di
Alessandra Testa
Deniel Pavone, abruzzese di 29 anni, è uno dei lavoratori che non ha accettato il trasferimento a Roma comunicato poche settimane fa: «Non ci sono le garanzie di un progetto scientificamente valido e non ci è stata data la possibilità di organizzarci sul piano personale»
Deniel Pavone è un metereologo. Abruzzese, 29 anni, lavorava per ItaliaMeteo dal 2024 con contratto di somministrazione «valido fino a dicembre 2026». Poco prima della scadenza concessa dall’ente, ha deciso di non trasferirsi a Roma e di perdere di fatto il posto di lavoro. In attesa che gli spazi del Tecnopolo fossero pronti, «avremmo dovuto traslocare lì a gennaio 2027», operava nel centro operativo ospitato in via Aldo Moro 44. «La scelta di chiudere la sede di Bologna è stata una doccia fredda arrivata via Pec. Amavo il mio lavoro».
Perché ha deciso di non trasferirsi a Roma?
«Non ci sono le garanzie di un progetto scientificamente valido e non ci è stata data la possibilità di organizzarci sul piano personale».
Come è nata la sua passione per la meteorologia?
«Fin da piccolo fissavo pioggia e neve cadere per ore. Disegnavo grafici in cui raccoglievo i dati delle precipitazioni e nella mia stanza avevo una stazioncina meteo. Il mio mito, già dai tempi della scuola, era Paolo Sottocorona, lo storico metereologo de La7 scomparso lo scorso ottobre».
Questo a ItaliaMeteo era il suo primo lavoro?
«Sì, il mio primo lavoro vero. Ho frequentato la triennale in fisica del sistema terra a Padova, poi la specialistica sotto le Due Torri. Ho seguito il corso di previsione metereologica operativa offerto da Aisam, l’associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia, e grazie ad esso sono entrato in contatto con l’agenzia».
Quali progetti seguiva all’agenzia?
«Mi occupavo dello sviluppo di modelli di previsione climatici e metereologici di lungo periodo. Tramite un algoritmo, realizzavo i bollettini meteo del sito dell’agenzia e le mappe sulla piattaforma Meteo Hub, gestita col Cineca».
Lo stipendio?
«Quasi 2.000 euro al mese per 36 ore la settimana».
Ha preso casa in città?
«Qui a Bologna i prezzi degli affitti sono altissimi. Vivo in una doppia in un appartamento condiviso con altri ragazzi».
Che impatto avrà la chiusura dell’agenzia di Bologna?
«Sarà un danno per l’intera comunità scientifica del Paese. In questo momento storico di grandi mutamenti climatici ed eventi estremi stavamo svolgendo ricerche su come ottimizzare le previsioni a brevissimo termine, utilizzando l’intelligenza artificiale».
Cosa farà adesso?
«Qualcosa farò. Potrei rendere operativa un’app di previsioni meteo studiata con altri colleghi. Si chiama Meteo D. Lo slogan potrebbe essere: “Consulta il tuo meteo di fiducia”».
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16 marzo 2026
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