Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson e I Peccatori di Ryan Coogler sono, con rispettivamente 6 e 4 statuette (e pure belle pesanti, in particolare quelle andate alla pellicola di PTA), sono i film che hanno sbancato i Premi Oscar 2026. Due lavori politici, in modo diverso eppure convergente, per due registi che hanno sperimentato, chi con la commistione di generi come Coogler, chi con guizzi di montaggio e caratterizzazione sublime dei personaggi, come PTA, pur parlando di temi universali e attualissimi come il razzismo, il fanatismo politico, l’arte (ma soprattutto, in Sinners, la musica) come fonte di speranza e luogo di libertà, e la possibilità concreta di fare la rivoluzione. Sono stati Oscar belli e giusti, ma da questa parte dell’Oceano c’era un po’ di rammarico per la quasi totale assenza di italiani alla premiazione dell’Academy.

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Valentina Merli con il cast di Two People Exchanging Saliva

Anzi, il primo momento di celebrazione per la il nostro Paese è stato, purtroppo, quello del ricordo di Claudia Cardinale, scomparsa lo scorso settembre a 87 anni. Poi, per fortuna, è arrivata un’altra donna a portare un pezzetto di Italia ai 98esimi Academy Awards: lei è bolognese e si chiama Valentina Merli e ha vinto, in veste di produttrice, l’Oscar per il Miglior cortometraggio di finzione per Two People Exchanging Saliva. Unica, ripetiamo, italiana tra i vincitori nella notte delle stelle, dopo diverse edizioni che ci hanno visti presenti in categorie importanti.

L’anno scorso, ricorderete, nonostante l’amara esclusione di Vermiglio dalla cinquina per il miglior film straniero, ci fu Isabella Rosselini, nominata a Miglior attrice non protagonista per Conclave. E ancora, nel 2024 Io capitano ha rappresentato l’Italia nella cinquina finale dei migliori film stranieri. Quest’anno, invece, Merli a parte, Italia non pervenuta. Ma chi è Valentina Merli e com’è arrivata a prendersi una statuetta alla cerimonia più blasonata dell’anno?

La biografia di Valentina Merli

Bolognese di 53 anni, ex studentessa di giurisprudenza, dal 1999 vive e lavora in Francia, a Parigi. Lì ha cominciato a lavorare nel cinema, prima nella vendita dei diritti, poi nella distribuzione e sei anni fa ha fondato con una collega argentina la sua società di produzione Misia Films. “Ho la cittadinanza francese – ha detto all’Ansa dopo la vittoria – un marito e due figli che vivono lì con me. Sono loro i primi che ho chiamato. Ma mi sento stra-italiana stra-bolognese! Sono travolta dall’affetto che mi sta arrivando. Mia mamma, mia sorella, mio padre, gli amici erano tutti davanti alla tv. Mi sono arrivati 259 messaggi. Sono davvero commossa. Ancora non ci credo: è un sogno! Questa statuetta è pesante, ma me la sento bene in mano, non la mollo più, nemmeno per un momento“.

Merli non avrebbe mai scommesso che il percorso di questo film in bianco e nero l’avrebbe portata in trionfo alla notte delle stelle. “Il film – ha spiegato a Il resto del Carlino – fa parte della serie ‘By Night’, un progetto delle Galeries Lafayette di Parigi. Durante il Covid i grandi magazzini erano chiusi e ci proposero di realizzare qualcosa al loro interno, in quel tempo sospeso. Da lì è nata l’idea di girare film di notte, a serrande abbassate. Ci hanno dato carta bianca nella scelta degli artisti e dei registi. Uno dei costumi in bianco e nero ha un significato preciso: è ispirato a un Qr code e nasce dal clima della rivoluzione ’Donna, vita, libertà’ in Iran. Nel film c’è anche l’America di Trump, le politiche sull’immigrazione, la violenza sistemica. È un cinema che sembra distopico, ma purtroppo non lo è”. Glielo hanno proposto a inizio 2023, lo hanno girato in autunno.

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Vicky Krieps, Luàna Bajrami, Alexandre Singh, Natalie Musteata, Valentina Merli e Violeta Kreimer sul red carpet degli Oscar 2026

“In agosto 2024 – ha detto all’Ansa – l’abbiamo presentato al festival Telluride e poi in giro per il mondo. E oggi siamo qui!”, ha spiegato all’agenzia di stampa, incredula e felice. È anche orgogliosa di essere l’unica italiana tra il gotha del cinema internazionale, ma, aggiunge, “mi dispiace che l’Italia sia assente. Eppure abbiamo una tradizione così solida e ammirata in tutto il mondo. Abbiamo registi, attori e tecnici fantastici. Penso che il cinema – come tutta la cultura – non sia abbastanza sostenuto in Italia. In Francia ti senti più ascoltato, accompagnato. Con il giusto supporto, il cinema crea un ritorno economico. Della cultura si mangia eccome”, considera prima di tornare a festeggiare con il resto della squadra (quasi tutta al femminile). Aggiunge solo: “Come vorrei lavorare di più con italiani!