike Owens da parte della sua vicina di casa Susan Lorincz è più di un semplice racconto su quanto accaduto la sera del 2 giugno 2023. Per un’ora e quaranta, la regista Geeta Gandbhir offre un resoconto in prima persona dei fatti, grazie alle immagini realizzate dalle bodycam degli agenti chiamati più volte nel quartiere di Owens proprio da quella vicina che dopo due anni di liti le ha sparato il colpo fatale. Una scelta non solo stilistica che è valsa a Gandbhir la nomination agli Oscar 2026 per il miglior documentario. The Perfect Neighbor: la vicina perfetta è disponibile anche su Netflix.

La colpevole è una donna di 60 anni. Quando viene arrestata per l’omicidio di Owens si appella con tutte le sue forze alla legge della Florida sulla legittima difesa. Ma per il giudice non è così: si è trattato solo di rabbia, pura rabbia. Erano anni che Lorincz denunciava Owens e i vicini di casa per gli schiamazzi dei figli, incapaci – a suo dire – di restare fuori da quella che lei considerava la sua proprietà privata.



















































La prima denuncia: «Owens mi ha colpita con un cartello»

La denuncia con cui si apre il documentario risale al 25 febbraio 2022. Susan Lorincz si è trasferita da un anno circa in un quartiere residenziale nella città di Ocala, in Florida. Lorincz è una donna bianca, intorno ai 60, single e con un lavoro che le permette di stare spesso a casa. Quel giorno decide di chiamare la polizia: è stanca degli schiamazzi dei figli dei suoi vicini di casa che, a suo dire, continuano a invadere la sua proprietà, disturbandola e – a volte – perfino minacciandola. Sarà la prima di numerose denunce e altrettanti interventi da parte delle forze dell’ordine.

In quel caso però, l’accusa è anche di aggressione. Secondo Lorincz, Ajike Owens, una madre nera di 35 anni che vive nel quartiere con i suoi quattro figli, le ha tirato contro un cartello. «Non ha mai rappresentato una minaccia – racconta di Owens un’altra vicina -. Ha un bambino piccolo e sta sempre in casa con lui, sono gli altri figli che escono a giocare». Owens ha lavorato per un periodo come responsabile di un punto McDonald’s della zona, ma ha sempre dato priorità alla sua famiglia, cercando di stare quanto più possibile con i figli, sacrificandosi per mandarli in una scuola privata.

La versione che Lorincz fornisce alla polizia è però quella di una donna violenta: «Mi ha colpito con un cartello, dopo che ho chiesto ai suoi figli di andare via dalla mia proprietà». Il cartello in questione è uno di quelli che delimitano la proprietà privata, che l’affittuario di Lorincz ha messo nella sua parte di giardino, specificando però che è valido solo per la piccola porzione di sua appartenenza, di certo non per tutto il verde che condivide con il vicino di casa.

Il 25 febbraio gli agenti arrivano nel quartiere, e come ogni volta ascoltano entrambe le versioni: per Lorincz la donna l’avrebbe aggredita, per Owens (e gli altri vicini) ha semplicemente gettato via il cartello senza colpirla. Un’altra donna aggiunge: «Posso solo dire che la signora tormenta sempre i bambini. Cerca di riprenderli con il telefono e gli inveisce contro». Non ci sono foto e video di quanto accaduto, dunque gli agenti procedono con un semplice verbale.

«Mi minacciano, ma io sono la vicina perfetta»

Le immagini delle bodycam che seguono riportano gli altri interventi delle autorità nel quartiere, sempre chiamate da Lorincz. Le date vanno dal 10 agosto 2022 al 22 dicembre 2022, al 14 marzo 2023, fino a un mese prima dell’omicidio.

Le lamentele sono sempre le stesse: i bambini non dovrebbero «urlare, correre in giro, o stare qua vicino». La donna arriva perfino a sostenere di ricevere minacce di morte da parte loro, mentre i bambini raccontano di appellativi razzisti o offensivi, come «schiavi» e «ritardati», e che in un’occasione Lorincz avrebbe cercato di spaventarli mostrando loro una pistola. I genitori riferiscono che la donna a volte esce di casa e rimane ferma a fissare la gente, riprendendo i bambini di nascosto.

«Temo per la mia incolumità, ho molta paura, mi minacciano dicendomi che mi faranno picchiare o ammazzare. Ma io non dò fastidio a nessuno, sono la vicina perfetta» la si sente dire in una chiamata. Lei li vorrebbe vedere in prigione, ma senza prove si deve accontentare sempre e solo di un verbale.

Prima la chiamata al 911 e poi lo sparo: «Era legittima difesa»

Venerdì 2 giugno 2023, alle 20.55, Lorincz chiama il 911 per chiedere un’intervento: i bambini sono tornati sulla sua proprietà e dopo averli invitati ad andarsene, hanno minacciato di chiamare i genitori. Dopo questo ha sentito «colpi così forti che ha tremato tutto e Owens dire che mi avrebbe ucciso».

Secondo il racconto del figlio di Owens, di nove anni, dopo essersi presentato alla porta della donna per chiederle di ridargli il tablet, lei gli ha lanciato dei pattini contro; e così ha chiamato prima il fratello maggiore e poi la madre.

La chiamata di Lorincz alla polizia dura 5 minuti. Una volta riattaccato, alle 20.59 Owens si presenta alla porta di Lorincz bussando per farsi aprire e urlando: «Perché hai preso il tablet di mio figlio?». Altri colpi alla porta. Poi uno sparo. Le telecamere di una casa vicino riprendono il bambini in lacrime: «Chiamate la polizia, ha sparato a mia madre».

Facciamo un passo indietro. Quando Owens si presenta alla porta della sua vicina, Lorincz è chiusa dentro. Racconta di essersi spaventata al punto da temere per la propria vita e di averle chiesto di andare via, ma invano. In preda al panico, non è riuscita a trovare il telefono per chiamare aiuto. Poi i colpi alla porta si sono placati. Lorincz è andata in bagno, e quando è uscita sono ricominciati. Credendo che la vicina sarebbe potuta entrare in casa da un momento all’altro, ha recuperato la pistola e ha sparato alla porta, colpendo Owens alla spalla destra. Secondo i primi interrogatori, tutto questo sarebbe avvenuto in una decina di minuti.  

Ma alle 21.02 – esattamente tre minuti dopo aver riattaccato – Lorincz chiama di nuovo il 911: «Voleva sfondare la porta. Ho sparato. Non sapevo che fare».

Le autorità arrivano sul posto. Susan è ancora dentro, armata. La bodycam dell’agente riprende il momento in cui viene messa in stato di fermo e portata in centrale. Nel frattempo Owens viene portata in ospedale, dove muore. Le immagini si soffermano sul momento in cui la polizia dà la notizia alla famiglia, catturando lo straziante dolore dell’ex marito e dei figli.

La condanna a 25 anni per omicidio colposo

Lorincz per tutto il processo sostiene di aver agito per legittima difesa, invocando la legge della Florida «Stand Your Ground» (che consente l’uso della forza letale se si percepisce un pericolo). Tuttavia, le indagini dimostrano che non era in pericolo imminente, trovandosi dietro una porta chiusa.

Il 25 novembre 2024, Lorincz viene giudicata colpevole di omicidio colposo e condannata a 25 anni di prigione. Secondo il giudice, lo sparo è stato dettato più dalla rabbia che dalla paura.

Secondo i dati di Gandbhir, le leggi «Stand Your Ground» sono state collegate a un aumento dall’8 all’11% dei tassi di omicidio, pari a circa 700 morti in più all’anno. Senza considerare la disparità razziale evidenziata dalla ricerca: i bianchi pare abbiano più successo nell’ottenere la legittima difesa, in particolare quando uccidono persone nere. 

14 marzo 2026