
Maria Gifuni, 20 anni, in una scena di Un bel giorno di Fabio De Luigi. Il suo primo film, in testa al box office.
SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA: AL MASSIMO SI ALLARGA. Soprattutto se poi i “risultati” confermano. Un bel giorno di e con Fabio De Luigi e Virginia Raffaele è in testa al box office italiano. Seguito dal cartoon famigliare Jumpers. Per Fabio De Luigi e Virginia Raffaele è il quarto film insieme. E stavolta con loro c’è la debuttante Maria Gifuni.
Un bel giorno: cast e trama del film più visto in Italia
Questo Un bel giorno segue idealmente Tre di troppo. Allora i due si ritrovavano a essere genitori a causa di una maledizione. Stavolta la scelta è – più o meno – consapevole, e li vede al centro di una famiglia poche volte così allargata, nella quale troviamo i giovani esordienti Alma Teresa Giardina (Sara), Anita Marzi (Matilde), Arianna Gregori (Elena), Leon Castagno (Andrea), Andrea Silvestrini (Ivan), Nicola Mayer (Marco). E Maria Gifuni, cresciuta d’arte con papà Fabrizio Gifuni e mamma Sonia Bergamasco. È lei Vittoria.
La storia è quella di Tommaso (De Luigi). Dalla morte della moglie, la sua vita è stata completamente focalizzata sulla sua azienda di infissi e sulle quattro figlie: Vittoria, Sara, Matilde ed Elena. Incapace di elaborare il lutto e ormai rassegnato a ‘”tenere il mondo fuori”, come recita lo slogan aziendale e come gli ricorda l’unico impiegato alle sue dipendenze, è diventato un uomo triste. Qualcosa potrebbe cambiare quando incontra Lara (Virginia Raffaele) a una festa alla quale lo costringono le figlie. Ma il colpo di fulmine si trasforma in confronto acceso. Accesissimo. Fino al doppio svelamento. Se lui ha 4 figlie, lei ha 3 maschi.

Fabio De Luigi è Tommaso in Un bel giorno: qui è con le 4 figlie. Maria Gifuni è a destra
La recensione di Un bel giorno, com-rom famigliare un po’ appiattita sul già visto
Come non voler bene a Fabio De Luigi? Come non fare il tifo per questo Tommaso, nel suo tentativo di aprirsi alla vita dopo anni di vedovanza rassegnata e paternità patologica? Difficile. Tanto più in una comfort comedy come questa, che punta sulla chimica con l’amica Raffaele e un cast giovane simpatico, espressivo, ben scelto e ben assemblato. Impossibile. Ma questa versione nostrana di Appuntamento sotto il letto (e derivati, da I tuoi, i miei e i nostri a Insieme per forza) ci ha un po’ delusi.
Troppo complicato gestire un cast così allargato. E accordarlo alla comicità fatta di paradossi, cinismo rassegnato e sarcasmo buonista nel De Luigi si sente più a suo agio. Qui purtroppo tutto (anche la sceneggiatura, non la miglior prova degli ottimi Furio Andreotti e Giulia Calenda) risultata appiattito o inverosimile. Tanto da far svettare la versione aggiornata del “lo dimo” di Boris.

Maria alias Vittoria (seconda a sinistra) e le sue sorelle: Alma Teresa Giardina (Sara), Anita Marzi (Matilde), Arianna Gregori (Elena)
Un bel cast, dalla chimica della coppia protagonista ai ragazzi e i comprimari (su tutti)
Per fortuna Raffaele e De Luigi vanno col pilota automatico e le dinamiche tra e con i ragazzi funzionano. Citiamo per tutti, Andrea di Leon Castagno, occasione per tornare a parlare delle difficoltà che incontrano le famiglie che quotidianamente vivono la disabilità (tra i temi intrecciati alla vicenda, insieme a bullismo e fluidità). Ma soprattutto funzionano i personaggi di contorno che, nonostante l’affollamento in scena, rompono l’inerzia e regalano i sorrisi più inattesi.
Il risultato è leggero, piacevole, affettuoso e molto ricco, a partire dai generi che attraversa. Dallo slapstick alla commedia dell’assurdo, dal family movie alla Com-Rom (più che Rom-Com). Non particolarmente sorprendente, dal ritmo a tratti disomogeneo e con un epilogo che diluisce inutilmente un finale carino. Però tocca temi delicati – identità, genitorialità complessa, inadeguatezza – con un pudore reso credibile proprio dai protagonisti più giovani. Il vero cuore della storia, non sempre memorabile, ma a suo modo sincera. Motivo del suo rassicurante e straniante (dalla realtà) successo.
Intervista a Maria Gifuni, alias Vittoria in Un buon giorno
Tutti conosciamo i tuoi veri genitori, Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco. Sembrano piuttosto diversi dalla coppia Fabio De Luigi-Virginia Raffaele…
Quando mi hanno chiesto se mi sarebbe piaciuto avere un padre come quello del film ho risposo “No, è un po’ uno sfigato”. Chissà perché… Alla fine è un padre dolce, che fa tenerezza. Abbiamo lavorato molto insieme perché i due si somigliano e le scene di complicità sono tante. Virginia, invece, purtroppo l’ho vista pochissimo. Ho cercato di capire soprattutto i loro tempi comici, sincronizzarmi con loro: per me sono dei maestri assoluti nel genere.

Con il padre Fabrizio Gifuni al Festival di Venezia 2025. Foto ufficio stampa
Un esordio ideale, come c’è arrivata?
Provino. E un self-tape. Devo ancora trovare il metodo migliore, di solito mi metto in camera con una pila di libri, a riprendermi da sola. Dopo circa una settimana ho ricevuto un callback in presenza, con Fabio: il primo, per me! È stato molto divertente, sono uscita di lì molto leggera. Poi è arrivato un altro callback per un provino incrociato di gruppo. Per altro con le stesse ragazze che poi sono diventate le mie sorelle.
Volevo metterci un po’ di luce
Che effetto le ha fatto vedersi sullo schermo per la prima volta?
Ho visto il film due giorni prima della presentazione e mi aspettavo di uscire molto più desolata. Invece ero contenta, ho cercato di capire se effettivamente fossi riuscita a metterci un po’ di luce. Non so, non voglio dirmelo da sola, però mi sembrava di averlo fatto. Spero.
Su Instagram c’è un messaggio molto bello di suo padre dei tempi in cui ha esordito a teatro in Lisistrata…
A casa c’è sempre stata grande libertà, non mi hanno mai né ostacolata né spinta a farlo. Sono solo contenti per me. Diciamo che mi seguono alla giusta distanza. Poi sarebbe una bugia dire che non sento la pressione, perché avere due genitori così talentosi non è una passeggiata, ma cerco di non pensarci. Avevo iniziato a fare qualcosa già al liceo, un laboratorio che mi ha fatto decidere definitivamente su quel che volevo fare. Però ho trovato dei disegni fatti a 6 anni, e c’era scritto: “Io voglio fare l’attrice perché si può essere mille persone anche se sei una sola”.

Maria Gifuni, Fabio De Luigi, Arianna Gregori, Anita Marzi e Alma Teresa Giardina al photocall del film Un bel giorno. Foto ANSA
Questa “grande libertà” c’è anche quando dovete scegliere che film vedere insieme?
Prima di entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia, che adesso è la mia scuola, mi sentivo ignorante: così ho voluto vedermi 700 film e mi sono impossessata del telecomando! Ricordo Dramma della gelosia, con il monologo di Monica Vitti che ho portato alla selezione del Centro ed è diventato il mio film del cuore in assoluto. Amo anche tutti i film di Scola, di Visconti e di tanti italiani che rivedo con grande piacere la sera, prima di andare a dormire. Ma anche Woody Allen, che non manca mai.
A parte Monica Vitti, c’è un film, un personaggio che sognava di interpretare?
Charlotte di Scarlett Johansson in Lost in Translation, che è un altro film che rivedo tantissimo e mi emoziona da morire.

I genitori di Maria: Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco. Foto Getty
Dopo Un bel giorno? Provini, self-tape e un piano da farmi, magari
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Sto continuando a fare provini e self-tape, spero che questo esordio possa portare presto qualcos’altro. In questi giorni ho la scadenza di un provino in presenza, su una serie. Ma non sono in attesa di risposte, su nessun progetto. Un piano ancora non ce l’ho, sono un po’ impreparata. Però voglio continuare su questa strada e spero davvero porti da qualche parte. Mi rendo conto che siamo tantissimi. Nella mia scuola e alla Volonté, la Silvio D’Amico, ma anche chi non studia in una scuola: siamo tantissimi. A volte viene un po’ l’ansia, mi chiedo: “Ma perché proprio io dovrei andare avanti?”. Ma egoisticamente si deve pensare a sé, prima o poi lo farò un piano.