Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email

L’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente sta innescando un pericoloso effetto domino sulle scorte di armamenti destinate all’Ucraina: secondo quanto riportato da RBC-Ucraina, l’escalation intorno all’Iran ha infatti «aumentato drasticamente il carico sui sistemi Patriot americani», costretti a intercettare una pioggia di oltre mille missili e tremila droni in soli sedici giorni. Per sostenere questo ritmo difensivo, gli Stati Uniti e i loro alleati avrebbero già impiegato più di mille missili intercettori PAC-3, una cifra che supera la produzione annuale di Lockheed Martin – il colosso della difesa americano che li produce – ferma a circa 620 unità: il dato risulta drammatico per Kiev se si considera che, secondo le statistiche citate dal quotidiano, in quattro anni di guerra «l’Ucraina ha ricevuto dall’Occidente circa 600 di questi missili» e che la priorità data ora alla difesa delle forze statunitensi potrebbe causare «una grave carenza di intercettori per i sistemi Patriot nei prossimi tre mesi».


APPROFONDIMENTI

Sul fronte opposto la situazione non appare meno critica sotto il profilo della sicurezza interna, poiché il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha ammesso apertamente che la dinamica di sviluppo dei mezzi d’attacco nemici è ormai tale che «nessuna regione della Russia può sentirsi al sicuro»: l’ex Ministro della Difesa ha sottolineato come zone un tempo ritenute inattaccabili, come il cuore industriale degli Urali, si trovino oggi «in una zona di minaccia diretta». Sempre secondo Shoigu, nel 2025 il numero di attacchi aerei di Kiev contro le infrastrutture in Russia «è aumentato di quasi quattro volte», portando con sé un incremento del 40% degli attentati terroristici sul territorio nazionale, per un totale di «1.830 atti commessi»: il Segretario ha avvertito con fermezza che «la sottovalutazione del livello delle minacce e il ritardo nell’eliminare le vulnerabilità potrebbero avere conseguenze tragiche».

Mentre il Ministero della Difesa russo rivendica, nell’ultimo briefing, di aver colpito «obiettivi delle infrastrutture energetiche e di trasporto ucraine» e di aver eliminato «1.240 militanti nella zona di responsabilità di tutti i gruppi di truppe», Mosca deve fare i conti con una minaccia che si fa sempre più concreta. La combinazione tra la pressione militare ucraina e la scarsità globale di sistemi di difesa aerea sta ridisegnando i confini del rischio: con la produzione di un singolo missile Patriot che richiede «circa 25 mesi», la velocità del conflitto sta superando quella delle fabbriche, lasciando entrambi i contendenti esposti a una vulnerabilità senza precedenti.


© RIPRODUZIONE RISERVATA