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Stefano Montefiori, da Parigi

Primo turno delle municipali: successo della France Insoumise e conferme per il Rassemblement National. Fatica al centro (e lo sguardo sulle presidenziali 2027)

 Dopo il primo turno delle elezioni municipali, e in attesa del secondo turno domenica prossima, nella politica francese sembrano delinearsi alcune tendenze: successo della France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che avanza soprattutto nelle città; risultato buono, anche se non straordinario, del Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella, forte nella Francia rurale e anche nelle grandi città del Sud-est, come Nizza e Marsiglia; affermazione dei socialisti a Parigi e Lione; destra gollista e soprattutto i macronisti appaiono in difficoltà. 

Il nodo delle alleanze

Destra e sinistra ora devono affrontare lo stesso dilemma: cercare o no un accordo con le rispettive ali radicali, cioè il RN e Reconquête (il partito di Eric Zemmour e Sarah Knafo) all’estrema destra, e la France insoumise all’estrema sinistra? Mettersi d’accordo sarà utile e qualche volta indispensabile per conquistare i municipi domenica prossima, ma potrebbe rivelarsi imbarazzante per l’elezione che conta di più, la presidenziale del 2027, quando i partiti moderati avranno più difficoltà a invocare uno “sbarramento democratico” contro Le Pen/Bardella all’estrema destra e Jean-Luc Mélenchon all’estrema sinistra, se oggi vengono a patti con i loro esponenti. 



















































La France Insoumise

Dopo settimane di polemiche seguite all’omicidio a Lione del militante neofascista Quentin Deranque, a opera della Jeune Garde vicina alla France Insoumise, e dopo le accuse di antisemitismo per le battute di Jean-Luc Mélenchon sui cognomi ebraici (Epstein e Glucksmann), il partito di estrema sinistra va meglio delle previsioni. A differenza che nel 2020, le figure di punta come Mélenchon, Mathilde Panot e Manuel Bompard si sono impegnate in prima persona nei comizi e oltre un quarto dei deputati si sono candidati: 17 su 19 si sono qualificati al secondo turno. A Saint-Denis, seconda città più grande dell’Ile de France dopo Parigi, il candidato insoumis Bally Bagayoko è sindaco già primo turno; a Roubaix, nel Nord, il deputato David Guiraud è favorito per la vittoria finale così come François Piquemal a Tolosa. Le polemiche dei giorni scorsi, paradossalmente, potrebbero avere aiutato la France Insoumise, a detta dei suoi stessi protagonisti. «Mi aspettavo buoni risultati, ma non così buoni», ha detto ieri sera a France info il deputato Eric Coquerel. «Lo si percepiva durante i comizi: la gente ci diceva che era così stufa di questa campagna contro Lfi che avrebbe votato per noi». 

Il Rassemblement national

Il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella viene confermato nelle città che governa già: Il sindaco di Perpignan, Louis Aliot, ha preso il 51,4% dei voti già al primo turno e anche Steeve Briois è stato largamente rieletto nella roccaforte lepenista Hénin-Beaumont, così come David Rachline a Fréjus. Altro successo importante a Marsiglia, città a lungo considerata fuori portata, dove Franck Allisio ottiene il 34,3%, non lontano dal sindaco uscente socialista Benoît Payan (36,8%). Se gli elettori della gollista Martine Vassal (13%) dovessero alla fine sostenerlo al secondo turno, Allisio (origini piemontesi come Bardella) potrebbe diventare il nuovo sindaco di Marsiglia. E a Nizza l’alleato di Marine Le Pen, Eric Ciotti, sembra vicino alla vittoria contro il sindaco uscente centrista Chirstian Estrosi. Ma in altre città, per esempio Tolone, i risultati sono inferiori alle attese. 

Il caso di Parigi 

Il candidato della sinistra – tranne La France inoumise – Emmanuel Grégoire, socialista che rappresenta la continuità rispetto alla sindaca uscente Anne Hidalgo, è largamente in testa con il 38% dei voti, davanti alla gollista Rachida Dati (25%), fino a qualche settimana fa ministra della Cultura (e comunque riconfermata sindaca del VII arrondissement). Ma altri tre candidati hanno superato la soglia del 10 per cento qualificandosi per il secondo turno: la melenchonista Sophia Chikirou (11,7%), il macronista Pierre-Yves Bournazel (11.3%) e Sarah Knafo (10,4) del partito Reconquête di Eric Zemmour. Il gioco delle alleanze diventa fondamentale per conquistare la capitale, e peserà anche sulle manovre per l’obiettivo più importante, l’Eliseo nel 2027. Knafo invita la candidata di destra Rachida Dati ad accettare il suo aiuto, senza stringere un accordo di partito: “Insieme abbiamo la forza di sconfiggere la sinistra. A nome delle decine di migliaia di elettori che rappresento, le chiedo solennemente di accettare la nostra mano tesa”. Ma Rachida Dati ha già fatto un primo passo invece versi il centro, proponendo a Pierre-Yves Bournazel, suo ex consigliere quando era ministra della Giustizia, una lista di coalizione. «Il tempo stringe», ha scritto Dati su X. Bournazel potrebbe accettare, ma a condizione di escludere l’estrema destra di Knafo. La decisione più importante però era quella del candidato in testa, il socialista Emmanuel Grégoire: avrebbe fatto la telefonata sollecitata domenica sera, alla chiusura dei seggi, da Sophia Chikirou per ottenere l’appoggio suo e della France Insoumise? Grégoire ha risposto di no, nessun accordo con l’estrema sinistra, andrà avanti da solo. Lo stesso ha deciso a Marsiglia il sindaco uscente Benoit Payan, che ha rifiutato un accordo con il melenchonista Sébastien Delogu. Il ragionamento della sinistra moderata, in particolare del probabile candidato presidenziale Raphael Glucksmann, è che la rottura con l’estrema sinistra va fatta per ragioni politiche e morali, e anche per calcolo elettorale: per guadagnare qualcosa a sinistra si rischierebbe di perdere molto al centro. Domenica prossima una prima risposta, in vista della corsa all’Eliseo della primavera 2027.

16 marzo 2026