Tutte vivono in Tennessee, due di loro sono minorenni. L’uomo che ha creato e diffuso le immagini pornografiche è stato arrestato. La causa legale contro xAI di Elon Musk di aggiunge alle indagini di California, Ue e Gran Bretagna
Tutto inizia con un messaggio privato ricevuto su Instagram ricevuto da una ragazza del Tennessee. Chi l’ha inviato, un utente anonimo, voleva avvisarla che qualcuno stava diffondendo sulla piattaforma Discord delle foto sessualmente esplicite dove la protagonista era lei. O meglio, era ispirata a lei. Le immagini erano state generate con l’intelligenza artificiale generativa creata da Elon Musk, Grok, a partire da una serie di ritratti reali scattati a scuola. Uno durante l’Homecoming, la festa di inizio anno scolastico che si celebra tradizionalmente negli Stati Uniti. Una era quella dell’album di classe. La ragazza, che viene chiamata in modo fittizio Jane Doe 1 per proteggerne l’identità, riceve un link dove compaiono immagini pornografiche di lei e di altre 18 sue coetanee, molte delle quali sue compagne di scuola. Parte la denuncia, la polizia indaga. Un uomo viene arrestato a dicembre. É lui che le ha create. Ma non basta. Perché ora quelle foto continuano a girare online, su Discord, su Telegram. Si cerca un nuovo responsabile: chi quelle immagini le ha generate. O meglio chi ha creato uno strumento che dà la possibilità a chiunque di trasformare il ritratto di una minorenne in un’immagine pornografica.
Quando la madre di Jane Dow 1 è andata a denunciare alla polizia il caso, le viene citata una società di cui non aveva mai sentito parlare: xAI. È la startup di Elon Musk che ha sviluppato Grok e che ora è – per l’ennesima volta – al centro di una causa legale. La denuncia parte proprio da loro: da tre delle ragazze che si sono ritrovate vittime inconsapevoli di un giro di immagini sessualmente esplicite online. Due di loro sono ancora minorenni. Nonostante tutte vivano nel Tennessee, hanno deciso di rivolgersi al Tribunale nel distretto settentrionale della California. Perché è lì che si trova la sede di xAI. La madre di Jane Doe 1 racconta al Washington Post che la figlia è «devastata» dall’accaduto. Una studentessa-atleta molto socievole ed estroversa che ora si è spenta: «Questo episodio l’ha decisamente fatta chiudere in se stessa, cosa che non avevamo mai visto prima». Il primo obiettivo è ottenere un risarcimento per i danni di immagine, ma soprattutto per i danni psicologici, subiti. Il secondo è fare in modo che, una volta per tutte, Grok smetta di generare immagini pornografiche di utenti – maggiorenni o minorenni che siano – completamente ignare.
La bufera su Grok si è abbattuta lo scorso gennaio, quando da tutto il mondo sono iniziate a piovere critiche e polemiche riguardo alla funzione che permetteva di sfruttare il chatbot integrato a X per generare immagini sessualmente esplicite partendo da qualunque foto. L’azienda ha prima dichiarato che la funzione, prevista nella modalità «Spicy», veniva limitata agli abbonati – mantenendo la sua promessa di lasciare l’AI «libera dal politicamente corretto» – e poi ha corretto il tiro. O meglio, ha finto di correggerlo. Nonostante le promesse di Elon Musk di bloccarla, un’inchiesta di Reuters ha dimostrato come i nudi e le immagini pornografiche continuassero a essere generate. Secondo un’indagine della no profit Center for Countering Digital Hate, Grok avrebbe creato oltre tre milioni di immagini sessualmente esplicite in meno di due settimane. Di queste, 23mila ritraevano bambini. La Gran Bretagna, La Commissione europea e la stessa California hanno già fatto partire indagini dedicate.
A queste si aggiunge ora una causa che vede per la prima volta tre adolescenti tra i querelanti. «xAI — e il suo fondatore Elon Musk — hanno intravisto un’opportunità di business», si legge nella denuncia. «Sapevano che Grok avrebbe potuto produrre tali risultati, anche utilizzando immagini e video di minori, e lo hanno comunque reso pubblico». Nessuna risposta o commento è arrivato per ora da xAI.
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17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 13:44)
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