Marco BelinelliFoto AlessiaDoniselli / Ciamillo-Castoria



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Marco Belinelli arriva a Roma di buon’ora, attende la fine della proiezione e poi si ferma a raccontare il progetto ai giornalisti. Il documentario si intitola Casa Messaggero, diretto da Giorgio Testi, sceneggiato da Francesco Zippel e prodotto da Red Private in collaborazione con Rai Documentari, con il patrocinio della Federazione Italiana Pallacanestro e della Lega Basket Serie A.



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Quasi novanta minuti che raccontano la sua storia cestistica, in uscita nelle sale il 17 e 18 marzo:

«È stato un progetto molto pensato, perché mi è stato proposto quando ancora giocavo e non ero così contento di farlo, poi l’ho fatto con grande piacere perché il mio amore per la pallacanestro è stato sempre viscerale e l’ho voluto raccontare».

Il film vuole essere anche un messaggio per i più giovani.

«Dico ai ragazzi di non volere tutto subito, di saper aspettare, di essere sempre se stessi e di non dimenticare mai le origini».

L’unico italiano campione NBA

Marco Belinelli resta l’unico italiano ad aver vinto il titolo NBA, conquistato nel 2014 con i San Antonio Spurs nella National Basketball Association.

Un percorso iniziato nel 2005 con la Fortitudo Bologna e che lo ha riportato poi anche alla Virtus Bologna. Ripercorrendo la stagione a San Antonio, ricorda momenti speciali come la gara del tiro da tre punti a New Orleans e compagni di squadra straordinari come Manu Ginóbili.

Belinelli sottolinea anche il suo legame con Bologna:

«Sarebbe una cosa bella e siamo tutti in attesa di capire come si farà», dice ricordando di essere l’unico giocatore italiano ad aver vinto con entrambe le squadre di Bologna.

E sul sistema americano non ha dubbi:

«In America è un mondo a parte, un’organizzazione diversa, che ha creato una grande struttura dentro e fuori dal campo. Se servirà, sono pronto a dare una mano al progetto. Penso, sinceramente, che potrei essere di aiuto».

Il teorema del calabrone e le critiche

Il suo arrivo negli Stati Uniti non fu accolto senza dubbi. Molti parlavano del “teorema del calabrone”: secondo la teoria non dovrebbe volare, eppure vola.

Belinelli oggi sorride ricordando quel periodo:

«Io ho sempre ringraziato tutti, anche chi critica».

La Nazionale e l’abbraccio con Datome

Tra i ricordi più cari ci sono quelli con la maglia azzurra della Nazionale italiana di pallacanestro, indossata 154 volte.

L’abbraccio con Gigi Datome resta uno dei momenti più significativi della sua carriera.

«Purtroppo le partite perse sono state più delle vittorie. Ed è un peccato perché eravamo una bella squadra, forte, che avrebbe meritato di vincere qualcosa».

Belinelli, che compirà 40 anni il 25 marzo, continua così a raccontare una carriera unica nel basket italiano.

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