Essere nel posto giusto al momento sbagliato: è quello che deve aver pensato un pensionato modenese di 64 anni quando, dopo aver prestato il volto per due giorni come comparsa sul set del kolossal “Ferrari” di Michael Mann, si è visto recapitare una richiesta di restituzione dall’Inps da far tremare anche i polsi. Per aver incassato 300 euro lordi di rimborso spese per il suo cameo dedicato al “Drake” di Maranello nel 2022, l’ente gli ha chiesto indietro l’intera pensione dell’anno precedente: ben 34.000 euro.
L’accusa dell’Inps: “Quota 100” a rischio per due giorni di set
Il nocciolo della questione risiede nella natura del contratto. Secondo l’Inps, quella breve presenza sul set configurava un rapporto di lavoro subordinato. Tale inquadramento risultava, secondo l’ente, totalmente incompatibile con la pensione anticipata “Quota 100” di cui l’uomo godeva, giustificando così la revoca del trattamento pensionistico per l’intero anno in cui era avvenuta la collaborazione. Sostanzialmente, per lo Stato, 48 ore davanti a una cinepresa valevano la perdita di un anno di sostentamento fondamentale.
La sentenza: “Lavoro occasionale, non subordinato”
La battaglia legale, portata avanti con il supporto del patronato Inas–Cisl, ha visto trionfare il buon senso. Dopo una prima vittoria al Tribunale di Modena, anche la Corte d’Appello di Bologna ha respinto il ricorso dell’Inps. I giudici hanno stabilito che l’attività della comparsa, limitata al semplice posizionamento sul set insieme ad altre persone, senza mansioni specifiche né direttive vincolanti, non può essere considerata lavoro subordinato. Si tratta, al più, di lavoro occasionale autonomo, una tipologia perfettamente cumulabile con la pensione.
Un principio di giustizia e il monito dei legali
La sentenza non solo ha annullato la pretesa restitutoria di 34.000 euro, ma ha condannato l’Inps a ripristinare la pensione dell’uomo e a restituire le somme eventualmente già trattenute. I legali del pensionato, intervistati dal Resto del Carlino, hanno espresso grande soddisfazione, ricordando l’importanza dei processi e degli elementi obiettivi di analisi all’interno di essi.
«Finalmente è stato ristabilito un principio che avrebbe dovuto essere acquisito: i beneficiari della pensione ex quota 100 che hanno lavorato pochi giorni non perdono il diritto a un anno di pensione come pretende l’Inps».
Gli avvocati hanno inoltre ricordato un punto cardine del diritto: «È onere dell’ente dimostrare che si tratta di lavoro subordinato. Nel frattempo anche la Corte Costituzionale pare aver seguito questa linea».
Una vittoria che non è solo individuale, ma che potrebbe divenire emblema di protezione per migliaia di pensionati dal rischio di sanzioni sproporzionate e ingiuste per collaborazioni sporadiche, simboliche o, a tratti, ricreative.
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