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Non aver vinto a Sanremo non gli importa. Marco Masini pensa allo scambio di energia che c’è stato con Fedez. Ci pensa ed è felice di questo. «Spesso – racconta al Corriere della Sera – in lui rivedo un Masini giovane, superficiale, che a volte si lascia andare all’istinto, alla voglia di spaccare e cambiare il mondo. Forse lui rivede in me quel che potrebbe essere fra 30 anni, cioè un uomo che come tutti non è riuscito a cambiare il mondo e vi si è adeguato, cercando di rimanere coerente».
APPROFONDIMENTI
L’ultimo Festival non è stata una rivicinta. «Non ho mai avuto rivincite, non servono a niente.
Quel che ci ha fatto star bene è essercelo goduto ed essere arrivati a una nuova generazione», confessa ancora al quotidiano di Via Solferino. E assicura che sul palco si incontreranno ancora: «Dobbiamo fare tante cose insieme ancora, i festival delle radio e tanti eventi. Dove ci sarà la possibilità ci incroceremo, proprio perché, come si è visto a Sanremo, ci piace stare insieme sul palco».Il successo improvviso
Un testo attuale dove si scende e poi si risale. Proprio come spesso accade nella vita. «Quando passi dal dolore più atroce ne esci consapevole che certi errori non li puoi più fare. Vivere senza scossoni può peggiorarci, è successo a me quando sono passato da zero a due milioni di copie in un anno. Ho perso di vista il mio focus pensando alle case, alle macchine, a qualche donna in più, dato che fino a quel momento ne avevo avute tre e poi te ne ritrovi tre al giorno. Lì ti peggiori, poi vai nell’abisso più nero, e allora ti ritrovi».
E quello è stato «il momento più basso è stato proprio quando ho raggiunto il massimo del successo: ho perso la bussola».
Poi c’è stato il periodo delle dicerie, che portasse male. «E quelli sono stati i momenti in cui ho ritrovato la forza e la fame degli inizi». Un segno di grande forza. Ma non tutti, ci riescono. «È successo a Mia Martini. Quando è capitato a me ci sono stato male, ma ho avuto più responsabilità: ho scritto canzoni che portavano a una riflessione, mentre un certo tipo di generazione voleva riflettere meno. Lei non è riuscita a difendersi da una cosa molto più cattiva di quella successa a me. Ci fossero stati i social…».
La morte della madre
Oggi Marco Masini si sente «un uomo normale che fa il cantautore, forse ancora egoista perché rinuncio a un po’ della mia vita per la musica, ma l’ho promesso a mia madre che cantava nelle feste di paese. La sola colpa che do alla musica è non esserle stato vicino la notte in cui morì, perché ero a suonare».
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