Il 22 e 23 marzo si tiene il referendum per confermare o non confermare la legge costituzionale. E quale sarà il quesito che troveremo sulla scheda? «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025?». Un atto di fede insomma. Proviamo a spiegare qual è la proposta della riforma, con le ragioni degli uni e quelle degli altri. Innanzitutto chiariamo un fatto: la riforma non riguarda questioni concrete come la durata dei processi, la mancanza cronica di magistrati, cancellieri, amministrativi, oltre all’ inadeguatezza di apparati informatici. Né farà diminuire gli indennizzi per «ingiusta detenzione», che coinvolgono in media 600 persone l’anno su 40.000 misure cautelari; e tantomeno gli «errori giudiziari», cioè le revisioni di condanne definitive, in media 7 l’anno, lo 0,12% per milione di abitanti.