di
Sara Gandolfi

Le nuove minacce. «Credo che avrò l’onore di prendere Cuba», ha detto il presidente americano lunedì sera ai giornalisti.

Donald Trump è tornato a minacciare l’intervento a Cuba, nello stesso giorno in cui l’isola caraibica ha sofferto l’ennesimo blackout totale, il terzo in quattro mesi, e anche un terremoto di magnitudo 5,8 al largo delle sue coste. «Credo che avrò l’onore di prendere Cuba», ha detto il presidente americano lunedì sera ai giornalisti. 

«Prendere Cuba. Voglio dire, che la liberi o la prenda, penso di poterci fare tutto quello che voglio. È una nazione molto indebolita in questo momento». Soltanto il giorno prima, il tycoon aveva affermato che «molto presto o stringeremo un accordo, o faremo tutto ciò che dobbiamo fare», lasciando quindi sempre aperta l’ipotesi di un’azione militare.



















































Secondo indiscrezioni del New York Times, Trump sarebbe in realtà disponibile ad un accordo con il regime comunista, lasciando quindi intatta la struttura di potere, così come ha fatto a Caracas con il governo oggi guidato da Delcy Rodriguez, ex numero due del dittatore Nicolas Maduro, ma pretende la testa del presidente Miguel Diaz-Canel. 

Lunedì dall’Avana è arrivata la prima storica concessione del governo comunista agli Stati Uniti. Il ministro del Commercio Oscar Pérez-Oliva Fraga, pronipote di Fidel e Raúl Castro, ha annunciato che gli esuli di Miami e gli altri cubani all’estero, finora bollati come «vermi» e «traditori», potranno investire ed essere proprietari di aziende private a Cuba. 

«Cuba è aperta a instaurare un rapporto commerciale fluido con le aziende statunitensi e con i cubani residenti negli Stati Uniti», ha detto il ministro. «Questo va oltre la sfera commerciale. Si applica anche agli investimenti di grande entità, in particolare nelle infrastrutture». 

Le infrastrutture cubane sono vetuste e vicine alla paralisi. Lo dimostra l’ennesimo black out totale che ha colpito lunedì per diverse ore l’intera isola. Un’interruzione totale dell’energia elettrica che il governo dell’Avana imputa all’embargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti. 

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Da gennaio, dopo la cattura di Maduro a Caracas, Washington ha impedito l’accesso di Cuba al petrolio straniero, bloccando le spedizioni dal Venezuela e minacciando dazi doganali contro i Paesi che avessero continuato a rifornire l’isola, come avrebbe voluto fare inizialmente il Messico. 

Sono seguiti frequenti blackout e gli ospedali cubani hanno dovuto posticipare gran parte delle operazioni. La mancanza di elettricità, benzina e cibo ha suscitato proteste spontanee in diverse parti di Cuba, con cacerolazos notturni (padelle sbattute sugli usci di casa) e anche l’incendio di una sede del Partito Comunista nella città di Moron, venerdì scorso.

Le voci che arrivano da Cuba confermano una situazione disperata. I blackout sono continui e prolungati, fino a 48 ore consecutive, le strade sono deserte per la mancanza di benzina e ormai è difficile procurarsi anche i beni alimentari essenziali. 

Per fortuna, non risultano vittime né danni per il terremoto di magnitudo 5.8 registrato nella notte fra lunedì e martedì al largo della costa sud-est di Cuba anche se le scosse sono state avvertite chiaramente in molti punti dell’isola.

Diverse organizzazioni di esuli hanno annunciato un incontro a Miami il 21 marzo per rivendicare il diritto dei cubani nella diaspora di tornare sull’isola, ma hanno anche chiesto a Trump l’autorizzazione per far arrivare una nave civile da Miami con aiuti umanitari. 

L’incontro si terrà lo stesso giorno in cui è previsto l’arrivo a Cuba del convoglio internazionale Nuestra América: la flottiglia, che riunisce diverse organizzazioni socialiste, prevede di consegnare oltre 20 tonnellate di cibo, medicinali e attrezzature per l’energia solare. 

Dall’Italia si unirà al convoglio  una delegazione di Sinistra Italiana, con Ilaria Salis e Mimmo Lucano, che partirà questo martedì nel primo pomeriggio da Roma Fiumicino con un volo della compagnia Neos: «La missione ha lo scopo di portare medicinali e aiuti umanitari al popolo cubano, duramente colpito dalle gravi conseguenze dell’embargo imposto dagli Stati Uniti. Salis partirà per Cuba il 17 marzo e farà rientro in Italia il 21 marzo, in tempo per partecipare al voto referendario nel suo Paese», si legge in una nota della delegazione di Sinistra Italiana ell’Eurocamera. 

«Andiamo a Cuba non solo per portare aiuti umanitari, ma anche e soprattutto per esprimere la nostra vicinanza e solidarietà al popolo cubano. Come l’esperienza della flotilla per Gaza ci ha insegnato, iniziative di questo tipo possono contribuire a richiamare la massima attenzione mediatica su una situazione di profonda ingiustizia e a mettere i nostri governi di fronte alle proprie responsabilità», ha commentato Ilaria Salis alla vigilia della partenza.

17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 11:47)