Stefano Belisari, frontman di Elio e le storie tese e storico appassionato di baseball: “Questa Italia mi ha fatto saltare sulla sedia, ridere e commuovere. Non sono solo vittorie, è il modo in cui giocano. Io ho iniziato con Faso al Vigentino coi manici di scopa e i guanti da sci, poi…”


Mario Salvini

Giornalista

18 marzo 2026 (modifica alle 13:59) – MILANO

Questo è un raro caso di intervistato che ha fornito personalmente il proprio numero all’intervistatore. Attraverso un messaggio di proteste. Era il 10 marzo 2023, Elio non era molto soddisfatto dello spazio che la Gazzetta aveva riservato alla vittoria dell’Italia su Cuba del giorno prima al World Classic. “All’improvviso è cambiato tutto”, ride ora. “Non so se e quanto dipenda dalla macchinetta del caffè, che in America mi sembra abbia avuto molto successo, ma va bene tutto. Sto leggendo un sacco di commenti di gente che dice di aver scoperto il nostro gioco, quindi già così è un trionfo. E’ quello che speravo”.

Esaltanti le vittorie degli Azzurri… 

“Altroché. È vero che questi ragazzi non sono nati in Italia, ma mi è piaciuto molto il loro atteggiamento, l’affetto per le loro origini di cui parlano tutti con grande trasporto”.

HOUSTON, TEXAS - MARCH 14: Team Italy poses for a team photo after a 8-6 victory at Daikin Park on March 14, 2026 in Houston, Texas.   Kenneth Richmond/Getty Images/AFP (Photo by Kenneth Richmond / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Raccontano storie che poi sono quelle di tante famiglie italiane, quasi tutte… 

“Esattamente. Di gente che è partita controvoglia. Anch’io ho parenti, i fratelli di mio nonno, che sono andati negli Stati Uniti, dalle parti di Philadelphia. Uomini e donne che si buttavano nell’incognito, era come andare sulla luna. Era sparire per tentare la sorte. Fare una cosa del genere significava essere disperati. Innanzi tutto questi ragazzi vanno rispettati per quelle storie che rappresentano”. 

Ha visto le partite in diretta? 

“Non tutte. Quella con Portorico sì, perché era in un orario migliore. Poi Italia-Messico fino al 5° inning, quando eravamo avanti e mi sono sentito di andare a letto tranquillo”. 

Singer Elio, from the band 'Elio e le Storie Tese', arrives for the premiere of 'The Sisters Brothers' during the 75th annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 02 September 2018. The movie is presented in the official competition 'Venezia 75' at the festival running from 29 August to 08 September 2018. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Elio

Cantante

Elio è un appassionato di baseball. È vicepresidente di Ares Milano, squadra fondata nel 1988 con  Faso (presidente) e un gruppo di amici 

L’emozione più grande contro gli Stati Uniti… 

“Sì’, al mattino su Instagram sono stato inondato di video: non mi sembrava vero. E la cosa comica è che l’ultimo out, decisivo, è arrivato su Aaron Judge uno che guadagna tre o quattrocento milioni (360, ndr). E mi ha fatto impazzire anche solo l’idea che dopo la sconfitta la loro qualificazione dipendesse da noi, da una nostra vittoria col Messico. Mi sono divertito a guardare i social con tutti quei post, in America, con gli azzurri paragonati al Padrino, ai Sopranos…”. 

Ha accennato all’atteggiamento dell’Italia… 

“Che è bellissimo. Si vede che si sono trovati bene insieme, anche se hanno avuto pochi giorni per conoscersi. Tutti hanno ripetuto di voler contribuire al buon nome dell’Italia e alla causa del nostro baseball”. 

Chi sono i suoi preferiti? 

“Ovviamente Pasquantino. E poi Fischer che ha fatto vedere i suoi tatuaggi coi volti di Frank Sinatra e Bruce Springsteen, italoamericani del New Jersey come lui. E ovviamente Alessandro Maestri…”. 

Il nostro pitching coach con cui lei ha scritto un libro, “Mi chiamavano Maesutori”, vi sarete sentiti… 

“Sì certo. Gli mandavo i complimenti. È bello che ci sia anche una componente italiana, nello staff e nella squadra”.

La gente le sta chiedendo di questo Classic? 

“Sì, di continuo. Praticamente tutti sanno della mia passione per il baseball. È l’occasione per spiegare un po’ di cose. Sta incuriosendo tantissimi, c’è chi vuol sapere di questa nazionale, com’è che siamo così forti. E chi chiede delle regole, di come funziona”. 

Cosa le è piaciuto di quest’Italia? 

“L’incoscienza. Mi sembrava un po’ i Boston Red Sox del 2004 che si erano definiti “The Idiots”, gli idioti. Hanno la stessa sfrontatezza, senza timori riverenziali per nazionali più blasonate. La leggerezza li ha senz’altro aiutati. Poi andando avanti, un po’ la responsabilità l’hanno sentita. Già con Portorico qualche lanciatore era stato un po’ tremolante. E poi è bellissima l’aggressività sulle basi. La rubata di Pasquantino contro Portorico è stata il manifesto di una squadra che osa. Poi ci sono stati episodi pazzeschi”.

“Il tifoso di Portorico che ha preso al volo il doppio di Fischer. Mi è stato molto sulle scatole: poteva essere un triplo. Poi per fortuna anche D’Orazio subito dopo ha battuto un doppio. E poi quella finta di Antonacci, quando ha simulato di prendere una palla che non c’era per far correre in terza il messicano: un’azione strepitosa. Inventare una cosa del genere, in un attimo, è geniale.”. 

HOUSTON, TEXAS - MARCH 08: Andrew Fischer #11 of the Italy hits a home run in the third inning against Great Britain during the 2026 World Baseball Classic Pool B game between Great Britain and Italy at Daikin Park on March 08, 2026 in Houston, Texas.   Kenneth Richmond/Getty Images/AFP (Photo by Kenneth Richmond / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Fa parte della mentalità di cui si diceva… 

“Esattamente. È chiaro che Cervelli ha saputo infonderla, che sia merito suoi. Sono molto carichi. Esaltante”. 

Le capita spesso di esaltarsi per imprese sportive? Per quali? 

“Sì, sì spesso. Per la vittoria dell’Italia del rugby sull’Inghilterra mi sono molto emozionato. È stato bello vedere che l’impegno ha finalmente pagato. Trovo poi bellissima la mentalità di tanti sport che non sono il calcio. Gli inglesi che si complimentano coi rugbisti italiani che li hanno appena battuti. Tutto il mondo del baseball sta elogiando gli azzurri, compresi i tifosi americani, messicani e portoricani. E in generale mi esaltano le vittorie improbabili. Come quelle di questa nazionale di baseball. Che praticamente non ha nemmeno un nome importante”.

HOUSTON, TEXAS - MARCH 14: Dan Altavilla #53 of Team Italy delivers a pitch against Team Puerto Rico in the seventh inning at Daikin Park on March 14, 2026 in Houston, Texas.   Kenneth Richmond/Getty Images/AFP (Photo by Kenneth Richmond / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

“Pasquantino e Nola sono conosciuti, ma niente di più. Nessuno di loro è un top, la squadra è molto più dei singoli. Anche per questo bisogna dare molti meriti a Cervelli”. 

Che peraltro è alla prima esperienza in assoluto… 

“Sì, ma giocava catcher. Il catcher è l’allenatore in campo”. 

“Sì, anche se non più con l’attenzione di qualche anno fa, ho meno tempo. Mi sono particolarmente simpatici i Boston Red Sox e i Toronto Blue Jays, ma blandamente. Negli anni 90 in diverse World Series ho tifato per quegli Yankees straordinari”. 

Si sarebbe detto Atlanta Braves, visti i vostri trascorsi…

“Ma quelli sono venuti dopo. I Braves invitarono me e il Faso allo Spring Training, il ritiro precampionato, in Florida. Ci siamo allenati con loro per qualche giorno. È stato divertentissimo. E ovviamente istruttivo. Non solo da un punto di vista tecnico. È stato illuminante vedere la semplicità di certi supercampioni”. 

Come s’è innamorato del baseball? 

“È stato il Faso. Il Faso detesta il calcio. E voleva che tutti facessimo un gioco da fare tutti insieme, amici e amiche. Avevamo 17-18 anni. Quando abbiamo scelto il baseball io ho fatto un po’ da guida, perché da bambino coi miei amici, al Vigentino, ci eravamo entusiasmati per l’Europhon, avevamo tutti il guantone, giocavamo in cortile. Quindi sapevo un po’ le regole. Partiti così, coi manici delle scope, i guanti da sci, le palline da tennis, ci siamo intrippati e messi di impegno. Poi è venuto con noi Tullio Turci, un ex campione dell’Europhon che ci ha fatto da allenatore. E con lui siamo arrivati fino alla seconda serie”. 

Siamo partiti con i manici di scopa, siamo arrivati fino alla seconda serie

Elio 

“Sono sempre stato affascinato dalle cose strane e controcorrente. In questo senso il baseball è perfetto. Trovo che il baseball stia allo sport come Elio e Storie Tese stanno alla musica. Richiede classe e leggerezza. Il baseball è fatto per persone intelligenti, perché ci vuole una mentalità strategica. Intelligenti e simpatiche”. 

“Fateci caso: è difficilissimo trovare degli stronzi nel baseball. Anche tra i professionisti in America. La percentuale di stronzi che ho trovato nel baseball è molto inferiore a quella che purtroppo ho constatato nella vita. Il baseball attira i simpatici. Con qualche eccezione, poche. Nelle mie esperienze ci sono tante grigliate con gli avversari, dopo le partite. Non credo che possa dire una cosa del genere chi gioca al calcio”.