di
Vera Martinella
Approvato da Aifa e disponibile tramite Ssn in Italia, il medicinale somministrato per tre anni insieme alla terapia ormonale standard
Di cancro al seno si ammalano ogni anno oltre 55mila italiane: quasi nove su dieci oggi guariscono, grazie soprattutto al fatto che la diagnosi è precoce e il tumore piccolo, localizzato, quando viene individuato. La ricerca scientifica ha però scoperto che esistono molti tipi di carcinoma mammario diversi, alcuni più aggressivi, altri meno. E che questa neoplasia si ripresenta, con una certa frequenza, anche a distanza di parecchi anni. «La recidiva può verificarsi anche se il tumore viene scoperto in fase iniziale: è fra i timori più grandi di ogni paziente – ricorda Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica e toraco-polmonare all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli –. Per un numero significativo di donne, in effetti, il rischio resta alto: purtroppo circa una su cinque va incontro a una ripresa della malattia entro 5 anni». E quando accade, nella maggior parte dei casi, la recidiva si presenta come malattia metastatica. C’è però un nuovo farmaco, appena approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che è risultato particolarmente efficace proprio nel ridurre questo pericolo.
I dati dello studio
L’approvazione di Aifa si basa sui dati dello studio NATALEE che ha coinvolto oltre 5mila persone con adenocarcinoma mammario invasivo, endocrino-responsivo (positivo al recettore ormonale e HER2-negativo, ovvero HR+/HER2-) in fase iniziale (stadio II e III), a rischio di recidiva con malattia linfonodale positiva. «Per ridurre il rischio di recidiva, questi pazienti assumono il trattamento ormonale standard con una durata compresa tra 5 e 10 anni, eventualmente preceduto alla chemioterapia – dice De Laurentiis, reclutatore principale dello studio NATALEE -. I partecipanti allo studio NATALEE hanno ricevuto per tre anni la terapia ormonale standard con in più il farmaco target ribociclib. I risultati (anche quelli aggiornati cinque anni dopo la fine della sperimentazione, presentati lo scorso ottobre al congresso europeo di Oncologia Esmo) mostrano che oltre l’85% dei malati trattati con ribociclib era ancora senza ricadute dopo cinque anni (rispetto all’81% di chi ha avuto la sola terapia ormonale standard). Inoltre il loro rischio di recidiva si è ridotto del 28% ed è calato di circa il 30% del rischio di sviluppare metastasi a distanza, che rappresentano la principale causa di mortalità nel tumore al seno».
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Pochi effetti collaterali
Insomma, aggiungere il farmaco target ribociclib (che appartiene alla categoria degli inibitori di cicline) alla terapia ormonale standard migliora in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia e riduce notevolmente il rischio di ricaduta e metastasi in donne e uomini con un carcinoma in stadio iniziale, positivo al recettore ormonale e HER2-negativo. «Si tratta del sottotipo più frequente di cancro alla mammella e rappresenta circa il 70% dei 55mila nuovi casi ogni anno registrati in Italia – spiega De Laurentiis -. E c’è un’altra altra cosa molto importante relativa a ribociclib: l’aggiunta di questo nuovo farmaco causa effetti collaterali per lo più asintomatici (a parte la neutropenia, le conseguenze indesiderate non si discostano molto da quelle associate alla sola terapia ormonale) per cui la qualità della vita dei pazienti resta molto buona».
Recidive possibili
I tumori mammari ormonosensibili presentano di solito una buona prognosi nel breve periodo, ma possono recidivare a distanza di molti anni dalla diagnosi, anche dopo un ventennio. «L’evento che più impatta dal punto di vista clinico, nel carcinoma mammario operato radicalmente, è costituito proprio dalla comparsa di recidive a distanza, a cui si associa un peggioramento prognostico – chiarisce Giuseppe Curigliano, presidente eletto di Esmo e direttore della Divisione sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano –. Ecco perché è preziosa questa nuova cura. La prevenzione di un possibile ritorno del tumore è un aspetto cruciale per puntare alla guarigione di un numero sempre maggiore di pazienti e, allo stesso tempo, evitare le conseguenze cliniche, sociali ed economiche legate alla progressione della malattia verso forme metastatiche».
Sintomi da non trascurare
Le statistiche per il nostro Paese dicono che una donna su otto si ammalerà di cancro al seno nel corso della vita. Circa una diagnosi su dieci interessa donne con meno di 40 anni e la maggior parte dei casi (circa il 70%) è di tipo sensibile agli ormoni. Molte indagini, soprattutto negli Stati Uniti, evidenziano che i casi di cancro fra le persone giovani, prima dei 50 anni, sono in aumento. «Le possibilità di guarire, se la diagnosi è precoce, sfiorano il 90 per cento: è quindi decisivo non sottovalutare i possibili campanelli d’allarme – ricorda Curigliano -. Il sintomo più comune del tumore al seno è la presenza di un nodulo che non causa dolore e ha contorni irregolari. Altri segnali frequenti sono il rigonfiamento di una parte o di tutto il seno, la trasformazione della pelle che tende a diventare a buccia d’arancia, cambiamenti nella forma della mammella come la presenza di avvallamenti, alterazioni del capezzolo (all’infuori o in dentro), perdite di liquido o sangue dal capezzolo, rigonfiamento dei linfonodi nell’ascella, intorno alla clavicola o al collo. In tutti questi casi è necessario consultare il proprio medico che potrà richiedere gli esami più opportuni».
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16 marzo 2026 ( modifica il 16 marzo 2026 | 10:49)
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