VENEZIA – La nuova frontiera del vandalismo lagunare, dopo il proliferare dei graffiti da stazioni di periferia, si chiama invasione di stickers. Adesivi, per dirla in italiano, che una volta appiccicati diventano parte integrante di un paesaggio degradato, e non c’è verso di staccarli: se metterli è questione di un attimo, per eliminarli ci vogliono ore di lavoro, con il rischio di danneggiare il supporto su cui sono poggiati, sia esso un lampione di metallo, una cassetta postale, l’insegna di un negozio.
Ma sono tutt’altro che tramontati anche i graffiti, contro cui si sono schierate anche negli ultimi anni molte associazioni veneziane, da Venessia.com a Masegni e Ninzioleti, che ad esempio avevano organizzato la dipintura delle saracinesche del ponte di Rialto, imbrattate appena fresche di restauro.

APPROFONDIMENTI







Il progetto

Per sensibilizzare i giovani a capire la differenza tra vandalismo e street art, ecco un progetto della Fondazione di Venezia, con il supporto del Comune, che punta a far riflettere i giovani grazie a professionisti del settore: Christian Gangitano e Leone Solia per leggere la urban art da vicino e Pablo Pinxit incaricato dell’opera conclusiva, prevista a maggio. «Un modo per capire regole, linguaggi, confini, senso dello spazio pubblico con uno sguardo artistico, prima che didattico. Un progetto che prenderà forma in un murales a Sacca Fisola, costruito insieme all’artista Pablo Pinxit e restituito alla comunità» secondo la Fondazione.
Il progetto è rivolto agli studenti delle scuole medie, e punta a favorire la conoscenza della street art e dell’arte pubblica come linguaggio espressivo contemporaneo e accessibile, stimolando la creatività individuale e collettiva, l’osservazione critica, la capacità progettuale e il lavoro di gruppo. Ma anche a educare al rispetto degli spazi comuni, alla legalità e all’estetica urbana per arrivare a un’opera d’arte collettiva.

I ristori

E anche l’assessore Sebastiano Costalonga prende la parola nel dibattito, sottolineando che «in una città che è essa stessa un’opera d’arte, vandalizzare un muro con scritte o murales non è un atto creativo, ma uno sfregio all’identità collettiva. Proprio come ci scandalizzeremmo nel vedere uno spruzzo di vernice sulla Gioconda, dobbiamo difendere i nostri passi storici e i monumenti vincolati dalla Soprintendenza con la stessa fermezza».
Per questo Costalonga ha proposto un’integrazione al “bando spaccate”, uno strumento che già prevede rimborsi per le attività che subiscono danni da furto o tentato furto. Sarà incluso anche il ristoro delle spese sostenute per la pulizia a seguito di atti vandalici, come le scritte su saracinesche e muri. L’assessore racconta di aver accolto di buon grado la presentazione, da parte di un imprenditore locale, di una vernice innovativa anti-graffito che permette di rimuovere qualsiasi imbrattamento semplicemente con l’uso di un panno e dell’acqua.

«L’efficacia di questa soluzione passa però anche attraverso una scelta tecnica consapevole, come l’installazione di serrande lisce al posto di quelle tradizionali, così da agevolare l’applicazione della protezione e la successiva manutenzione – racconta Costalonga – al di là dell’intervento economico e tecnico, il nostro obiettivo primario resta quello di insegnare alle nuove generazioni il rispetto profondo per l’ambiente che ci circonda, per la proprietà altrui e per il bene pubblico. Bisogna spiegare che la urban art o la street art non possono essere praticate ovunque, ma possono avere un aspetto estremamente positivo se inserite in percorsi di recupero di aree degradate, sempre in totale accordo con il Comune, la Soprintendenza e tutti gli organi preposti.
Un esempio virtuoso potrebbe essere anche il recupero del campo sportivo di Santa Marta: in questi contesti, l’arte urbana diventa uno strumento ‘anti-degrado’, capace di attrarre l’interesse di grandi aziende che non si limitano alla sponsorizzazione estetica, ma partecipano attivamente alla fornitura di attrezzature per rendere le aree idonee all’utilizzo e non solo confortevoli alla vista. Se indirizzata verso obiettivi comuni e aree idonee, questa attività è una risorsa preziosa».