Il vicepremier: non vogliamo infilarci in una guerra. E auspica il potenziamento dell’impegno dell’Unione nel Mar Rosso. «Ma devono partecipare tutti gli Stati, non soltanto noi»
Iran e Ucraina, l’Italia fa quadrato con l’Unione europea. Roma questa volta non può seguire gli Stati Uniti di Donald Trump. E forse nutre anche qualche dubbio sull’entusiasmo del segretario generale della Nato Mark Rutte nei confronti di «Daddy».
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato in modo chiaro a Bruxelles la posizione di Roma: «La decisione è che le missioni Atlanta e Aspides rimangono con il mandato che hanno. L’auspicio è che si possa rinforzare la presenza di navi militari nel Mar Rosso per aumentare il numero delle fregate che sono già impegnate per garantire la sicurezza del trasporto marittimo attraverso Suez e il Mar Rosso. Senza però cambiare il mandato, quindi senza andare a Hormuz per svolgere operazioni di accompagnamento di petroliere che devono attraversare lo Stretto».
Insomma, «la missione rimane quella che è» con buona pace di Trump che ha detto che «è giusto che coloro che beneficiano dello Stretto di Hormuz contribuiscano a garantire che non accada nulla di male». Ma come ha ribadito poi Tajani al Corriere, «non possiamo infilarci nella guerra».
Il ministro lo ha chiarito anche al segretario della Nato Mark Rutte, che ha incontrato al mattino nel quartier generale dell’Alleanza Atlantica. Tajani ha fatto inoltre capire all’ex premier olandese che l’aumento della spesa italiana per la difesa non potrà andare solo in armi, benché vi sia «la voglia dell’Italia di essere protagonista all’interno della Nato». Roma condivide la necessità di rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza, su cui Tajani ha insistito con Rutte insieme alla necessità di potenziare le iniziative diplomatiche ed evitare un’escalation in Medio Oriente. Per Tajani è «essenziale lavorare per consolidare il Fianco Sud dell’Alleanza e la cooperazione in materia di sicurezza con i Paesi del Golfo».
Dunque ben venga per l’Italia il potenziamento di Aspides, ma per il ministro «devono partecipare tutti i ventisette Paesi Ue, non solo noi». E per ora la missione dell’Ue è dotata solo di una nave italiana, una greca e una francese. Un po’ poco data la situazione di guerra. Per il ministro Tajani la sicurezza nello Stretto di Hormuz si deve garantire «attraverso un rafforzamento del dialogo. Bisogna fare tutto ciò che è possibile perché si possa parlare tra americani e iraniani per trovare un accordo che garantisca la libertà di navigazione». Il ministro ha sottolineato che «la chiusura sostanziale di Hormuz provoca danni non soltanto ai Paesi industriali, ma provoca danni anche ai Paesi più poveri perché il blocco dei fertilizzanti rischia di provocare una crisi alimentare nei prossimi mesi, soprattutto nei Paesi più poveri». In questo scenario «l’India può svolgere un ruolo importante. È un Paese di grande importanza e credo che possa dire una buona parola». Ieri i ministri degli Esteri dei Ventisette hanno incontrato il loro omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar.
Quanto all’Ucraina il ministro Tajani ha ribadito al segretario generale della Nato Rutte «l’impegno dell’Italia a sostenere l’Ucraina in questo momento e la condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa», con tutte le conseguenze che questo comporta a partire dal mantenimento delle sanzioni su Mosca «per convincerla a venire a più miti consigli», per cui «adesso c’è una situazione che ci impedisce di avere un atteggiamento remissivo nei confronti dell’azione russa». Il ministro non condivide l’ipotesi sollevata dal premier belga Bart De Wever di tornare ad acquistare idrocarburi russi o di negoziare un accordo con Mosca per la fine della guerra: «Non siamo per cambiare posizione sull’acquisto di petrolio russo», ha detto Tajani, ricordando però che «noi non siamo in guerra con la Russia, non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche, c’è un’ambasciata d’Italia a Mosca, ci sono 340 imprese italiane che, nel rispetto delle sanzioni, operano lì». Ma «una volta raggiunta la pace si potrà ricominciare a fare quello che si faceva un tempo», ha aggiunto: «Una volta arrivata la pace comincerà una nuova stagione» e «finita la guerra bisognerà parlare con la Russia che è un grande Paese». L’Ue ha però deciso con una legge (non solo con le sanzioni) l’addio definitivo agli idrocarburi russi entro la fine del 2027 a prescindere dalla guerra.
17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 12:06)
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