di
Federico Fubini
Si tratta di una decisione mai annunciata, semplicemente applicata all’improvviso a causa di non meglio precisate «ragioni di sicurezza»
Scende il buio digitale su Mosca e rimane visibile solo un unico fattore: lo stato psicologico di insicurezza crescente nel quale deve vivere Vladimir Putin. Da una settimana il dittatore russo ha fatto sospendere completamente la copertura di Internet mobile su tutta la capitale, una megalopoli moderna di oltre 13 milioni di abitanti. Si tratta di una decisione mai annunciata, semplicemente applicata all’improvviso a causa di non meglio precisate «ragioni di sicurezza» e per una durata di cui non si sa niente.
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La stretta a Internet, ormai parossistica, si aggiunge agli altri giri di vite degli ultimi mesi. Dall’estate scorsa il Cremlino aveva progressivamente ostacolato e poi messo di fatto fuori uso i collegamenti ad applicazioni di messaggistica ritenute poco controllabili come WhatsApp, Telegram o a piattaforme social come YouTube. Il blocco di Telegram ha persino causato problemi ai soldati russi sul fronte ucraino, dove usavano proprio la piattaforma fondata dall’oggi esule Pavel Duron per comunicare.
Al posto del vecchio Internet controllato ma pur sempre praticabile, il potere politico ha spinto sempre di più la diffusione di una rete di messaggistica e comunicazione social in mano a uomini estremamente vicini a Putin. La piattaforma, lanciata un anno fa, si chiama Max ed è controllata dal gruppo digitale di Stato VKontakte. I gestori di di Max sono il banchiere personale di Putin Stepan Kovalchuk, Vladimir Kyriyenko (figlio del vicecapo dell’amministrazione presidenziale del Cremlino) e Mikhail Shelomov (figlio di un cugino del leader).
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Ma il blackout digitale di Mosca, il cuore dell’economia russa, adesso muove un passo nell’ignoto. L’accesso a qualunque sito o ai navigatori mobili ha smesso di funzionare. Fuori dalle zone coperte da Wi-Fi, nella capitale è diventato impossibile effettuare un pagamento nei negozi attraverso un normale Pos (Point of Sale) con carta o applicazione; impossibile chiamare un taxi o un servizio di trasporto o consegna tramite una app sul telefono; impossibile accedere a qualunque sito o ai sistemi di messaggistica. È un salto all’indietro di trent’anni, quando Putin e gli ex agenti del Kgb che lui ha portato al potere erano ancora uomini relativamente giovani. Le perdite di prodotto lordo per Mosca sono difficili da calcolare, ma senz’altro superano già i cento milioni di euro. Il giro d’affari di una serie di attività che dipendevano dalla connettività mobile è collassato, senza spiegazioni se non un invito alla cittadinanza a sopportare il disagio in cambio di una maggiore (e imprecisata) «sicurezza».
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Molto probabilmente quest’ultimo giro di vite totalitario è frutto della convergenza di vari fattori, che mescolano le paure profonde di Putin all’abitudine alla manipolazione politica e alle spartizioni con una cerchia ristretta di oligarchi amici. In primo luogo, il dittatore sembra essere rimasto traumatizzato dal modo in cui israeliani e americani hanno fatto un uso della rete mobile locale di Teheran per uccidere leader come la Guida suprema Ali Khamenei o il segretario del Consiglio di sicurezza Ali Larijani, dopo averne tracciato i movimenti. Poiché Putin teme ossessivamente per la sua vita, pur vivendo fra mille precauzioni, ha deciso di rendere difficile la vita ai nemici a costo di paralizzare l’intera economia della capitale. Inoltre, il 19-20 settembre in Russia si terranno le prossime elezioni federali per la Duma. Naturalmente non saranno regolari, ma la macchina della manipolazione si è già messa in moto. Tra le novità in preparazione, c’è un Internet sotto strettissimo controllo: sarà permesso l’accesso solo a una «lista bianca» di siti web consultabili e saranno proibiti tutti quelli che non sono espressamente autorizzati.
Infine, gli affari. Kovalchuk, l’imprenditore dietro la app di messaggistica Max, è l’oligarca più vicino a Putin. Sopprimere qualunque altra piattaforma privata serve anche per soddisfare la voracità dei pochi uomini che costituiscono la vera guardia pretoriana del presidente. Poco importa se di tutte queste ossessioni di un gruppo di anziani ex agenti del Kgb pagano il prezzo tutti gli abitanti di Mosca, della Russia in genere. E soprattutto dell’Ucraina.
17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 19:28)
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