di
Gaia Piccardi
«A Doha non avevo giocato al meglio, ma sapevo come tornare». Poi aggiunge: «Ora che ho un ritmo così alto, non voglio fermarmi: la testa è sulla Florida. È presto per parlare del Roland Garros»
«A Doha non avevo giocato il mio miglior tennis, però non ero preoccupato: sapevo come tornare». Aveva ragione, Jannik Sinner: a Indian Wells ha ricominciato a vincere quattro mesi dopo le Atp Finals 2025, diventando il più giovane a completare la collezione di titoli sul veloce (Australian Open, Us Open, Master di fine anno più i sei 1000 hard court). Ha 24 anni e 211 giorni. E le idee chiarissime.
È arrivato in California in anticipo: il primo allenamento sul centrale risale al 27 febbraio. Lo scopo, reduce dall’imbarcata di caldo di Melbourne (out in semifinale con Djokovic) e dalla delusione in Qatar (eliminato nei quarti da Mensik), era abituarsi al clima del deserto: «Qui può essere bollente ma non umido: c’è una bella differenza».
L’inglese Norrie ha raccontato di un allenamento con Jannik lungo tre ore e mezza: dilatare le sessioni e piazzarle nelle ore di solleone è servito. Sistemato il tennis, ha pensato all’umore: lo swing americano, Indian Wells più Miami che scatta domani (ma il n.2 ha un bye, non andrà in campo prima di venerdì o sabato), dura cinque settimane. Tanto. Sinner non ama le trasferte troppo lunghe: per sentirsi un po’ a casa, ha invitato due amici di Sesto con le fidanzate. «Mi hanno aiutato a non pensare sempre e solo al tennis: siamo andati a giocare a golf e la sera un po’ a Playstation, è stato bello» ha raccontato.
In corpore tornato sano, insomma, contro presente (Zverev, Medvedev) e futuro (Fonseca, Tien), ha funzionato una mens sana e fresca. E il russo, che in finale è stato avanti 4-0 nel tie break del secondo set, ha fallito nell’impresa fin qui riuscita solo a Djokovic (assente a Miami per infortunio): battere Alcaraz e Sinner nello stesso torneo. Correvano — veloci — le Finals 2023.
La crisi non c’è mai stata («Può capitare di perdere, è normale non essere sempre al massimo della forma»), il tabù di Indian Wells (semifinali nel 2023 e 2024) è rotto. Era importante sovrascrivere una memoria positiva al luogo del contagio del clostebol, (mal) maneggiato due anni fa in una villa del padrone del vapore Larry Ellison dove il team non è più tornato.
Jannik si regala due giorni off, riapparirà a metà settimana a Miami. Affacciato sull’Atlantico, nella piovosa primavera della Florida troverà il caldo umido che non ama e campi più veloci, posati all’interno dell’Hard Rock Stadium dei Dolphins dell’Nfl. Miami è il Master 1000 in cui ha vinto più match in carriera (19), dal 2021 ha raggiunto tre finali, vincendo nel 2024. Ma anche centrare il Sunshine Double al n.2 non basterebbe per scalzare Alcaraz e riprendersi la vetta.
I punti di distacco sono 2150. Jannik proverà a rosicchiare altro terreno in Florida; il sorpasso sarà argomento da terra battuta, da Montecarlo (a forte rischio se l’azzurro arrivasse in fondo a Miami) in poi. L’obiettivo della prima metà della stagione rimane il Roland Garros: «È troppo presto per parlarne, ci sono molti tornei importanti da qui a Parigi — ha detto la sera del trionfo a Indian Wells —. La testa è su Miami: ora che sento di avere un ritmo così alto, non lo perderò». La politica dei piccoli passi, con la voglia di riscrivere altra storia.
17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 07:25)
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