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Massimiliano Nerozzi, inviato a Udine
I bianconeri tornano a vincere anche in trasferta dove non accadeva da inizio febbraio, decisiva la rete dell’esterno arrivato a gennaio. Spalletti mette pressione su Roma e Como
Controllando la sfida ben più di quel che non dica il risultato — in bilico fino alla fine, ma senza correre grandi rischi — la Juve torna da Udine con quel che voleva: una vittoria e il quarto posto che potrebbe pure restare suo se, nel pomeriggio di domenica, Como e Roma pareggiassero. Nel peggiore dei casi, i bianconeri si ritroverebbero a meno uno dalla zona Champions: dalla notte più cupa al giorno più raggiante, per come s’era messa la classifica. Luciano Spalletti la vince a modo suo, con possesso e palleggio (56 per cento di possesso al gong), e una pericolosità (3,08 di expected goals) che non diventa realtà solo per questioni di mira (8 tiri nello specchio su 22).
Nel frattempo, alza un bel muro di cemento armato dietro, visto che Madama arrivava da quattro trasferte con almeno tre reti subite, tra campionato e coppe. L’ha vinta a modo suo pure alla lavagna: il centravanti è stato di nuovo lo spazio, nel quale s’è trovato alla grande Jeremie Boga, al terzo gol nelle ultime tre partite, il miglior acquisto di gennaio (e non solo): prestito con diritto di riscatto a 4,8 milioni di euro.
La Juve si prende campo e pallone fin dall’inizio, con squadra corta e baricentro alto, pressing e grande attenzione difensiva: un mix che restituisce palloni recuperati e transizioni. Anche se poi, il tridente light inizia a funzionare solo quando Lucio, dopo mezzoretta, dirotta Yildiz a sinistra — fin lì, missing in (non) action — e mettendo Boga sotto le spoglie del nueve. «È il calcio moderno, per avere una fluidità come il Bayern», aveva detto l’allenatore prima dell’inizio, spiegando la rinuncia a un vero centravanti (vero si fa per dire). Piano tattico che più chiaro non si poteva: «Mettere la gara sulla qualità, per superare la loro fisicità».
Decide il gol dell’esterno ivoriano-francese, innescato da una fuga rugbystica di Yildiz, che resiste alle sportellate del difensore e mette nell’area piccola un pallone da buttare dentro. Dall’opposto orizzonte imperversava Conceicao, ma alle prese con il solito problema: dopo ogni dribbling, un dilemma. Juve comunque padrona e, subito dopo, a un metro dal raddoppio (Okoye salva su Cambiaso). L’Udinese prova a prendere coraggio e prato nella ripresa, ma il controllo resta altrui. Di più, la Juve farebbe bis, bello anche — Conceicao-Yildiz-Conceicao — ma la Var annulla per fuorigioco di Koop, rimasto incautamente sullo stuoino del portiere. Per lo sprint finale, Spalletti cambia ancora: Gatti per Boga e Miretti per Conceicao, difesa a quattro e McKennie centravanti. Meglio il texano, si deduce, di chi dovrebbe essere del mestiere (David e Openda). Con il prossimo rientro di Vlahovic, chissà quando (e se) li rivedremo.
14 marzo 2026 ( modifica il 14 marzo 2026 | 23:11)
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