di
Davide Maniaci

Il dottor Luca Bernasconi: «L’Hospice non è l’anticamera del cimitero, ma il luogo in cui la vita si manifesta in tutto il suo senso e in tutta la sua potenza»

L’idea è maturata nel tempo passato insieme ai malati terminali, osservando i comodini di fianco ai letti del reparto. Alcuni erano pieni di oggetti, in altri c’erano solo le cose essenziali. Un’alternanza di pieni e vuoti che ricorda la vita stessa, sempre in bilico tra sensazione di mancanza e ricerca di pienezza. L’obiettivo è diventato quello di dare un senso e un futuro a tante storie di bellezza umana, che meritano di essere ricordate e tramandate. È stato clamoroso e soprattutto imprevisto il successo di «Tracce di vita – Oltre l’oblio», la mostra fotografica a ingresso gratuito nel Palazzo del Broletto in piazza della Vittoria, il cuore di Pavia. Inaugurata venerdì 13 marzo, non ci si aspettava un tale successo di pubblico: la folla di visitatori è costante. Sarà aperta fino a domenica 5 aprile. 

Tracce di vita

Venti grandi immagini esposte, altre nove di dimensioni minori su un tabellone esplicativo. L’autore è il dottor Luca Bernasconi. Neurologo, è attualmente in forza al reparto Hospice 1 di Cure palliative degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia. «Il progetto fotografico – spiega – nasce con l’obiettivo di sensibilizzare la collettività sul tema delle cure palliative attraverso una narrazione realistica della quotidianità in Hospice. La chiave centrale della rappresentazione visiva è costituita dalle immagini di oggetti che circondano le persone ricoverate, prevalentemente comodini e piccoli arredi. Coperte, tazze, libri, immagini religiose, fotografie, fiori, frammenti della quotidianità abituale trasferiti da casa in reparto. Un immaginario sofferto, poetico e silenzioso della vita che scorre anche nella fase più delicata di una malattia severa. Un microcosmo apparentemente semplice e quotidiano che in realtà diventa la rappresentazione di un vissuto, di una biografia, di un’identità. Gli oggetti possono dunque assumere diversi significati ma accostati insieme diventano una sorta di “rosario laico”, la significazione di uno slancio vitale che diventa fatto collettivo e non più espressione di vissuto individuale spesso confinato alla solitudine». 



















































Tracce di vita

Dal punto di vista della privacy dei pazienti, le foto non hanno connotazione anagrafica: arrivano a coronamento di una lunga fase di rapporto di ascolto, comprensione, autenticità. Sia pazienti sia familiari hanno dato tutti con entusiasmo l’assenso, alcuni hanno addirittura preferito non coinvolgere parenti per ribadire la propria identità nel conto della situazione. Ha commosso molto, sia le persone malate sia i familiari, la suggestione poi confermata dalla mostra, che l’oggetto personale potesse diventare la rappresentazione dell’universale. La difficoltà, in senso positivo, è stata la profonda emozione nello scattare in quei momenti di profonda intimità reciproca.

Tracce di vita

La preparazione del progetto ha coinvolto un anno intero, dallo scorso marzo. «Che destino avranno quelle foto? Spero – conclude l’autore – altri luoghi espositivi, per fare capire che l’Hospice non è l’anticamera del cimitero ma il luogo in cui la vita si manifesta in tutto il suo senso e in tutta la sua potenza. Il morire rappresenta la significazione di un’intera esistenza e per questo le Cure palliative si prendono cura della persona a 360 gradi, nei bisogni non solo fisici di malattia ma soprattutto spirituali e relazionali. Lavorare in Hospice vuol dire mantenere un contatto quotidiano con il dolore più profondo e lacerante che possa esistere. Però, alla fine, frasi come “avete restituito dignità al nostro caro”, “ci avete trasmesso serenità”, gli abbracci di mogli, figlie, mariti, ogni volta ci fanno rinascere. Ricordando Sant’Agostino, “la morte del mio amico fa pensare alla mia e dà un senso a tutto”».

«Tracce di vita – Oltre l’oblio». Fotografie di Luca Bernasconi. Pavia, Palazzo del Broletto, piazza della Vittoria, giov.-dom. ore 15-19, ingresso libero. Fino al 5 aprile.


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15 marzo 2026