di
Riccardo Bruno

Giovanna Cardile: «Sono stato adottata, ora insegno. Con Confindustria stiamo studiando un progetto per aiutare i giovani. Vorrei che fosse istituita una Giornata per chi rimane da solo»

Che cosa ricorda di quella sera del venerdì santo di 41 anni fa?
«Era tardi. Suonarono alla porta. Mia nonna materna aprì, lui teneva dietro la schiena un fucile, nascosto in un sacco nero di plastica. Le sparò, la vidi cadere a terra in un lago di sangue. Io ero accanto a mia madre, lei cercò di scappare, mi misi in mezzo. Lui mi spostò, evidentemente era capace di intendere e di volere, e colpì anche lei».

Giovanna Cardile aveva cinque anni e mezzo quando quello che non chiama mai «padre» («Secondo me non è degno di essere chiamato così») uccise a Messina la moglie Rosalba Tedesco e la suocera Elvira Tracara. Giovanna venne adottata («Sono stata fortunata, dopo poche settimane mi venne naturale chiamarli papà e mamma»), si è laureata (cinque volte: Belle arti, Educazione, Psicologia), e ora fa l’insegnante a Piacenza.



















































Cosa ricorda della sua madre naturale?
«Ho un’immagine molto nitida: mi dava dei puffi, che ancora custodisco, e per farmi mangiare dei pezzettini di mela mi faceva giocare su un tappeto verde».

Com’era?
«Una persona dolce che voleva essere indipendente. Aveva conosciuto il marito quando aveva 16 anni, lui era molto più grande. Avrebbe voluto continuare a studiare storia dell’arte ma lui non glielo permise. Persino la patente la prese di nascosto».

Lui era violento?
«Subito dopo il matrimonio mia madre iniziò a subire ogni tipo di angheria, fisica, economica, psicologica. Così decise di lasciarlo e, con me e mio fratello più grande, si trasferì dai suoi genitori».

Ha più rivisto quell’uomo?
«È stato condannato a 30 anni poi ridotti a 27. Quando è uscito, mi è sembrato di intravederlo ma non si è mai avvicinato. L’ho sentito una volta tramite gli avvocati. È rimasto sempre un violento. È morto due anni fa, da solo».

Ha detto di essere stata fortunata a trovare un’altra famiglia.
«La figura di mio padre è stata molto importante perché ha dovuto sostituire quello che era stato il carnefice. Mi ha aiutato a non odiare colui che aveva ucciso mia madre, perché sarebbe servito solo a farmi stare male e mia mamma non sarebbe tornata. Mi ha fatto capire che non tutti gli uomini erano come quello lì, e questo mi ha portato ad avere delle relazioni sane. Grazie al volontariato, mi ha insegnato ad avere rispetto del mio dolore, a non piangermi addosso, a comprendere che avevo avuto la fortuna di rinascere».

Dopo 40 anni, i femminicidi sono ancora tanti. Lei adesso è un’insegnante, cosa dice ai suoi studenti?
«Vedo che oggi questi ragazzi hanno problemi di autostima ma anche di gestione della rabbia. Per questo li invito a comunicare, a fidarsi degli insegnanti o dei genitori, a confrontarsi, aprirsi e non trattenere tutto dentro».

Lei si sta impegnando anche per aiutare chi ha avuto una storia come la sua.
«Quando provai ad entrare di ruolo, mi accorsi che nella domanda dava titoli essere orfani di guerra o di mafia, ma non di femminicidio. Dallo Stato non siamo effettivamente riconosciuti. Dal 2020 una legge concede 300 euro al mese, che io considero un aiutino, e solo dopo che c’è una sentenza di primo grado. Passano degli anni, per questo ho contattato la Confindustria di Piacenza, ma c’è l’interesse anche a livello nazionale, per far sì che tramite la richiesta di un legale certificato, un imprenditore, o una banca, possano aiutare chi resta improvvisamente solo».

Ha proposto anche la creazione di una Giornata degli orfani di femminicidio.
«Con l’avvocata Rosy Amaddeo stiamo scrivendo una proposta di legge. Abbiamo il sostegno di associazioni, parlamentari e professionisti, si sta creando una bella rete. Sta nascendo una borsa di studio intitolata a mia madre, e poi vorrei che le venisse riconosciuto alla memoria il diploma che non ha potuto ottenere».

A sua figlia cosa ha detto?
«Con le parole adatte e le ho spiegato tutto. E le ho detto che anche lei è stata fortunata, perché ha avuto due nonne materne».

14 marzo 2026 ( modifica il 14 marzo 2026 | 22:29)