di
Mirella Armiero

Il nuovo romanzo della serie dedicata ai poliziotti napoletani: «I Bastardi non erano in libreria dal 2024, i lettori mi sollecitavano»

Tornano i Bastardi di Pizzofalcone e stavolta al centro della loro vicenda c’è una storia di genitorialità. Si intitola Figli il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, in libreria da martedì per Einaudi. È una nuova appassionante puntata della serie dedicata ai poliziotti napoletani, trasferita con successo anche sullo schermo. Ed è una delle più amate e delle più antiche tra quelle di de Giovanni, che ha per protagonista una squadra apparentemente scalcinata e improbabile ma in realtà efficiente e geniale e soprattutto carica di umanità. Al centro dell’indagine che i Bastardi devono affrontare stavolta c’è la strana morte di un medico, sembra un investimento eppure c’è qualcosa che non torna. Toccherà a Palma e ai suoi collaboratori sbrogliare la matassa, mentre le storie di ciascuno si evolvono in parallelo.

De Giovanni, il tema di questo nuovo romanzo riguarda un po’ tutti i personaggi.
«Nei Bastardi ogni volta parto dal titolo per declinare il tema attraverso tutti i personaggi. C’è chi ha un figlio, chi no, chi lo vorrebbe, chi si sente eternamente figlio e così via».



















































Ha scelto questo tema in riferimento all’attualità?
«Sì, vedo la generazione un po’ più giovane della mia che ha mille ripensamenti, problematiche, diaframmi nel dialogo con i figli. Sono persone che al tempo stesso non riescono a smettere di sentirsi figli, con i genitori sono protettivi ma si appoggiano ancora a loro come ammortizzatore sociale».

Anche Lojacono è alle prese con la figlia, ma sembra perdere un po’ la centralità nella trama, è così?
«Lui nei libri è sempre stato uno dei Bastardi, mentre nella serie tv grazie all’interpretazione di Gassman è diventato protagonista».

Nelle sue storie sono l’amore e gli altri sentimenti il motore di tutto, anche dei delitti?
«Certamente, per me tutto è riconducibile alle passioni, anche quando si tratta di potere o di soldi».

Dica la verità, le erano mancati i Bastardi?
«Moltissimo, ci pensavo da tempo. Non erano in libreria dal 2024, i lettori mi sollecitavano. E devo dire che li ho ritrovati in formissima. Credo di essere riuscito a trovare un equilibrio nel racconto».

Nel romanzo troviamo un lato più tenero di Aragona.
«È vero, anche nel rapporto con Pisanelli. Lui è l’esempio del fatto che i padri si possono anche scegliere».

Cosa leggeremo di suo prossimamente, dopo questi Bastardi?
«Il seguito de L’orologiaio di Brest, che ha venduto più di centomila copie. Lo presenterò al Salone di Torino».

E poi?
«Per fine anno una nuova storia per Rizzoli».

Ambientata a Napoli?
«Sarà la mia storia più napoletana. Sono fiero di essere identificato come scrittore napoletano».

Una storia contemporanea?
«Assolutamente».

Quindi ha voglia di nuovi personaggi?
«Sì, ho nuove storie da raccontare, la scrittura non è un’industria, altrimenti dovrei produrre solo i libri che vendo tanto e andare avanti così. Invece anche L’antico amore e L’equazione del cuore, che non appartengono alle mie serie, hanno avuto molto successo».

Come vede il generale calo dell’editoria?
«So che il settore è fortemente in crisi, per fortuna io sono in crescita. Ma in generale i problemi sono tanti, gli editori pubblicano troppo, in maniera intensiva, e disperdono le forze. Il fatto è che il nostro tempo è sempre più limitato, tra tv, social e il resto e la lettura vuole il suo tempo. Ma facciamo un esempio: dieci o venti anni fa pubblicare con un editore come Mondadori significava essere arrivati, ora che Mondadori pubblica magari 3000 titoli l’anno non c’è più la garanzia di nulla. I libri in libreria stanno poco, il sistema diventa un circolo vizioso ed è sempre più difficile uscirne».


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15 marzo 2026