di
Andrea Nicastro

Il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica: «Daremo il permesso di passare dallo Stretto di Hormuz a quei Paesi che si rifiutano di ospitare le basi americane»

DAL NOSTRO INVIATO
RAMALLAH – Corano e Intelligenza Artificiale. Nella Sura della Vacca, versetto 194, si legge: «A chi vi attacca, rispondente nella stessa misura in cui vi ha attaccato». La Repubblica Islamica deve seguire per Costituzione il comandamento, ma lo fa con un pizzico di pragmatismo e una spruzzata di modernità. 

Trump e Netanyahu hanno dichiarato di voler uccidere la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei? Le Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) seguono il Corano e affermano che inseguiranno il premier israeliano fino ad ucciderlo. Di ammazzare Trump non parlano perché è parecchio più improbabile che ci riescano e in più è fuori dal raggio d’azione dei loro missili.



















































False notizie

In attesa di riuscire davvero ad eliminare il premier israeliano si accontentano di un video manipolato con l’AI e una raffica di false notizie sui social media. «Netanyahu non si vede da ore. Si dice sia morto. Fonti del suo ufficio non smentiscono, l’incertezza sul destino del criminale assassino di bambini rivela la crisi dei sionisti». Tutte bufale, fino al video manipolato in modo grossolano in cui il premier veniva mostrato con sei dita.

L’apparizione in un bar

Il tamtam sui social è stato così forte che Bibi Netanyahu ha sentito il bisogno di smentire. Si è fatto riprendere in un bar per sottolineare che, a differenza del leader iraniano Mojtaba Khamenei, può mostrarsi tra i suoi cittadini. «Muoio dalla voglia di caffè. Muoio dalla voglia del mio popolo. Volete contare il numero di dita?».

Trump e Khamenei

In un’intervista, Donald Trump ha detto di non sapere «se Mojtaba Khamenei sia vivo o morto. Al momento nessuno è stato in grado di dimostrarlo, ma se è vivo potrebbe fare qualcosa di molto intelligente per il suo Paese: arrendersi».

Le sirene d’allarme

All’ingresso della terza settimana di guerra preventiva contro l’Iran e contro la sua milizia proxy in Libano, i Pasdaran continuano a lanciare missili sia verso Israele sia verso le basi americane del Golfo. Le sirene di allarme sono suonate quattro volte nella notte di sabato nella zona di Gerusalemme. Impatti segnalati nell’area di Tel Aviv e altre zone del sud di Israele. Sul Nord cadono alcuni razzi lanciati da Hezbollah.

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A corto di Patriot?

Secondo alcune fonti occidentali, Israele sarebbe a corto di missili intercettori, soprattutto Patriot. Gli stessi ordigni che Washington si è rifiutata di fornire all’Ucraina e che ha chiesto agli europei di donare dalle loro scorte. Gli stessi missili che gli Usa avrebbero portato via dalla Corea del Sud. Ogni giorno di guerra costa ad Israele oltre un miliardo e agli Usa almeno due miliardi.

L’uranio sepolto

Una delle ragioni addotte dal presidente Trump per attaccare l’Iran è il suo uranio arricchito. Teheran ha sempre negato di volerlo usare per costruire un’Atomica, ma è evidente la convenienza di un’arma del genere. Ieri il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato alla Cbs che «il nostro uranio è sepolto sotto le macerie» dei bombardamenti americani di giugno 2025. «Lo recupereremo solo sotto la supervisione dell’Agenzia atomica internazionale».

Missili di nuova generazione

Il ministro ha poi contribuito a proiettare un’immagine di forza per il suo Paese sotto attacco. «Siamo abbastanza stabili — ha sostenuto — da difendere il nostro popolo. Non abbiamo mai chiesto un cessate il fuoco e neppure di negoziare. Ci difenderemo fino a che il presidente americano non capirà che questa è una guerra illegale che non gli porterà la vittoria. Ci sono persone che muoiono solo perché Donald Trump vuole divertirsi». I Pasdaran sostengono di avere ancora «molti missili di nuova generazione» e lo stesso Araghchi che Cina e Russia stanno aiutando militarmente.

Funzionari eliminati

Versione opposta dall’Idf, le forze armate israeliane che enumerano i loro successi. «Abbiamo eliminato 40 alti funzionari iraniani, tra cui Ali Khamenei, colpito oltre 700 missili e distrutto il 70% dei lanciatori. Il regime iraniano e sta cercando di nasconderlo ai suoi cittadini».

Parlando poi con il suo omologo francese, Araghchi ha affrontato il nodo della chiusura dello stretto di Hormuz e la conseguente crisi energetica in tutto il mondo. «A quei Paesi che rifiuteranno di ospitare basi americane daremo il permesso di far transitare i loro commerci da Hormuz. Il solo fattore di insicurezza nello Stretto sono le azioni di America e Israele». Non c’è dialogo, non c’è cedimento da nessuna parte. Solo guerra.

16 marzo 2026 ( modifica il 16 marzo 2026 | 08:18)