di
Lorenzo Cremonesi

Il dorne italiano distrutto in Kuwait è stato disegnato per operare in zone di guerra in cui l’aviazione civile è assente: può trasportare carichi fino a 1.700 chili. Era un esemplare molto sofisticato

Nella rapidissima sfida al cardiopalma della guerra dei droni, l’MQ-9 Reaper, noto anche come Predator B, rappresenta una sorta di dinosauro. Fu infatti disegnato e costruito dai tecnici dell’americana General Atomics nel 2000 e fatto decollare la prima volta a febbraio 2001. 

È il modello in dotazione all’Aeronautica militare italiana colpito e distrutto in Kuwait.



















































Quando venne progettato e realizzato, c’era bisogno di un velivolo affidabile, robusto, che volasse per giornate intere e da grandi altezze con compiti di osservazione e monitoraggio del territorio. Questi tipi di droni vennero utilizzati subito e su larga scala dagli Stati Uniti e i loro alleati della Nato nelle guerre in Afghanistan e in Iraq. Ma rapidamente la prima generazione venne riprodotta di continuo con modelli sempre più sofisticati. 

Le ultime versioni permettono di trasportare bombe o materiali almeno quindici volte più pesanti e molto più in alto e lontano rispetto alla prima.

Questi velivoli si rivelarono preziosi più tardi nella sfida contro l’Isis tra la Siria e l’Iraq, vennero utilizzati in Libia, in Ucraina, dove però Mosca e Kiev hanno sviluppato modelli specifici per combattere le interferenze elettroniche (jamming) che tentano di disturbare le comunicazioni tra il drone e i comandi a terra. 

A maggio 2021 l’aviazione Usa utilizzava almeno 300 MQ-9 Reaper, si prevede che l’intera flotta possa venire del tutto abolita entro il 2035. 

Il modello che era in dotazione agli italiani è tra i più sofisticati, il valore nel 2024 era di 34 milioni di dollari. Di recente è stato sviluppato un modello più aggiornato, lo MQ-9B, che la General Atomics ha battezzato a seconda degli usi: SkyGuardian o SeaGuardian. 

I modelli più comuni volano a velocità di crociera attorno ai 300 chilometri orari con punte di 480. Le ali sono larghe sino a 20 metri, possono trasportare carichi di 1.700 chili. Tra le armi più comuni che ha in dotazione ci sono i missili Hellfire e bombe a guida laser da 230 chili. Le caratteristiche più interessanti sono il raggio di quasi 2.000 chilometri e la possibilità di volare senza problemi a quote elevate in missioni che servono ad accompagnare e sostenere i movimenti delle truppe di terra e possono durare circa 26 ore. 

Si tratta di un drone disegnato per operare in zone di guerra in cui l’aviazione civile è assente, non è dotato di sistemi che lo abilitino a volare in presenza di aerei di linea. Nel 2005 venne richiesto per la ricerca dei dispersi nell’uragano Katrina, ma venne rifiutato. Nel marzo 2023 un MQ-9 Reaper si è scontrato con un caccia Su-27 russo sul Mar Nero. Tra il 2023 e il 2025 i ribelli Houthi alleati di Teheran hanno dichiarato di avere abbattuto alcuni di questi droni nello Yemen. 

16 marzo 2026