Il format sprint del weekend di Shanghai ha offerto la possibilità di assistere a due sessioni di qualifica nell’arco di 24 ore. Il divario che venerdì ha separato il poleman George Russell da Lando Norris (terzo, e primo tra i non Mercedes) è stato superiore a quello che nelle qualifiche del Gran Premio ha racchiuso i primi sei classificati. Macinare i chilometri aiuta a compattare il gruppo e la dimostrazione più chiara arriva dalla Ferrari.
È stato un sabato molto proficuo per la Scuderia. Nella gara sprint ha centrato un doppio piazzamento sul podio (favorito dai problemi di Antonelli) e poche ore più tardi è arrivata la seconda fila nelle qualifiche del Gran Premio. Alle spalle della Mercedes c’è la Ferrari. A Melbourne il potenziale della SF-26 era emerso soprattutto in gara, mentre a Shanghai sono arrivate conferme sia nella ‘Sprint’ sia, soprattutto, nelle qualifiche di sabato, un fronte, quello del giro secco, dove si erano evidenziate le maggiori criticità.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
La possibilità di disputare due sessioni di qualifica è stata sfruttata bene dagli ingegneri della Scuderia. Le indicazioni emerse sabato si sono rivelate preziose per studiare la gestione dell’energia degli avversari (soprattutto della Mercedes) e l’ottimizzazione si è vista sia nel confronto con la McLaren sia nel distacco dalla pole position. Gli avversari della Stella hanno analizzato nei dettagli ciò che Russell e Antonelli fanno in pista, e questo lavoro sta iniziando a erodere il margine (ancora consistente) di cui la Mercedes dispone.
In gara ci sono lampi di Ferrari, si sono visti in Australia e in maniera più evidente nella sprint di Shanghai, ma si tratta ancora di segnali che non permettono di stabilire con certezza se la Scuderia sia in grado di mettere realmente pressione alla Mercedes fino alle fasi finali della corsa.
È abbastanza chiaro che la SF-26 si esprime meglio a serbatoi pieni, lo è meno il potenziale sulla lunga distanza, quando il peso inizia a calare e la Mercedes sembra essere più a suo agio. Nonostante ciò, c’è un cauto ottimismo sul lavoro che la squadra sta portando avanti. Alla vigilia del weekend di Melbourne – che sembra lontanissimo, ma risale appena a dieci giorni fa – non era chiaro se la Ferrari sarebbe stata seconda, terza o quarta forza. Ora lo scenario appare più definito.
Lewis Hamilton con la madre
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
La SF-26 ha una buona performance in curva, superiore anche a Mercedes, ma nella gestione dell’energia la Stella può contare su un vantaggio consistente. Fino a quando questo equilibrio regge si assiste ad un confronto che permette scambi di posizioni e un bilanciamento di valori. Poi, come si è visto nella gara sprint, sale in cattedra la gestione degli pneumatici. Quando Leclerc e Hamilton perdono performance nei tratti guidati, la Mercedes prende il largo. Sarà interessante verificare nella gara di domani se si riproporrà questo copione.
Charles Leclerc con George Russell dopo la sprint race
Foto di: Peter Fox / Getty Images
La seconda fila conquistata a Shanghai resta comunque un segnale nella giusta direzione. Il gruppo di lavoro sembra compatto, alcuni dei timori di inizio stagione sono stati accantonati e c’è una solidità importante in un ambiente che vive costantemente sotto pressione come la Formula 1.
C’è però anche un’ombra, che non preoccupa solo la Ferrari. Sullo sfondo c’è il timore che la Mercedes stia gestendo con grande attenzione il potenziale della propria power unit. I dati non permettono di capire in modo chiaro se nel box della Stella stiano davvero dosando una performance maggiore di quella mostrata finora. È un sospetto che circola non solo in Ferrari, ma per ora chi insegue può soltanto continuare a spingere al massimo per cercare di ricucire il divario. Il resto diventerà chiaro nel corso della stagione.
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