di
Davide Stoppini

La Roma cade a Como dopo aver condotto per un’ora: al rigore di Malen (fallo di Diego Carlos su El Shaarawy) rispondono Douvikas e lo stesso Diego Carlos. Espulso per doppio giallo Wesley al 65′

Se non è una resa quella della Roma, poco ci manca. Se non è un ascensore per il Paradiso, questa vittoria del Como, allora non abbiamo capito niente. Fabregas stravince il duello con Gasperini, si rimette dietro la Juventus e si tiene meritatamente il quarto posto. Per la Champions sarà con ogni probabilità un duello a due, tra il tecnico spagnolo e Spalletti. La Roma si sta di fatto chiamando fuori, come ogni anno quando si avvicina la primavera: squadra evaporata, irriconoscibile e anche lontana dai suoi principi di gioco, in difficoltà sotto ogni punto di vista, mentale e anche fisico. 

La differenza di ieri, tra il Como e la squadra di Gasperini, è stata abissale, assai più di quanto non dica il risultato di misura. Certamente aiutata anche da una chiamata arbitrale sballata, quella dell’arbitro Massa sul secondo giallo di Wesley. Ma in campo non c’è quasi mai stata partita: non appena Fabregas ha smesso di filosofeggiare e nella ripresa ha deciso di mettere le pedine al loro posto, ovvero un centravanti come Douvikas e un’ala come Diao, il Como ha ribaltato lo svantaggio ed è andato a prendersi con relativa facilità i tre punti.




















































E pensare che per Gasperini s’era messa nel migliore dei modi, con un rigore di Malen dopo sette minuti conquistato da El Shaarawy, su una giocata scellerata di Sergi Roberto. Ma un dato la dice lunga: quello resterà l’unico tiro in porta dei giallorossi. Da lì in poi è stato un monologo dei padroni di casa: Svilar più volte superlativo e Como impreciso alla conclusione. Fabregas se l’era giocata con una difesa a tre tutta particolare: il centrale di destra, Ramon, in fase offensiva diventava addirittura il… centravanti, sì, per sfruttare i lanci lunghi di Butez. Meglio ragionare un po’ più semplice, però. 

E così ecco i cambi di cui sopra, squadra riportata sul caro vecchio 4-2-3-1 e tutto più facile. Anche con la complicità di Gasperini, che ci ha messo del suo inserendo uno spaesato Rensch, decisivo in negativo su tutti gli episodi. L’1-1 è arrivato grazie a un taglio di facile lettura che Hermoso non ha letto e sul quale Svilar ha completato la frittata. Poi il rosso di Wesley e Gasp che ha deciso pure di togliere dal campo anche Malen, l’unico giallorosso in grado di rendersi pericoloso. 

Roma in 10, il giovane Vaz mandato allo sbaraglio e Como in discesa fino all’inevitabile 2-1. A Gasperini non è rimasto che prendersela con l’arbitro (e coi rivali): «Su Wesley non è niente. Non è la prima volta che il Como viene aiutato da queste situazioni, che sono cercate, anche troppo». A fine gara il tecnico della Roma ha evitato di dare la mano a Fabregas: «Il Como è una squadra forte, ma non stimo i loro comportamenti, in campo e in panchina». E lo spagnolo ha replicato: «Io la mano la do sempre, che vinca o che perda. Sono stato cresciuto così». Veleni da Champions.

15 marzo 2026 ( modifica il 15 marzo 2026 | 22:19)