di
Viviana Mazza

Quattro uomini e due donne, dai 28 ai 38 anni, con loro salgono a 13 le vittime statunitensi. Il segretario della guerra Hegseth: «Sono eroi». I ricordi: «L’Air Force era il loro sogno»

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE 
NEW YORK – Con i sei militari morti giovedì scorso, quando il loro aereo cisterna è precipitato in Iraq, i membri delle forze armate statunitensi deceduti dall’inizio della guerra contro l’Iran sono arrivati a 13.

Il Pentagono ha divulgato sabato i nomi degli ultimi sei: il maggiore John Klinner, 33 anni, di Auburn, in Alabama; Ariana G. Savino, capitana, 31 anni, di Covington, Washington; Ashley B. Pruitt, sergente tecnica, 34 anni, di Bardstown, Kentucky; Seth R. Koval, capitano, 38 anni, di Mooresville, Indiana; Curtis J. Angst, capitano, 30 anni, di Wilmington, Ohio; e Tyler H. Simmons, sergente tecnico, 28 anni, di Columbus, Ohio. 



















































Non sembra che l’aereo cisterna — un KC-135 usato per rifornire di carburante altri velivoli mentre sono in volo — sia precipitato a causa di fuoco ostile oppure di fuoco amico. Il Comando centrale statunitense afferma che c’è stato un incidente in cui è stato coinvolto anche un altro velivolo (anch’esso un Boeing KC-135 Stratokanker) che è invece atterrato, pur riportando alcuni danni. 

Sembra che ci sia stata una collisione tra i due velivoli, mentre sorvolavano l’ovest dell’Iraq, secondo un funzionario anonimo citato dalla tv Cbs, ma le circostanze esatte dell’incidente sono ancora oggetto di indagine interna. Secondo il servizio di monitoraggio aereo FlightRadar24, un KC-135 ha segnalato un’emergenza lo scorso giovedì, prima di atterrare a Tel Aviv.

Molti dei sei militari uccisi «sognavano di entrare nell’Air Force sin da giovanissimi e sono morti facendo quello che amavano fare: volare e servire il loro Paese», scrive il New York Times basandosi su interviste e dichiarazioni delle loro famiglie. 

Klinner, Savino e Pruitt erano membri del 99° squadrone per il rifornimento aereo, di base in Alabama. Klinner era padre di gemelli di 7 mesi e di un bambino di 2 anni, era stato inviato in Medio Oriente una settimana prima ed era vicino alla fine della carriera militare

La sergente Pruitt lascia una figlia di 3 anni e un figliastro. Suo padre ha raccontato che aveva sempre desiderato far parte dell’aeronautica militare e si era arruolata dopo le superiori. Koval, Angst e Simmons erano parte del 121° squadrone per il rifornimento aereo, di base in Ohio. Koval era un comandante che addestrava altri piloti, si era arruolato nell’Air Force nel 2006. La moglie Heather, nel ricordarlo con un post su Facebook, ha scritto che era cresciuto sognando di diventare un pilota. «Adorava quello che faceva ed era orgoglioso di mettersi l’uniforme e di servire gli altri». Il capitano Angtst era laureato in ingegneria aerospaziale, il sergente Simmons come gli altri due colleghi era stato inviato all’estero più volte durante la carriera.

«La guerra è l’inferno, la guerra è caos, e come abbiamo visto ieri con il tragico schianto del nostro aereo cisterna possono accadere brutte cose», ha detto il segretario della guerra Pete Hegseth in una conferenza stampa al Pentagono venerdì scorso. «Eroi americani, tutti loro». Degli altri sette militari statunitensi uccisi, sei sono morti in un attacco iraniano in Kuwait e uno in Arabia saudita.

Il presidente Trump ha detto più volte che le famiglie dei soldati uccisi vogliono che lui porti a termine la missione. Ma Stephan Douglas, cugino di Tyler Simmons, una delle sei vittime di giovedì, ha detto alla tv Nbc4: «Crediamo che la sua morte poteva essere evitata. Non avevamo bisogno di entrare in guerra, è una guerra non necessaria».

15 marzo 2026 ( modifica il 15 marzo 2026 | 22:09)