di
Chiara Maffioletti

L’attrice ha dedicato il premio come attrice protagonista a marito e figlia

Dopo aver commosso tutto il mondo interpretando una donna — Agnes Hathaway , moglie di William Shakespeare — che affronta la perdita di un figlio, Jessie Buckley, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice protagonista con Hamnet, sul palco più illuminato dello spettacolo ha voluto dedicare il premio proprio alle mamme e al loro lavoro silenzioso.

Lei che madre lo è diventata subito dopo aver finito di girare questo film e, non bastasse, per via di quello che aveva provato su quel set. «Era nato in me il desiderio profondo di diventare mamma», ha dichiarato a Vogue.
Un viaggio, anzi, una esplorazione della maternità, come l’ha definita l’attrice, culminata con il massimo riconoscimento dell’altra sera: «È un dono poter esplorare la maternità attraverso questa incredibile madre che Agnes è stata — ha detto Buckley nel suo discorso —. E poi diventarlo anche io e ricevere questo premio per l’incredibile ruolo che le madri svolgono nel mondo è qualcosa che non dimenticherò mai».
E siccome spesso il caso si diverte a rendere le cose un po’ più magiche, ieri nel Regno Unito era la festa della mamma, come ha ricordato lei stessa. «Vorrei quindi dedicare questo premio allo splendido caos che è il cuore di una madre», ha detto emozionata, coniando una definizione subito approvata da milioni di donne che l’hanno immediatamente condivisa sui social.



















































«Veniamo tutte da una discendenza di donne che continuano a dare la vita contro ogni previsione», ha proseguito Buckley, che ha avuto un pensiero anche per la figlia («probabilmente in questo momento starà sognando del latte») e per il marito, Freddie Sørensen, che l’ha sostenuta sempre («voglio avere altri 20mila bambini con te»). Infine, per i suoi genitori, che dalla campagna irlandese dove è nata 36 anni fa, l’hanno spinta a credere in sé stessa e nelle sue capacità: «Mamma, papà, grazie per averci insegnato a sognare e a non farci mai definire dalle aspettative degli altri, ma a prenderci cura delle cose seguendo la nostra passione».
Lei, ho ha fatto, concentrandosi su quel suo desiderio di interpretare storie, noncurante dello strano cortocircuito per cui, mentre scalava le vette del cinema mondiale, rimaneva quasi anonima per i più. Questo fino all’altra sera.

16 marzo 2026