Il razzo, ideato dal fisico statunitense Robert H. Goddard, era alto tre metri e pesava 4,5 chili. Volò per soli due secondi e mezzo ma la tecnologia è la stessa che ha portato l’uomo sulla Luna

Esattamente un secolo fa, il 16 marzo 1926 il fisico statunitense Robert H. Goddard avvolto in un cappotto per resistere al freddo pungente di un campo coperto di neve nel Massachusetts, sistemava la struttura di lancio per la sua invenzione più famosa: il primo razzo al mondo alimentato a combustibile liquido. Un prototipo sperimentale che utilizzava ossigeno liquido e benzina, lungo 3 metri e pesante 4,5 chili, che è riuscito a sollevarsi da terra per un’altezza di poco superiore ai 12 metri. Quel volo sperimentale di cento anni fa, partito da un campo innevato ad Auburn, ha gettato le basi per l’esplorazione spaziale moderna, rendendo possibili lanci di satelliti, buona parte dei voli senza equipaggio, ma anche missioni lunari e spedizioni su Marte. Come disse Goddard stesso: «Il sogno di ieri è la speranza di oggi e la realtà di domani».

Un viaggio di 2,5 secondi

Goddard ha immaginato il razzo all’età di 21 anni, nel 1903. Ma ha dovuto aspettare i 44 anni per riuscire nell’impresa, quando dalla fattoria dei suoi zii ha completato il primo lancio con successo. Un volo brevissimo: 2,5 secondi a una velocità di 60 chilometri orari. Come si vede nell’immagine, il razzo era composto di tubi sottili, bruciò per 20 secondi prima di sollevarsi da terra e percorse una distanza di circa 56 metri. È  andato distrutto, schiantandosi contro ghiaccio e neve. Ad assistere all’evento insieme al fisico statunitense, la moglie Esther e due persone del suo team alla Clark University, dove insegnava. 



















































Molti scienziati prima di Goddard avevano lavorato a un razzo a propellente liquido , che avrebbe offerto un maggior controllo della spinta rispetto al combustibile solido. Un vantaggio però che comportava sfide complesse, come pressurizzare e controllare la velocità della miscela di carburante. Il fisico statunitense fu il primo a riuscirci

Nel corso della sua vita, Goddard ha lanciato oltre trenta razzi, sempre più sofisticati. Tra le soluzioni tecniche che implementò nei prototipi ci sono anche i sistemi di recupero con il paracadute, nonché dispositivi di tracciamento della traiettoria di volo. Buona parte dei razzi partivano dalla base di lancio di Roswell, nel New Mexico, che costruì grazie ai finanziamenti dell’aviatore Charles A. Lindbergh: uno dei razzi che lanciò da questa postazione raggiunse una distanza di oltre 2,5 chilometri in 22,3 secondi.

I razzi a propellente liquido oggi

Molti dei razzi moderni sono alimentati da propellenti liquidi (qui i lanci previsti per il 2026). Utilizza in parte questo tipo di carburante anche Artemis II, il cui lancio è attualmente rimandato al primo aprile, per un malfunzionamento nel flusso di elio in uno degli stadi del razzo Sls. Negli anni sono state sviluppate nuove soluzioni, puntando a missioni sempre più ambiziose, come il ritorno dell’uomo sulla Luna e le esplorazioni di Marte. Si sono basati su un sistema di propulsione a combustibile liquido anche i razzi spaziali dell’Esa Ariane. Ariane 64, il razzo europeo più potente, è il primo nella configurazione con 4 booster, i razzi laterali P120C a propulsione solida.

Le critiche

Oggi il contributo di Goddard all’esplorazione spaziale è largamente riconosciuto: sappiamo che è servito a dimostrare che i combustibili liquidi possono essere usati come propellenti, e in suo onore la Nasa ha anche intitolato il Goddard Space Flight Center , nel Maryland. Ma non si può dire che fu così fin dall’inizio. Nella prima metà del Novecento c’era un diffuso disinteresse per i lanci spaziali: la possibilità di superare i confini terrestri non appariva credibile e ai lavori di Goddard si guardò con scetticismo

Il fisico statunitense ricevette aspre critiche sia da altri scienziati che dai media del tempo. Ecco perché per buona parte della sua carriera, lavorò unicamente con il suo team di meccanici e operai più stretto, anche perché temeva le applicazioni militari che avrebbero potuto avere le sue tecnologie se sfruttate dalle potenze straniere. 

A differenza dei suoi contemporanei, Goddard non fu cieco di fronte all’interesse che poteva nascere nei confronti della missilistica. In una lettera del 1923 indirizzata all’istituto Smithsonian, avvisò che c’era un certo interesse da parte dei tedeschi nel settore dei missili, e scrisse che non ne sarebbe stato sorpreso se ne fosse nata una sorta di gara.

Tuttavia, come detto, al tempo le sue teorie vennero accolte con scetticismo. Le autorità statunitensi  non prenderanno in considerazione le sue ricerche fino all’annuncio della realizzazione del lancio in orbita del satellite russo Sputnik. 

Oggi il razzo Sls che a giorni dovrebbe trasportare quattro astronauti intorno alla Luna è 30 volte più alto e mezzo milione di volte più pesante di quello sperimentato da Goddard , ma è ancora alimentato da propellente liquido, proprio come quello sperimentato cento anni fa. 

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15 marzo 2026