«La parola poetica, amici, è quella che dice davvero la realtà sulla morte. Non la cronaca, non il referto medico, non la nuda notizia. La poesia. Perché la poesia percepisce ciò che gli occhi non vedono: la vita che resiste, che continua, che abita ancora, pur nell’invisibilità dello sguardo. L’artista, il poeta, l’attore, lo scrittore – ed Enrica lo è stata in modo profondo – ha questo dono: penetra l’invisibile. Vede le assenze e le dona voce. Sente le risate che non arrivano più, eppure le racconta. Percepisce i sorrisi fragranti, l’ironia pungente, e li trasforma in parole che restano. Ecco il paradosso: l’assenza è piena di presenza. Il silenzio è abitato da voci. La morte non ha cancellato niente, ha solo trasfigurato». Sono alcune delle parole dell’omelia di monsignor Antonio Staglianò, dette durante il funerale di Enrica Bonaccorti. «Enrica, con la sua scrittura, con la sua poesia, con le sue novelle, ha fatto esattamente questo per tutta la vita: ha tenuto aperta la porta – ha aggiunto -. Ha dato voce a chi non ce l’aveva. Ha raccontato le assenze, i dolori taciuti, le gioie nascoste. Ha penetrato l’invisibile dei suoi personaggi, e ce li ha restituiti vivi, veri, pulsanti. Oggi siamo qui per dire che quella porta che lei ha tenuto aperta per noi, ora è dio a tenerla aperta per lei». Il vescovo ha poi letto alcuni dei versi di Bonaccorti: «Sulla pelle e sulla carta lascia solchi l’esistenza / rughe / che agli altri contano i miei anni / righe / che a me raccontano la vita. Con questi versi Enrica ci ha aperto il suo mondo. Oggi siamo qui, di fronte al solco più profondo: il silenzio della sua morte. Un silenzio che sembra voler ingoiare tutto: le sue risate, le sue parole, i suoi racconti, le sue poesie. E tuttavia, il silenzio di chi abbiamo amato – ci insegna la fede -, non è un silenzio vuoto. È un silenzio che parla. È quel come un grido taciuto che lei stessa amava citare da Pavese. È un suono più veloce della luce, che oggi dobbiamo imparare ad ascoltare con il cuore. Enrica non è stata solo una scrittrice. È stata una cercatrice di verità”. Staglianò ha concluso dicendo: «Enrica, sarai indimenticabile per i solchi che hai lasciato sulla carta e nei nostri cuori. Sarai indimenticabile perché ci hai insegnato che, anche quando ‘il tempo frana veloce come una slavina’, l’unica cosa che conta è l’amore che doniamo. Sarai indimenticabile perché hai vissuto, e non solo vivacchiato, e nella sconfitta non ti sei arresa, ma hai continuato a cercare la luce, a cercare la bellezza, a cercare l’amore». In conclusione delle esequie Eleonora Daniele ha letto la Preghiera degli artisti. Poi, il fisico Valerio Rossi Albertini ha letto una novella di Bonaccorti, ricordando poi che «Enrica era una donna dal multiforme ingegno» e «la sua curiosità mi stimolava molto». Tra i presenti ci sono anche Mara Venier, visibilmente commossa, Gloria Guida, Pino Strabioli, Michele Guardì, Franco Nero e Giancarlo Magalli.