di
Andrea Nicastro

Il racconto dell’11enne sopravvissuto alla tragedia in Cisgiordania. I militari: la loro vettura aveva accelerato

DAL NOSTRO INVIATO
RAMALLAH – Il parabrezza dell’auto grigia metallizzata è crivellato di colpi. A occhio si contano almeno tredici fori di entrata. Come abbiano fatto a sopravvivere due bambini a quella gragnuola di colpi è un mistero. Sono stati uccisi la mamma, il papà e due loro fratelli. I due più grandi sono sopravvissuti con ferite da schegge e frammenti di proiettili. Forse avevano i fratellini in braccio, forse i corpi dei genitori seduti sui sedili davanti hanno fatto da scudo. A uccidere la famiglia palestinese Bani Odeh, soldati israeliani di un posto di controllo nascosto in Cisgiordania. 

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Il comunicato ufficiale usa il linguaggio raccomandato dagli avvocati. «L’auto ha accelerato e i militari, percepita l’imminente minaccia, hanno reagito. Il caso è sotto inchiesta». Vero o meno che il papà al volante abbia accelerato è ininfluente perché non si ricorda un episodio in cui un soldato israeliano o un colono sia stato condannato. La Giustizia dell’unica democrazia del Medio Oriente è cieca quando si tratta di omicidi di palestinesi. Non trova praticamente mai un colpevole. La guerra all’Iran ha peggiorato le cose. Israele è in stato di allarme. C’è la paura che qualche palestinese decida un attacco terroristico o aiuti Teheran a localizzare i bersagli per i missili. Gli arabi che vivono nelle tende a Gaza ricevono ancora meno aiuti umanitari e alla ricostruzione non si pensa neppure. Quelli che vivono nella Cisgiordania occupata hanno visto ridursi ancora le possibilità di movimento. 

Nella serata di sabato, però, la famiglia Bani Odeh era comunque andata a trovare dei parenti e stava tornando a casa su una strada aperta, in un’ora consentita. È probabile che la postazione nascosta che li ha uccisi fosse gestita da riservisti. I soldati di professione sono stati spostati sul fronte Nord in vista dell’invasione del Libano. A fare i check point sono rimasti ventenni, che rapporti interni all’Idf, descrivono spesso come turbati dall’atmosfera bellica, con poca disciplina, meno addestramento o motivazione. Notte tra sabato e domenica. Vicino alla cittadina palestinese di Tammun, Ali Khaled Bani Odeh, 37 anni è alla guida dell’auto. La moglie Waad Othoman, 35 anni, gli è a fianco. Dietro ci sono Othoman, 7 anni, cieco. Mohamed, 5, Mustafa, 8, e Khaled 11. 

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Chiunque conosca un minimo la Cisgiordania sa che l’idea che un padre con la famiglia a bordo acceleri è senza senso. I palestinesi sono costantemente umiliati dai controlli, sanno che l’unica loro possibilità di sopravvivere è sottomettersi a qualsiasi ordine israeliano. In ospedale ancora sotto choc, il più grande dei sopravvissuti, Khaled, ha raccontato la sua tragedia. «Ho sentito un soldato dire “abbiamo ucciso dei cani”. E poi quando mi hanno caricato sulla loro jeep, mi hanno chiesto chi era con me. “La mia famiglia”, ho risposto. “Bugiardo, bugiardo”. E mi hanno picchiato».

16 marzo 2026 ( modifica il 16 marzo 2026 | 08:20)